bao

Come si scrive Auschwitz

di Simone Consorti

I ciechi conoscono i cieli
e spesso hanno un loro concetto
degli arcobaleni
Più di tutto sono esperti di spazi immensi
e di giorno vanno di notte nei deserti

Ci vuole immaginazione
per credere nelle rose
ci vuole un bel po’ d’esperienza
per setacciare la realtà dall’apparenza

A volte un cieco giovane
si scopre un cieco vecchio
ma ho visto ciechi che hanno visto ciechi
che hanno visto ciechi
che hanno visto se stessi allo specchio

***

Alla frontiera

La guardia di frontiera
ha detto che non sono io
e che neppure mi assomiglio
tanto meno mi potrei spacciare
per mio padre o per mio figlio
Mi intima di restare fermo
e per convincermi
mi mostra uno schermo
che qui chiamano specchio
Gli altri passano e mi guardano
facendo di no con la testa
Devo essere una brutta persona
se sono l’unico che resta
Mi studio di nuovo sul mio documento
ma la guardia mi spiega che è vecchio
e lo straccia
fissandomi con la mia faccia

***

Stamattina ho pedinato una formica
Prima girava senza meta
poi si è vista con un’amica
Bisbigliavano talmente basso
che ho dovuto avvicinarmi
di qualche passo
e pure in quelle condizioni
non ho capito se parlassero di yoga
o di rivoluzioni
sta di fatto che a un certo punto
erano cento
Blateravano di sviluppare ali
e diventare api
E poi ordigni atomici
e trasformarsi in uomini
Una sosteneva che voleva
creare un Dio
nero e piccolissimo
capace di far funzionare le cose
anche fuori dal Paradiso
Quando si sono separate
ho ripreso a seguire la mia formica
Ma forse era l’amica
***

Come si scrive “Auschwitz”
Dopo il film su Anna Frank i ragazzi
mi chiedono come si scrive “Auschwitz”
un’unica domanda
asettica e ortografica
che non mi crea imbarazzi
Non mi domandano quante persone
stipavano in ogni vagone
se l’odio nasce dalla testa o dal cuore
o perché ti scambiavano il nome
con un numero di targa
come se fossi un fuoristrada

In ogni caso ad Auschwitz ci sono stato
All’entrata c’era un chiosco
dove vendevano wurstel
e la mia domanda
quella che a me sorgeva spontanea
era come si fa
ad addentare carne
in un posto così
Intanto dentro
la gente scattava foto a mitraglia
alcuni addirittura in posa
e uno perfino abbozzando un sorriso

Guardo i ragazzi
che hanno visto il film
e che nonostante le immagini
di cenere e sangue
non hanno proprio altre domande
A come Ancona gli dico
U come Udine
S come Savona
C come Como
H come hotel
W come Washington
I come Imola
T come Torino
Z come Zorro

***

Oggi ho piantato un sasso
innaffiandolo e parlandoci
dandogli semi e cercando
il terreno adatto
Il mio sogno è che cresca come
un Partenone
Oggi ho piantato in asso
un fiore per un sasso

***

Avrò passato mille volte la linea gotica
la mia bici ne ha fatte di corse
Eppure non sapevo che ci fosse
ogni volta in quelle borse
Di notte non vedevo
i compagni impiccati ai rami
Spuntavano tutti insieme
soltanto all’alba al mio ritorno
ed è così che cominciava ogni giorno
All’età vostra ero sempre messa
in castigo dalla maestra
e trattata come la peggiore delle ladre
perché dicevo che non ero figlia
della lupa ma di mia madre
Poi una notte tre tedeschi mi fermarono
e anche se giurai
che tornavo dal presidio
mi spogliarono e agganciarono a un ramo
Uno mi tolse la gonna
mentre gli altri urlavano qualcosa
che non capii mai
E non smisero di farlo
nemmeno quando spirai

***

Pioveva il giorno del tuo matrimonio
Piove in questo del tuo funerale
ma oggi le gocce si confondono 
e fanno più male
In questi venti anni abbondanti
sei riuscita a farci entrare un’adozione
un divorzio
e una litigata talmente grande
che il tuo figlio rumeno
dopo è sparito da qualche parte
Sapendo anche il resto
e come ti si è portata via
quella malattia senza cuore 
che fa rima con amore
oggi nessuno lo dice
“morta bagnata morta fortunata”
E io pure non dico niente
Guardo in basso evitando lo sguardo
dei miei genitori e dei tuoi
Evitando tutto quello che non sia io
Io che devo mandare le bozze all’editore
io che devo mendicare una recensione
io che dovrei preparare una lezione
io che devo uscire intero da questa chiesa
che oggi ha fatto il pienone 
A ripensarci pioveva anche il giorno 
della nostra prima comunione

***

Potevo distruggere una sedia
un tavolo un lampadario
la mia tesi di laurea
l’abito del matrimonio
Perfino le tue foto
o il tricolore
Invece ho distrutto il nostro amore

Potevo distruggere un quadro
una scultura
un arazzo
l’urlo di Munch
una piramide egizia
E invece ho distrutto la nostra amicizia

Potevo realizzare un parricidio
un deicidio
un eccidio
un aborto
Lasciare a terra a caso
qualche morto
Invece ho ucciso il nostro rapporto

***

Non ho capito come hai fatto a suicidarmi
senza usare le mie mani
o le mie armi

Né come questa strada piana
senza alcun segnale di pericolo
si sia fatta un calvario a piedi nudi
su spine e chiodi in bilico.

Non ho capito come l’universo
sia finito nell’elenco
delle cose senza senso
insieme ai tramonti sul Bosforo
e a tutto il resto

E neppure come la tua bocca
piena di bambini sorridenti
oggi mi possa apparire
semplicemente un mostrare i denti

****

Simone Consorti è nato nel 1973 a Roma. Ha esordito con “L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiuto’(Baldini e Castoldi 1999, Premio Linus). Ha pubblicato “Sterile come il tuo amore”(Besa, 2008, adattato per il teatro nel 2009), “In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009), “A tempo di sesso”(Besa, 2012),“Da questa parte della morte”(Besa, 2015) e “Otello ti presento Ofelia (L’erudita, 2018), oltre che diverse raccolte di poesia, tra cui “Nell’antro del misantropo”(L’arcolaio, 2014) e “Le ore del terrore”(L’arcolaio, 2017). La sua piéce “Berlino kaputt mundi” è andata in scena al teatro Agorà di Roma nel marzo del 2018.

Commenti
2 Commenti a “Come si scrive Auschwitz”
  1. sandro bendicenti scrive:

    Verità della poesia

Trackback
Leggi commenti...
  1. […] poeta (assai meno famosi) da lasciare qui, come briciola sulla mia strada di ogni giorno. Si chiama Simone Consorti, il poeta, e la poesia (che è una poesia scolastica anch’essa, ma in ben altro senso) inizia […]



Aggiungi un commento