Il ministro dell'Interno Matteo Salvini partecipa alla presentazione della Festa della Lega Romagna a Milano Marittima, nel Ravennate, 1 agosto 2018. ANSA/PASQUALE BOVE

Simbionti contro Capristi

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini partecipa alla presentazione della Festa della Lega Romagna a Milano Marittima, nel Ravennate, 1 agosto 2018. ANSA/PASQUALE BOVE

di Valerio Cuccaroni

La destra di Matteo Salvini vince le elezioni politiche 2018. Fine del Fascismo. Inizio del Caprismo.

Prima che Salvini arrivasse al Governo, come Ministro dell’Interno, era ancora possibile servirsi della vecchia metafora del Fascismo. Salvini stesso è il referente di blocchi neofascisti, come Forza Nuova, Casa Pound, Blocco studentesco, ma egli rappresenta una fase nuova della politica.

Matteo Salvini è il fondatore del Caprismo. Viene da Milano, a pochi chilometri dalla montagna, al limite delle nevi perenni. Ha sensi acuti ed è agilissimo nell’arrampicarsi. Dietro di lui ha portato al pascolo milioni di Italiani e Italiane, trasformandoli da uomini e donne in animali mostruosi, con corpo umano e istinto di capro. Respingono i loro simili d’Africa, perché temono l’estinzione, scambiando esseri umani provenienti da quel continente immenso in capre della Nubia, che hanno produzione lattea elevatissima e alta fecondità.

I capristi, seguaci di Salvini, però non hanno solo la tendenza a seguire i capigregge, a pascolare invece di pensare con la propria testa. I capristi sono sia vittime che carnefici, sempre pronti a trovare un capro espiatorio, capro emissario, nella Bibbia latina chiamato hircus emissarius, traduzione dell’ebraico ‘ăzā’zēl, capace di accogliere sopra di sé i mali e le colpe della comunità. Con questo processo di trasferimento dei propri mali (miseria) e colpe (disimpegno) la comunità viene liberata, così come avviene dai primordi pastorali degli Ebrei, quando nel giorno dell’espiazione (kippūr) un capro era investito dal sommo sacerdote di tutti i peccati del popolo e poi mandato via nel deserto (Levitico 16, 8-10; 26).

Il Caprismo esisteva già prima del sommo sacerdote Salvini, dunque. Abramo fu il primo caprista, pronto a sacrificare suo figlio per liberare la sua comunità da tutti i mali, perché così gli pareva giusto, salvo poi sventrare un innocente capretto al posto del figlio per salvare la discendenza. Siamo di fronte a riti ancestrali, conosciuti anche dai Babilonesi, dagli Assiri e dai Greci. La tragedia dei migranti annegati in mare, in effetti, è la manifestazione storica contemporanea della tendenza dell’umanità al Caprismo.

Se dovessimo trovare un altro atteggiamento da opporre al Caprismo dovremmo ricorrere sempre al mondo naturale. E infatti ai Capristi si oppongono i Simbionti, esseri che non amano l’esclusione che uccide, ma la simbiosi che vivifica. Il simbionte, al contrario del caprista, non vuole sacrificare altri esseri viventi, ma vive con loro, consapevole che la vita in società è una forma di simbiosi, un’associazione intima, spesso obbligata, fra organismi di specie diverse. In genere la simbiosi comporta fenomeni di coevoluzione.

L’umanità, in quanto natura che pensa se stessa, guardi alla natura per imparare come si evolve, in presenza di organismi migranti. C’è la simbiosi detta mutualismo, quando l’associazione è vantaggiosa per ambedue i simbionti, per esempio tra animali, come paguro-attinia, flagellati-termiti, bufaghe-bovini, tra piante, come la simbiosi lichenica ed ectotrofica, la simbiosi delle leguminose, è la simbiosi tra piante e animali. C’è il commensalismo, quando si ha l’utilizzazione comune di risorse alimentari, con vantaggio di uno solo dei simbionti, ma senza danno diretto per l’altro. C’è l’inquilinismo, quando uno dei due simbionti (l’inquilino) vive all’interno o sopra l’altro e ne occupa la tana o il nido senza che ciò provochi alcun danno. Si pensi agli insetti che si rifugiano o si alimentano all’interno di nidi di uccelli o in tane di mammiferi; cirripedi e policheti tubicoli che si fissano sullo scudo delle testuggini marine.

Anche il fenomeno della migrazione stessa può essere letto in chiave simbiontica. Il parassitismo degli scafisti, o simbiosi antagonista, non è quel tipo particolare di simbiosi, detta foresia, di cui danno prova la navi delle ong, che rispondono all’attitudine di alcuni organismi, come i migranti umani, a lasciarsi trasportare da individui di altre specie, o meglio di altre nazionalità: molte specie di uccelli acquatici, spostandosi da una zona umida all’altra, trasportano, con il fango che si attacca alle loro zampe, uova e stadi resistenti di crostacei, rotiferi ecc.

Il caprista, svelato nella sua caprinità, scenda dalla montagna e torni umano. Il simbionte applichi le forme molteplici della simbiosi, attento ai parassiti.

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