1-ted-simon

Sognando Jupiter: i viaggi di Ted Simon

1-ted-simon

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

Quando arriviamo all’Arsenale di Verona dove terrà il suo incontro, è letteralmente assalito da una folla. Definirli fan è sbagliato, si vede dalle facce, si vede da come lo avvicinano: intorno a quest’uomo c’è un culto. Lui è Ted Simon, ottantacinque anni a maggio, e se non sai chi è ti è sembra solo un signore inglese minuto, elegante, che parla piano e ti guarda pieno di curiosità.

Invece no. Il signore inglese – che per venire qui a parlare dei suoi libri, ospitato da una piccola ma splendida libreria di viaggio, Gulliver Travel, ha viaggiato solo, in macchina, da Aspiran, una cittadina nel Nord-Est della Francia dove vive ora, per più di 800 chilometri – ha fatto per ben due volte il giro del mondo in motocicletta. Una volta a quaranta, una volta a settant’anni. Dai viaggi sono nati due libri, I viaggi di Jupiter e Sognando Jupiter (pubblicati da Elliot), diventati immediatamente cult. Due libri che hanno influenzato la vita di milioni di persone e ispirato anche Ewan McGregor per Long Way Round, una serie di documentari in giro per il modo in moto: “Ted Simon è il nostro eroe e guru”, dice l’attore nel documentario.

Poiché non sono reportage ma il racconto – soprattutto il primo – di un uomo che un giorno lasciò tutto per cercare di capire qualcosa di se stesso, è impossibile leggere i libri di Simon senza pensare: quest’uomo sta parlando proprio a me. Anche e soprattutto se, come Ted, come me, non sei un motociclista e nemmeno un viaggiatore di professione. “Ognuno nella vita ha una sola possibilità di fare proprio ciò che vuole fare”, mi dice Simon mentre al fresco, sotto gli alberi, beviamo vino prima della presentazione, “se non la cogli non lo farai mai più”. Se me lo dicesse un altro non lo ascolterei nemmeno. Invece, adesso, ci credo. Mi sembra proprio il punto. Ci vuole coraggio, gli rispondo.

Ted Simon ha cambiato almeno per tre volte, completamente, la sua vita. L’ultima qualche settimana fa, sul finire dei suoi ottantaquattro anni. Dopo i due viaggi intorno al mondo, e dopo aver vissuto a lungo nel Nord della California in una comune autarchica che si sostentava vendendo prodotti della terra, a marzo scorso Simon ha lasciato tutto un’altra volta. Ha comprato anche con l’aiuto di un crowdfunding una casa ad Aspiran, in Francia. “Ha due stanze in più, per permettere ai viaggiatori che hanno un progetto – intelligente”, sottolinea ridendo, “di fermarsi qualche giorno. E approfittare della casa per riposarsi un po’, ma anche della compagnia e dei miei consigli di editor”. Ted Simon infatti non è mai stato un biker. Ha scritto per tutta la vita, articoli e libri. Oggi reinventa tutto un’altra volta e decide di creare questo posto per gli artisti viaggiatori. Si è trasferito ad Aspiran solo poche settimane fa, la casa è ancora vuota. Per completarla e poter ospitare la gente come lui, ricorre ancora al crowdfunding. Sarà casa sua, ma potranno viverci tutti per un po’.

Fino a quarant’anni, Simon – nato nel’31 da madre tedesca, “una comunista” mi dice, “in un’epoca in cui potevi essere davvero un comunista” – era un giornalista. Aveva lavorato come reporter per i giornali più importanti di Francia e Inghilterra – dove è cresciuto – poi un giorno aveva lasciato tutto. E si era trasferito in un piccolo villaggio in Francia dove aveva comprato per mille sterline un casa del XIII secolo in rovina che aveva ristrutturato con le sue mani.

Non sembra, ma dalle rovine al giro del mondo il passo è breve. “Il lavoro fisico mi aprì gli occhi, cambiò il mio modo di pensare: mi sembrò che desse un senso molto più vero anche alla scrittura.Capii che dovevo conoscere di più il mondo in cui vivevo”. E allora, a quarantadue anni, nel 1973, un uomo che fino a un momento prima non aveva nemmeno la patente, non aveva mai visto una moto da vicino, non aveva una rendita di nessun tipo, né alcuna esperienza come viaggiatore, capì cosa doveva fare.

Almeno una volta nella vita è il sogno di tanti: lasciare tutto e andarsene. Quanti sono quelli che lo fanno? Devi essere coraggioso, dico. “Si tratta solo di volerlo”, fa spallucce. Ted scelse la moto perché “negli anni ’70 non c’erano così tanti motociclisti in giro, la moto voleva dire viaggiare lenti, attirare l’attenzione della gente, fare subito amicizia, mescolarsi coi luoghi e le persone”. Organizzò tutto in pochi mesi. Riuscì a farsi sponsorizzare dal Sunday Times, per il quale avrebbe scritto durante la traversata, rimediò una vecchia Triumph – “perdeva già olio appena uscita dall’officina”. E una sera di ottobre del ’73, sotto una pioggia battente, un quarantaduenne come tanti caricò la sua moto per partire da solo alla volta del mondo.

Così lo racconta nel suo primo libro: “A meno di tre metri di distanza, dietro le grosse porte di cristallo dell’ingresso del Sunday Times, scintillava il mondo comodo e luminoso […]. E sentii il mio stesso cuore urlarmi di togliermi di dosso quella tenuta ridicola e tornare di corsa verso quella luce e quella familiare interdipendenza. […] Per un momento, mi sentii perduto. […] Poi voltai le spalle, a quel mondo e a quei pensieri. In qualche modo, annaspando sistemai i miei bagagli, montai in moto, e partii in direzione del Canale della Manica. Qualche minuto dopo, il grande vuoto dentro di me venne colmato da uno slancio di esultanza e, nella mia solitaria follia, cominciai a cantare”.

Cos’è successo nei viaggi è tutto nei suoi libri. Ted attraversò l’Egitto durante la guerra dello Yom Kippur, il Brasile durante la dittatura, il Sudafrica dell’apartheid, la guerra del petrolio. Ma oltre ogni cosa fu felice. “Se non avessi dovuto scrivere il libro non sarei tornato mai più”. Il viaggio durò quattro anni e oltre centomila chilometri, da Londra all’Africa, poi dal Brasile su, verso la California, quindi Australia, Asia, e di nuovo Londra. Quando tornò si trasferì nel Nord della California. Si sposò, ebbe un figlio. Poi un giorno, a settant’anni, lasciò tutto di nuovo e ripartì. Era il 2001, e Tedcredeva di partire in tempo di pace. L’11 settembre lo colse in Brasile, gli USA sembravano dall’altra parte del mondo: “Qualsiasi cosa fosse successa, qua era ai margini della vita. Ci sarebbe voluto un po’ per realizzare che non era finita lì, che avrebbe davvero cambiato le cose, per il mondo e per me”. Il viaggio durò due anni e mezzo e altri novantamila chilometri.

E la paura? Non hai avuto mai paura? gli chiedo mentre cala il sole e sul palco dove presenterà i suoi libri sistemano i microfoni. “La paura serve”, dice,“per tenere alta l’attenzione, non sentirti mai così sicuro di te da diventare spericolato”. Sì, ma la paura di sentirsi soli?

Ci distrae un uomo in tenuta da biker che gli chiede un autografo: “Tu mi hai cambiato la vita”, gli dice. Ecco perché I viaggi di Jupiter, tradotto in tutto il mondo, è diventato un cult. Non perché è un libro di viaggi, non perché è un vademecum per chi vuol fare il giro del mondo in moto. Ma perché smaschera l’eterna bugia: vorrei, ma non posso. Allora parto? Non è pericoloso? È l’ultima cosa che gli chiedo. “Parti”, mi dice, mentre sale sul palco e l’emozione dei presenti è una cosa fisica, palpabile, come fosse un altro ospite, “è l’unico modo per capire ciò che conta davvero per te”.

Antonella Lattanzi (1979) ha pubblicato con Einaudi i romanzi Devozione (2010), vincitore del premio Cesare De Lollis e del premio Falerno, e Prima che tu mi tradisca (2013). Un suo racconto è apparso nell’antologia L’età della febbre (minimum fax 2015) a cura di Christian Raimo e Alessandro Gazoia.
Commenti
2 Commenti a “Sognando Jupiter: i viaggi di Ted Simon”
  1. Fabio scrive:

    Ciao, grazie delle tue informazioni su Ted Simon !!

    Volevo solo correggere la LOCATION di Aspiran : è in Occitania = SUD – EST della Francia.

  2. Arianna scrive:

    C’ero, quel giorno, all’Arsenale di Verona… è stato davvero come dici. Un’emozione vera, per noi motociclisti.
    Ted Simon è una leggenda!

Aggiungi un commento