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Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti.
Non esiste figura più indegna di rispetto di chi manipola il pensiero di Friedrich Nietzsche, una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia, forzandolo a letture biecamente fascistoidi.

O meglio, a ben pensarci, qualcosa di peggio esiste: coloro che ne fanno un fautore dell’immoralismo tout court, che lo erigono a emblema di una visione egotica e rapace dell’esistenza, quasi fosse un profeta dell’edonismo pseudolibertario che domina e intorpidisce le coscienze in questa fase decadente del capitalismo.

C’è chi usa frasi decontestualizzate di Nietzsche per giustificare la propria condotta irresponsabile o amorale, altri per corroborare tesi razziste, altri, peggio ancora, per celebrare la grigia sarabanda del proprio ego.

Tali grottesche riduzioni di una visione così complessa e vertiginosa a frasette da Baci Perugina o a slogan da volantino della destra extraparlamentare, quanto dovrebbero far arrossire di vergogna i propri autori, allo stesso modo fanno sorridere chiunque con umiltà si sia accostato all’abisso di riflessione del filosofo tedesco.

Il pensiero di Nietzsche è un unicum, per molti versi solitario grande erede in Occidente della dottrina eraclitea dei contrari, un monumento impossibile al mysterium coniuctionis: iniziatico nel momento in cui ambisce a sancire un’emancipazione collettiva, mistico nella negazione della spiritualità tradizionale, profondamente etico nello sconfessare ogni morale, sommo per compassione nel celebrare il disprezzo, esoterico e antimetafisico nel suo essere, irriducibilmente, “per tutti e per nessuno”.

Proprio per questo, lode sia agli autori di un piccolo grande miracolo teatrale. In occasione dei 130 anni di Ecce Homo (ovvero il testo che a una lettura superficiale appare più prossimo al delirio e quindi, a una lettura profonda, al contrario più teso verso l’indicibile) al Teatro delle Stanze Segrete di Roma è andato in scena Il Sogno di Nietzsche.

Fare una riduzione teatrale di uno dei libri più discussi del filosofo più controverso e segnante dell’800 era impresa assai ardua: andare incontro a una totale disfatta era quasi matematico.
Invece, Il Sogno di Nietzsche è senza dubbio, la cosa più bella che abbiamo visto a teatro da quando Carmelo Bene è tornato nell’inorganico da lui tanto auspicato. Uno spettacolo di raro rigore filologico, realizzato con pressoché nulla, in una saletta minuscola, con gli attori che camminano in mezzo al pubblico, eppure in grado di restituire per incanto l’atmosfera e la potenza psichica del grande filosofo.

È una pièce dove impera con mitezza e modestia il “saper fare”. Non a caso l’assai difficile drammaturgia è stata redatta da un’eccellenza d’altri tempi: Maricla Boggio, la quale sapientemente è riuscita a far emergere la dignità e la potenza del pensiero nietzschiano, inserendolo in una storia d’amore e d’amicizia, entrambi finiti male. Il filo rosso è infatti il rapporto tra Nietzsche, la coltissima e goffamente spericolata Lou Von Salomè e l’eccentrico quanto languido filosofo Paul Rèe.
Qui, c’è Apollo che scrive di Dioniso: un testo perfetto.

Giusto corollario di tale perfezione è la regia di Ennio Coltorti: minimale, evocativa (bastano i costumi e l’interpretazione di tre attori, musiche ad hoc e quattro tavoli d’epoca per creare l’atmosfera del tempo) e con un ritmo magistrale. L’impeccabile gestione dei tempi recitativi è data da un accorto uso delle luci di scena (la perfetta costruzione di un attimo di buio e l’accensione di un spot sull’attore recitante) e dal vertiginoso taglia e cuci filologico in grado di restituire con sommo pudore le estasi altissime e i tormenti abissali di un animo oltreumano.

La recitazione è apicale. Adriana Ortolani, nei panni della coltissima, granitica e suo malgrado civetta Lou Von Salomè è strepitosa: riesce a trasmettere allo spettatore il fascino assieme alla leggiadria del personaggio. Ennio Coltorti, che interpreta Nietzsche, sbalordisce sin dai primi secondi sia per una somiglianza impressionante col filosofo tedesco, che per la resa delle sfumature emozionali che attraversavano la personalità del febbricitante pensatore. Notevole anche l’interpretazione del figlio di Coltorti, Jesus Emiliano, nel ruolo dell’amico Paul Rèe: anche qui una leggiadra restituzione di un coté emozionale quasi commovente.

Per citare Pasolini, Il Sogno di Nietzsche è in grado di esplorare “le suture più delicate dei sentimenti” di tutti i suoi personaggi. Auguriamo lunga vita a questo spettacolo, che per la bellezza che regala meriterebbe di essere messo in scena nei teatri più importanti. Sicuramente un aiuto a diventare ciò che si è.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Commenti
69 Commenti a “Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti”
  1. Mario Rossi scrive:

    Cari Chiara e Adriano, le letture di Nietzsche egotico e rapace oppure razzista e anche come scrivete “profeta dell’edonismo pseudolibertario” sono legittime perché fondate su quanto scrive Nietzsche stesso nel complesso della sua opera e non certo da decontestualizzazioni. Certo non c’è solo questo, ma anche questo.

  2. adriano ercolani scrive:

    Vedo che Giorgio Colli e la sua immensa opera filologica sono apparsi invano sulla terra. Non sono legittime perché nascono da manipolazioni della sorella che era amica di Hitler e regalò il bastone del fratello a Mussolini. Un dato di pubblico dominio ormai da decenni, proprio da quando Colli (e Montanari) dimostrarono le manomissioni operate nell’edizione del 1906 de “La Volontà di Potenza” da lei curate.
    Sono almeno quaranta anni che tali luoghi comuni sul filosofo sono stati spazzati via dagli studiosi più seri.
    Buona giornata.

  3. adriano ercolani scrive:

    Errata corrige: mi riferisco all’allievo di Colli Mazzino Montinari (ho scritto dal cellulare, chiedo venia).

  4. Elena Grammann scrive:

    Be’ insomma. Per esempio quando Nietzsche, nella “Genealogia della morale” (pubblicata da lui e non dalla sorella), nel contesto della sua teoria, nota bene, parla lungamente della “blonde Bestie” direi che un’interpretazione in senso ideologicamente fascista o nazista è quanto meno possibile (anzi, un’interpretazione diversa richiede un discreto tour de force).
    Il lavoro degli studiosi più seri è sacrosanto e è servito a sdoganare dall’omologazione piattamente nazista un filosofo che attualmente è alla base della filosofia continentale (in particolare francese), tuttavia l’aroma che si sprigiona dalla lettura di certi suoi testi (ribadisco suoi, non manipolati dalla sorella) non è certo di sinistra e, se proprio non vogliamo dire che la richieda espressamente, quantomeno autorizza un certo tipo di interpretazione. Poi, che gli studiosi seri lo pieghino tutto da un’altra parte è un altro paio di maniche.

  5. adriano ercolani scrive:

    Estraendo una frase da un’opera di un pensatore in perenne divenire si potrebbe definire Nietzsche cristiano, anticristiano, entusiasta wagneriano, ciecamente antiwagneriano, adoratore di Schopenhauer, odiatore di Schopenhauer, misantropo, compassionevole, sessista, femminista, nichilista, antinichilista, metafisico, antimetafisico.
    Sarebbe come dire che il Vecchio Testamento sia fautore dell’infanticidio per i versi dei Salmi contro i figli di Babilonia. Comunque, ecco il pensiero di Nietzsche sui lontani prodromi del nazismo e le manipolazioni prefascistoidi del suo pensiero:”Recentemente mi ha scritto un certo signor Theodor Fritsch di Lipsia. In Germania non c’è nessuna banda di persone più impudenti e stupide di questi antisemiti (…) e questa canaglia osa pronunciare il nome di Zarathustra! Schifo, schifo, schifo! (F.P. 1885 7/67).

  6. Elena Grammann scrive:

    Qui l’unico che estrae una frase è lei. (Poi, sono sicura che Nietzsche era troppo intelligente per essere razzista.)

  7. adriano ercolani scrive:

    No, dimostro quanto il giochetto sia facile e inutile.
    Ripeto, Giorgio Colli ci ha dedicato la vita dando lustro mondiale all’Adelphi. Non è vissuto invano.

  8. Mario Rossi scrive:

    No, Adriano. Se si legge con attenzione Genealogia della morale, Al di là del bene e del male, lo stesso Zarathustra, ci si accorge che quello di Nietzsche è un pensiero predatore, quindi antiumanista e razzista. Le citazioni possono essere molte.

  9. adriano ercolani scrive:

    Si può dire lo stesso de La Bibbia o del Corano, se si leggono i testi letteralmente. I nazisti leggevano anche la Bhagavad Gita in senso distorto. Ripeto, sono decenni che questi luoghi comuni sono stati spazzati. Andiamo avanti, per piacere.

  10. adriano ercolani scrive:

    È bello che Voltaire scrisse un livello antisemita però è considerato un padre nobile del pensiero liberal.

  11. adriano ercolani scrive:

    O meglio, più correttamente, ha disseminato nelle sue opere e nei suoi libelli considerazioni razziste, in particolare antisemite, raccolte poi in antologie.
    Il pensiero di Nietzsche è iniziatico, aristocratico, contraddittorio, si ispira e capovolge alla parola profetica, al tono solenne dei testi sacri, procede per paradossi e iperboli, usa il martello e corre con le forbici, per usare sue celebri espressioni.
    È un’immane opera di decostruzione da condizionamenti millenari, ritmata da intuizioni improvvise, folgorazioni, entusiasmi e rinnegamenti, in continua contraddizione. Basti pensare che ne l’Anticristo parla bene del Cristo. Non si può leggere superficialmente prendendo alla lettera espressioni roboanti. Il freddo e razionale Voltaire era molto più razzista.

  12. Elena Grammann scrive:

    @ adriano ercolani

    Non metto in dubbio il grande lavoro di Colli e Montinari, faccio solo notare, per amor di precisione, che io non faccio giochetti e che non faccio riferimento a una frase ma un’opera (la Genealogia della morale) e ai suoi presupposti teorici. Sono la prima a dire che non si può fare di Nietzsche l’ideologo del nazismo, ma che la sua opera abbia offerto il fianco a certe interpretazioni è non solo vero ma anche comprensibile e, almeno fino a un certo punto, giustificato.
    Ciò non toglie nulla al valore dello spettacolo teatrale che lei recensisce e che io purtroppo non conosco, come non toglie nulla all’importanza di Nietzsche. Nietzsche è senza dubbio un grande, ma negarne certi aspetti soltanto perché i grandi, per definizione, non possono essere nemmeno lontanamente collusi con ideologie di tipo fascista, mi sembra eccessivo. Anche i grandi hanno i loro limiti, o almeno passeggiano spesso molto vicino ai limiti.

  13. Elena Grammann scrive:

    A proposito di Voltaire: fino alla fine della seconda guerra mondiale in Europa erano tutti, chi più chi meno, antisemiti. L’antisemitismo era la regola, non l’eccezione. (Poi naturalmente bisogna intendersi sul significato di “antisemita” prima del 1933). Sulle considerazioni razziste e in particolare antisemite di Voltaire (che vadano al di là della battuta) gradirei qualche indicazione più precisa.

  14. adriano ercolani scrive:

    Capisco. Ma, ad esempio, potremmo dire che dal concetto di Stato hegeliano derivino sia il marxismo che il nazismo. Senza il concetto di Stato Etico, non avremmo avuto l’Olocausto? Non è colpa di Hegel. Nietzsche ha i suoi limiti, certo, quelli dettati da un’opera coraggiosa ma a volte eccessiva di distruzione di tutto ciò che l’ha preceduto. Non condivido il suo pensiero su Socrate, né molte critiche a Schopenhauer. Non è il mio guru. Dico solo che se l’interpretazione (non la sua!) è deformante di base anche Hegel, gli Illuministi, Dante, la Bhagavad Gita, il Corano, la Bibbia, Nagarjuna, Shankara, qualsiasi pensiero “forte” può prestare il fianco a esaltazioni fuorvianti. Tutto qui.

  15. Chiara Babuin scrive:

    Abbiamo iniziato l’articolo dicendo che il pensiero di Nietzsche è possibile studiarlo SOLO nella sua contraddittoria (superficialmente) interezza, non prendendo in esame una singolare opera, togliendola dal suo continuum filologico.
    Non è servito. Va bene.

    Cerchiamo di esplicitare: cosa volete che importi di destra o sinistra, a un filosofo che tende e anela all’Assoluto e all’essenza delle cose ? Sono dicotomie che un pensiero alto, come quello di Nietzsche, non vede neanche.
    Il problema, casomai, è nostro: condizionati da ideologie passate che hanno strumentalizzato le idee del filosofo, non sappiamo più distinguere l’Origine dalla sua fine, la struttura dalla sovrastruttura.
    Il fatto che Nietzsche abbia parlato di “blonde bestie” non significa che teorizzasse in forma allegorica un totalitarismo etnico (la supremazia della razza ariana, che è un pensiero specificamente nazista), bensì faceva riferimento all’affascinante repertorio di miti e leggende folk del nord Europa.
    Geroge Mosse, grandissimo studioso del nazismo, in LE ORIGINI CULTURALI DEL TERZO REICH, riporta in maniera squisitamente antropologica e filologica l’humus culturale dell’intellighenzia di fine ‘800 (l’attenzione per il corpo, la disciplina, il culto del Dio Baldur), facendo notare come il nazismo abbia STRUMENTALIZZATO tale cultura, per SISTEMATIZZARE il suo potere totalitario.
    Perchè? Perché il seme mitologico è un’energia potente e in sé ha la Verità, la quale però viene insudiciata da fini abietti e riduce la tensione all’Assoluto, a un ignobile schianto terreno (vedi anche l’utilizzo del simbolo sacro della svastica e lo sciacallaggio della cultura indiana).

    Io credo che prima di accusare Nietzsche di estremismo politico, sarebbe il caso di sapere bene l’immane opera strutturale dei nazisti sulla loro stessa cultura e sugli archetipi mitologici.

  16. Mario Rossi scrive:

    Caro Adriano, se si legge Nietzsche con attenzione e non superficialmente, leggendo i suoi testi e non i commenti e le interpretazioni di altri, si capisce che quel pensiero, nel suo complesso, è un pensiero predatore e quindi, ripeto, antiumanista e razzista. Caratteristiche che possono anche piacere e in cui ci si può anche riconoscere, non dico di no.

  17. adriano ercolani scrive:

    Se Evola travisa Nietzsche non è colpa di quest’ultimo.
    Crowley interpretava William Blake come satanista, per dire, quando era il contrario.
    Su Voltaire c’è una antica controversia, ripresa da Vittorio Messori (e contestata da pensatori di sinistra). Non si limita ad attaccare la religione giudaica ma ha accenti specificamente da stereotipo razzista. Paradossalmente, alla voce “Tolleranza” del “Dizionario Filosofico” scrive: “C’est à regret que je parle des Juifs : cette nation est, à bien des égards, la plus détestable qui ait jamais souillé la terre.”. Si trova molto in rete (testi originali).
    Altrove, li definisce “nemici del genere umano”.
    Prima di Cèline (ok, lì ci posso stare!), difficile trovare parole di un pensatore non dichiaratamente razzista così forti.

  18. Elena Grammann scrive:

    “Il fatto che Nietzsche abbia parlato di “blonde bestie” non significa che teorizzasse in forma allegorica un totalitarismo etnico (la supremazia della razza ariana, che è un pensiero specificamente nazista), bensì faceva riferimento all’affascinante repertorio di miti e leggende folk del nord Europa.”

    Ma per favore. Sta a vedere che adesso Nietzsche diventa Tolkien. Sono assolutamente d’accordo che non teorizzava un totalitarismo etnico; si tratta come dice Mario Rossi, di un pensiero antiumanista (il “predatore” potrei vederlo come una metafora, e sul razzista non sono d’accordo. Ma antiumanista accidenti sì).

    @ Ercolani

    Grazie per i riferimenti voltairiani. Ribadisco che all’epoca era sostanzialmente normale. Da Shakespeare a Goethe, l’elenco sarebbe lungo.

  19. Chiara Babuin scrive:

    Mario Rossi,
    lei dice così, uno dei più grandi filosofi e filologi del Novecento afferma esattamente il contrario, argomentando ogni concetto.
    La scelta è assai ardua, ma credo staremo con Colli.
    Grazie per il suo contributo, comunque.

  20. adriano ercolani scrive:

    Essere antiumanisti non significa essere razzisti. Il riferimento alla mitologia nordica è pertinente. Tolkien infatti è stato parimenti manipolato a destra.
    Nietzsche diceva: “Non esistono fatti, solo interpretazioni”.
    Beh, ad esempio, “Il Mercante di Venezia” può essere letto come manifesto antirazzista.
    Rimanendo alle interpretazioni, magari ci fidiamo più di Colli, Cacciari e Deleuze che di Evola.
    Grazie comunque

  21. Chiara Babuin scrive:

    Elena Grammann ,
    va bene, riferirò del suo punto di vista a George Mosse (con qualche difficoltà, visto che è morto, ma proverò).

  22. Mario Rossi scrive:

    Cara Chiara, a me non interessa quello che dice Colli. Ho una testa pensante e se vedo scritto tra le tante:

    “La vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole, oppressione, durezza, imposizione di forme proprie” (Al di là del bene e del male, Adelphi, p. 177)

    nessuno può convincermi che Nietzsche è un mistico che sotto le espressioni roboanti in realtà promuove gli ideali di pace e di fratellanza. Poi questi ultimi possono anche non piacere, ripeto.

  23. adriano ercolani scrive:

    Ce ne faremo, dolenti, una ragione.
    Buona vita.

  24. Chiara Babuin scrive:

    Probabilmente perché non ha mai incontrato un affamato di Vita.
    Glielo auguro.

    Ognuno ha la strada che merita. Se non altro, noi e lei non ci incastreremo nel transito.

  25. adriano ercolani scrive:

    Con buona pace di Leopardi e dell’ “Inno ad Arimane”. Predatore, antiumanista e satanista, nevvero?

  26. Elena Grammann scrive:

    “uno dei più grandi filosofi e filologi del Novecento afferma esattamente il contrario, argomentando ogni concetto.
    La scelta è assai ardua, ma credo staremo con Colli.”

    “riferirò del suo punto di vista a George Mosse (con qualche difficoltà, visto che è morto, ma proverò).”

    Ma lei qualche idea di suo ce l’ha o pensa sempre per interposta persona?

  27. Mario Rossi scrive:

    Chiara, con quell'”affamato di vita” hai accennato a un punto forte della filosofia nietzschiana, lo capisco. Però a mio avviso ci si deve rendere conto che Nietzsche non è solo il cantore della volontà di vita, della volontà creatrice (“creare – la grande redenzione dalla sofferenza”, Zarathustra), ma soprattutto il cantore della volontà di potenza, e la volontà di potenza, diciamolo pane al pane e vino al vino, è essenzialmente depredare e sopraffare. Da qui qualcuno ha pensato legittimamente di chiamare Nietzsche amico e precursore.

  28. Chiara Babuin scrive:

    Non ho la spocchia di essere culturalmente a livello dei grandi.
    Lo Stato di Diritto ha dato la possibilità di parola a tutti, distruggendo di fatto la meritocrazia e infangando la vera intelligenza (saggezza), tanto che viene nemmeno più riconosciuta. Ciò ha generato un mondo di persone che pensano di saper pensare, che inquinano con il “dire la loro” (non a caso la grande figura del 2000 è “l’opinionista” tv: per la massa).

    Nel mio piccolo, applico solo un pensiero critico che mi fa scartare i finti pensatori, da quelli veri.
    Non sono a livello dei grandi, dicevo, ma ci sto lavorando. Questo articolo che mi vede come co-autrice è un piccolo passo.
    Appena mi pubblicano il libro che sto scrivendo glielo mando.

  29. adriano ercolani scrive:

    Bene lo spiegò da Costanzo che “La Volontà di Potenza” è il disfacimento del concetto di soggetti e non la volontà di potere. Nel 1906 era così. Poi si è scoperta la versione autentica. Comunque, d’accordo: allora anche Teresa d’Avila, Baudelaire e Leopardi sono antiumanisti. Pure io. Eppure non sono razzista. Uhm.

  30. adriano ercolani scrive:

    L’umiltà di studiare e di conoscere è l’elemento fondante per avere delle proprie idee libere. Basarsi sulle proprie impressioni senza approfondire non vuol dire pensare con la propria testa. Riproporre luoghi comuni è pensare per interposta persona. Sapere di cosa si sta parlando vuol dire saper argomentare.
    Buona serata.

  31. Chiara Babuin scrive:

    Mario Rossi,
    infatti Shiva è il Dio che mentre crea distrugge, danzando.
    Forse dobbiamo metterci d’accordo su cosa s’intenda per mistica, mi sa.

  32. adriano ercolani scrive:

    Non a caso Nietzsche ne parla, non a caso è l’archetipo da cui deriva il Dioniso tanto caro al Nostro.

  33. Elena Grammann scrive:

    “L’umiltà di studiare e di conoscere è l’elemento fondante per avere delle proprie idee libere.”

    E’ ben lì.
    Buona serata anche a voi.

  34. Mario Rossi scrive:

    Adriano, ho studiato Nietzsche e cerco di non riproporre luoghi comuni ma il mio pensiero. Se tu sei sicuro di sapere la versione autentica della volontà di potenza, bene per te, così puoi passare ad altro. Capisco di non avere dalla mia l’auctoritas di Giorgio Colli o di Carmelo Bene, però ne converrai certamente anche tu, quello che è importante è ciò che si dice, non chi lo dice.
    Buona serata a voi e comunque grazie per aver dato lo spunto per questa discussione, anche se non abbiamo parlato dello spettacolo (che io non ho visto, abito in tutt’altra città).

  35. adriano ercolani scrive:

    Non ho la verità in tasca, ma non mi fido nemmeno solo del mio ego. Non mi riferivo a te, comunque:)
    Grazie anche a voi della discussione.
    A presto.

  36. asd scrive:

    per difendere Nietzsche da accuse di razzismo, nazismo eccetera si è arrivati a “Lo Stato di Diritto ha dato la possibilità di parola a tutti, distruggendo di fatto la meritocrazia”
    sempre evviva per i sinceri democratici

  37. adriano ercolani scrive:

    Evviva anche chi ha il coraggio di firmarsi e sa argomentare.

  38. asd scrive:

    Nietzsche diceva: “Non esistono fatti, solo interpretazioni”.

    e invece si sbagliava pure Nietzsche, esiste solo un’interpretazione, quella di Colli & Montanari

  39. adriano ercolani scrive:

    Più commenta così, nostro anonimo amico, più conferma la tesi contraria alla possibilità di parola per tutti. Prego, continui pure, è rilassante per noi.

  40. Chiara Babuin scrive:

    Evviva anche chi crede che Lo Stato di Diritto sia un elemento necessario della democrazia e non della società del controllo.
    Le spiego la mia visione, così magari con le sue argute argomentazioni mi potrà dire dove sbaglio.
    Prendiamo un classico incrocio stradale, in cui devono passare macchine e pedoni.
    Diventa rosso per le macchine e verde per i pedoni.
    Una macchina è passata col rosso. I pedoni attraversano. La macchina si deve fermare per il loro transito e blocca l’incrocio, perché le macchine a cui è scattato il verde non possono passare. Certamente la colpa è di quello che è passato col rosso, ma l’ingorgo l’ha creato il pedone che si sentiva il diritto di passare, di fatto non curandosi di ciò che gli sta intorno.
    Applichiamo questo alla vita quotidiana sociale e ci ritroviamo greggi di pecore che si muovono a stimoli pavloviani. Risultato: perdita totale della visione d’insieme, nessun anelito verso l’alto, menti che girano col paraocchi.

    Nietzsche era contro tutto ciò? Sì.
    Per sconfiggere questo faceva discorsi razzisti? NO. Voleva distruggere i dogmi sociali e culturali (religiosi, soprattutto) intensi come condizionamenti che imprigionavano l’uomo. Nietzsche è quasi yogico: è per l’unione dell’Uomo, intesa come abbraccio dell’Origine interiore, ovvero un uomo senza condizionamenti: puro, entusiasta della vita, innocente.

  41. Elena Grammann scrive:

    “Nietzsche è quasi yogico: è per l’unione dell’Uomo, intesa come abbraccio dell’Origine interiore, ovvero un uomo senza condizionamenti: puro, entusiasta della vita, innocente.”

    Potrebbe averlo detto pari pari la maestra di yoga di mio figlio. Mi sembra giusto: Nietzsche al popolo, ma per favore predigerito e tagliato a fettine sottili.
    (E poi scusi, l’unione dell’Uomo con chi? Ma capisco, è una domanda prosastica, non vola verso l’alto.)

  42. Chiara Babuin scrive:

    L’unione dell’Uomo con chi?
    Gliel’ho spiegato. Basta leggere dopo la virgola.

    Passo la serata con la certezza che suo figlio capirà Nietzsche meglio di Lei.

  43. adriano ercolani scrive:

    Beh, più che altro questo commento dimostra ancora che “L’umiltà di studiare e di conoscere è l’elemento fondante per avere delle proprie idee libere.”.
    Ridurre una cultura millenaria a una pratica di ginnastica non è segno di grande cultura. Una delle etimologia di Yoga, dal sanscrito yug, è proprio Unione. La stessa di religione, simbolo, sinagoga. Nietzsche conosceva queste cose e si riferiva ad archetipi della coscienza cosmica indiana. Shankara ha detto le stesse cose di Spinoza (amato da Nietzsche) molto prima. La cultura indiana ha conosciuto una svolta illuministica molto prima di noi (leggasi “L’altra India” di Amartya Sen, Premio Nobel). Francamente, già ridurre Nietzsche a luoghi comuni vetusti è limitante, ma ignorare una conoscenza millenaria è deriderla conferma lo smarrimento dell’Origine che Nietzsche, ben prima è infinitamente meglio di noi, denunciava.

  44. Elena Grammann scrive:

    No lei non ha spiegato proprio niente.
    Mio figlio conosce e capisce Nietzsche molto bene, infatti mi ha consigliato di non insistere perché con voi non è questione di concetti, ma di un certo tipo di mood generazionale che in effetti mi è estraneo (“una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia” – questo modo di esprimersi io lo trovo scusabile soltanto in un quindicenne con problemi di acne, ma mi dicono che invece è normale).
    Non riduco una cultura millenaria a una pratica di ginnastica (non lo farei mai): constato delle affinità patenti fra il modo di esprimersi della signora Babuin e quello di una maestra di yoga che è molto cara ma non precisamente un fulmine di guerra.
    Di nuovo buona serata.

  45. adriano ercolani scrive:

    Complimenti: molti commenti, nessuna argomentazione, tanto astio. Criticare un’iperbole su Nietzsche rende bene la sua frequentazioen con l’autore. Chiunque può leggere che le abbiamo risposto con pazienza, argomentazioni, spunti, citazioni puntuali e riferimenti. Ma lei oppone solo spocchia, senza argomentare. Se citiamo fonti autorevoli dice che non abbiamo idee nostre, se portiamo idee nostre dice che siamo quindicenni con l’acne, se smontiamo le sue accuse non ci risponde, se le spieghiamo le cose non le capisce o finge di non capirle. Solo confusione e astio. Dovrebbe fare un po’ di yoga, le farebbe bene. Buona serata.

  46. Chiara Babuin scrive:

    Devo dunque dedurre che non sa leggere?
    “l’unione dell’Uomo, intesa come abbraccio dell’Origine interiore, ovvero un uomo senza condizionamenti: puro, entusiasta della vita, innocente.”

    Secondo Lei, unione con chi? Cos’è che non capisce? La cultura indiana? Mi sembra abbia tante energie da impiegare per cominciare a studiarla.

    Per il resto, appoggio ciò che le ha scritto Ercolani.
    Con il suo modo di atteggiarsi, Lei rende Nietzsche un eterno vincitore e, assieme, un eterno sconfitto.
    Buona serata.

  47. Elena Grammann scrive:

    So leggere, le assicuro. In italiano “unione” implica che ci siano due (o più) cose che si uniscono. L’unione di qualcosa, o qualcuno, è con qualcosa o qualcuno. Ma lei non mi dice con cosa o con chi si unisce l’Uomo.
    Ripeto: buona serata. Siete tanto carini, vi faccio i miei migliori auguri per il vostro futuro.

  48. adriano ercolani scrive:

    “Intesa come abbraccio dell’Origine interiore”.
    Buona domenica, buona lettura davanti a una tazza di tè.

  49. Chiara Babuin scrive:

    Questo perché Lei pensa all’Occidentale, avendo anche la presunzione di deridere termini specifici di una cultura che evidentemente non conosce.

    Parafrasando proprio semplice, semplice (non che prima fosse complicata…): l’unione dell’uomo CON l’Origine interiore, OVVERO CON un sé stesso privo di condizionamenti culturali.

    Adesso che le ho esplicitato il tutto con le preposizioni e il complemento di compagnia, ha capito?

    Comunque,siamo all’eterno ritorno della buona serata. Ed è assai poco stimolante, onestamente.

  50. Elena Grammann scrive:

    Cara signora Babuin, lei non ci crederà, ma nelle lingue occidentali (fra cui l’italiano) le preposizioni sono della più grande importanza. Nietzsche ad esempio ne fa un uso perfettamente corretto.
    L’unico ambito nel quale le preposizioni non hanno importanza è la famosa notte in cui tutte le vacche sono nere.

  51. Chiara Babuin scrive:

    Il suo ego è imbarazzante.
    Meno male che scrivendo (ma, soprattutto, continuando a scrivere) pubblicamente tali stupiderie tutti se ne possono accorgere.

    Dobbiamo augurarci ancora buona serata, o, avendo citato le vacche nere, siamo infine giunti alle notte?

    PS: È una domanda retorica. Non deve rispondere per forza.

  52. Alessandro Montani scrive:

    Ci sono persone per le quali Carmelo Bene non fa cose plebee come morire, bensì “è tornato nell’inorganico da lui tanto auspicato”. Sono aristocratici e leggono Nietzsche in un certo modo. Buon per loro, forse. Però si offendono e ti trattano come un minus habens se osservi che forse Nietzsche ha qualche responsabilità se è stato interpretato in un certo modo.
    Sarebbe molto più umile dire che siccome Nietzsche, che è un grande scrittore, volava alto, quando cadeva faceva dei bei tonfi. Ma, se non ricordo male – e non ricordo male -, Nietzsche non aveva parole tenere nei confronti dell’umiltà.
    E poi siamo seri: anche i liceali sanno che la “Volontà di potenza” è robaccia raffazzonata dalla sorella e tutti hanno letto e leggono il Nietzsche di Colli e Montinari.

  53. adriano ercolani scrive:

    A quale citazione decontestualizzata ci riferiamo stavolta?
    Alla famosa citazione del verme calpestato che si rattrappisce, dal “Crepuscolo degli Idoli” (il cui sottotitolo “Come si filosofa col martello” dovrebbe spiegare una certa assertività), in cui l’umiltà è definita intelligenza nel linguaggio della morale? Oppure al frammento postumo in cui l’umiltà accanto all’amore è vista come presupposto della “vita ideale” (“La vita esemplare consiste nell’amore e nell’umiltà: nella pienezza del cuore che non esclude neanche l’uomo più basso; nella formale rinuncia a voler avere ragione, alla difesa, alla vittoria nel senso del trionfo personale; nella fede nella beatitudine qui, sulla terra, nonostante miseria, opposizione e morte; nella riconciliazione, nella mancanza di collera, di disprezzo; nel non voler essere ricompensati; nel non essere legati a nessuno; nel vivere senza padroni in senso spirituale, spiritualissimo; in una vita molto orgogliosa, con la volontà di una vita povera e servizievole”)?
    Come si vede, ancora una volta, il pensiero di Nietzsche è più complesso e sfuggente di ciò che si crede, irriducibile a etichette a senso unico.
    L’ultima voce degna di rilievo che criticò Nietzsche per la sua posizione sull’umiltà fu un certo Joseph Ratzinger: non esattamente un laico progressista.

    Ma, uscendo dai dogmi, Nietzsche amava figure di grande umiltà, come il Principe Myskin di Dostoevskij.
    Come solo accennavo ieri, la definizione “sublime idiota” de “L’Anticristo”non è blasfemia ma citazione diretta dall’amato romanzo di Dostoevskji e dalla tradizione ortodossa dei “folli di Cristo”.
    Shiva, già citato (da Nietzsche è più umilmente da noi) è Shri Unmattavesa, “Colui che indossa la maschera del matto”.
    Come forse qualcuno ipotizza Nietzsche fece a Torino.

    Affascinante comunque predicare l’umiltà quando si fanno rilievi non solo a un grande filosofo ma a chi (ben più modestamente) ha risposto con pazienza alla stessa osservazione non argomentata per 50 commenti, predicarla invitando a “essere seri”, convinti di “non ricordare male”, però alla fine contraddicendosi (proprio perché lo sanno tutti e dovrebbero saperlo anche i liceali, è paradossale doverlo ancora spiegare nel 2018).
    Se fossimo offesi e sprezzanti nella nostra supposta aristocraticità, avremmo applicato alla lettera gli assunti dell’inizio dell’articolo, ma non siamo certo noi ad aver mancato di rispetto agli interlocutori.

    Certo, ironizzare sull’aristocraticità non plebea parlando di Nietzsche, dà la proporzione della comprensione o quanto meno della vicinanza nei confronti del filosofo: Nietzsche parlava di “aristocrazia dello spirito”, ma non nel senso deviato che successivamente esalterà Evola.
    La più alta forma di umiltà dovrebbe essere quella di anelare a tale dimensione interiore.
    Ma, certo, la morale del gregge, direbbe lui, è più comoda.

    Grazie per il contributo.

  54. adriano ercolani scrive:

    Comunque, riferito in generale alla discussione, per evitare che si avviti scioccamente come una discussione tra Lazio e Roma, cito la riflessione perfetta di un pensatore antitetico a Nietzsche:
    “People generally quarrel because they cannot argue. And it is extraordinary to notice how few people in the modern world can argue. This is why there are so many quarrels, breaking out again and again, and never coming to any natural end.”
    G. K. Chesterton

  55. Chiara Babuin scrive:

    Effettivamente, anche i cinesi avevano le loro responsabilità per aver inventato la polvere da sparo per i fuochi d’artificio. Se lo dovevano aspettare che un prete europeo l’avrebbe presa e utilizzata per fabbricare le prime armi da fuoco.

    La responsabilità di chi strumentalizza o usa impropriamente una certa cosa, di chi insozza l’Origine passa in secondo luogo, rispetto a chi è l’Origine.
    Ma infatti, visto che è stato citato Chesterton, andiamo proprio al principio dei tempi: Dio (prima che Nietzsche ci informasse della sua dipartita) ha la sua responsabilità, nell’aver creato l’uomo. Poverino, l’ha fatto con tutto l’amore possibile, però avrebbe dovuto prevedere che non sarebbe andata tanto bene.

    Ma la VOSTRA responsabilità quando entra in campo? La responsabilità di quello che dite, di quello che siete, di quello che fate, di quello che usate?
    A leggere i vostri commenti, mai.

    Buona irresponsabile giornata, dunque.

  56. adriano ercolani scrive:

    A Hegel, pensatore non proprio affine a Nietzsche, viene attribuita una frase di pubblico dominio, che nella sua saggezza universale potrebbe essere parimenti di Confucio come di Leonardo da Vinci: “Con un coltello puoi tagliare il pane o uccidere un uomo”.
    Se si applicasse lo stesso rigore che si applica a Nietzsche sul bislacco rapporto causa-effetto tra le sue parole e gli errori degli uomini si potrebbe attribuire a Gesù la colpa dell’evirazione di Origene.
    Un po’ come fa Feltri con Maometto, l’Isis e il concetto di “jihad”.
    Anche qui, si intende “lotta interiore” e non guerra di religione.

    Si dice sempre che stiamo tornando al Medioevo: almeno loro sapevano leggere i testi non solo a livello letterale.

  57. asd scrive:

    56 commenti di cui 2/3 sono gli autori dell’articolo che si danno ragione a vicenda
    conservatela questa pagina, servirà a un archeologo del 2300 quando si chiederà come mai sia scomparsa la sinistra

  58. adriano ercolani scrive:

    Divertentissimo.
    Visto che l’articolo è scritto a quattro mani e ci criticano, che sciocchini a rispondere punto per punto eh.
    Poi, splendido che prima ci accusano di difendere idee fascistoidi e poi si evoca LA SINISTRAAaaa.

    Gli archeologi faticheranno di più a trovare la sua identità (e il suo coraggio).
    Ma ASD sta per Anonima Sterile Dissing?
    Buona giornata.

  59. Chiara Babuin scrive:

    Ha ragione, meglio fare i dissociati mentali scrivendo un articolo a quattro mani contraddicendo l’articolo stesso e facendo il tutti contro tutti. Solo per il gusto di farlo, ovviamente.

    Spero per lei che questa pagina non venga conservata, altrimenti si metteranno le mani sui capelli nello scoprire l’assoluta incapacità di dialogo dei contestatori (a proposito di sinistra, tra l’altro).

  60. Mario Rossi scrive:

    Cari Adriano e Chiara, volevo chiuderla ma quando ho visto che i commenti proseguivano… non ho resistito alla tentazione. Devo dire che come spesso succede ci si è allontanati dal tema per misurarsi in schermaglie verbali che lasciano il tempo che trovano. Per quanto mi riguarda, una precisazione:

    “ci accusano di difendere idee fascistoidi”: no, io non ho accusato nessuno. Ho detto che (a mio avviso, of course ) la filosofia di Nietzsche legittima la lettura fascista, mentre voi la pensate diversamente, anzi pensate che “non esiste figura più indegna di rispetto” di chi la pensa così. E aggiungete che anzi, qualcosa di peggio esiste, ovvero il fare del filosofo tedesco “un profeta dell’edonismo pseudolibertario”. Ecco, sia pur stigmatizzandolo, avete colto qui un punto molto interessante. Se volete argomentiamo, altrimenti… buon pomeriggio domenicale.

  61. adriano ercolani scrive:

    Buonasera Mario.
    No, non è che tutti i commenti siano rivolti a te:) e la contraddizione nasceva dal commento completamente fuori contesto che ci era stato rivolto.
    Non è colpa nostra se le schermaglie verbali spostano il tema, abbiamo provato più volte a riportare la discussione su binari pertinenti, se però (non mi rivolgo a te) si commenta per dare lezioncine inutili, si risponde.
    Mi pare che tutto puoi obiettarci tranne che si sia risposto con argomentazioni e fonti.
    Magari non ti abbiamo convinto, per carità, ma certo non si può dire che non abbiamo argomentato.
    Se vuoi riprendere la discussione con rispetto (come hai sempre fatto), quando vuoi.
    Grazie

  62. Mario Rossi scrive:

    Va bene Adriano. Dunque proviamo, in poche parole: il sacro sì alla vita del fanciullo nietzschiano (ricordate la terza metamorfosi in Così parlo Zarathustra?) si può declinare come il sì a ogni voglia dell’uomo-bambino viziato di oggi, il modello antropologico vincente del marketing e della pubblicità? A mio avviso è una domanda da porsi.

  63. adriano ercolani scrive:

    È esattamente il contrario.
    L’Oltreuomo è profondamente ascetico e distaccato, talmente ascetico da essere distaccato dalla stessa ascesi.
    In questo senso è simile al liberato di Shankara che si libera della stessa Liberazione per dissolversi nel puro Sé.
    In questo senso ha profondamente ragione Chiara nel definirlo (nel senso più alto e consapevole) “quasi yogico”.
    Non siamo certo noi per primi a scoprire tali collegamenti.
    Tornando a Bene, quella sera famosa al Parioli chiarì in una battuta definitiva che La Volontà di Potenza era il contrario dell’affermazione dell’ego ma il disfacimento del concetto di soggetto divenuto pura energia.
    Certo, sono concetti che possono essere travisati da mente incendiarie (Evola) o schiave della propria vanità (D’Annunzio), ma è esattamente il contrario di un bimbo viziato, Nietzsche era imbevuto dei moralisti francesi come La Rochefocauld e Montaigne.
    L'”Io voglio” contrapposto all’imperativo categorico kantiano non è il capriccio dell’ego, ma l’amor fati stoico, esplicitamente evocato.
    Nei Frammenti Postumi Nietzsche torna a parlare di arte e ascesi (era pur sempre l’allievo più geniale di Schopenhauer).
    Semmai, può ricordare il Bimbo dell’Uomo Nuovo alla fine di 2001-Odissea nello Spazio, che non a caso inizia con le note di Also Sprach Zarathustra di Strauss.

    Spero di aver esplicato sufficientemente il punto di vista, che non è certo “nostro”.
    Ci sono centinaia di pagine di studiosi che collegano il pensiero di Nietzsche alla Sapienza greca e orientale.
    Non pretendo di convincerti, ma di offrire degli spunti che se vorrai potrai approfondire.
    Grazie sempre dell’attenzione

  64. Domenico scrive:

    Secondo me la questione del presunto “proto-nazismo” di Nietzsche è mal posta: non ha molto senso chiedersi quanto Nietzsche fosse “nazista”, ma semmai quanto il Nazional-Socialismo sia stato, in parte, “nietzscheano” (o abbia almeno voluto esserlo). A tacer del fatto che questi anacronismi funzionano poco, non si può comunque dimenticare che N. era un “anarca” impolitico anti-stato e anti-socialista, del tutto al di fuori delle dinamiche hegeliane e dello “stato etico”, che in realtà sono una delle vere basi del N.-S. (così come, peraltro, di altre decine di regimi politici); ugualmente giova sempre ricordare il suo fastidio per gli antisemiti (vedi la freddezza con il cognato Bernhard Förster, noto antisemita, che sposò la sorella). Ok, è vero che anche in Nietzsche si rinvengono talora considerazioni contro l’Ebraismo, ma ciò avviene più che altro per colpire il Cristianesimo, fin dalle sue radici (non mancando invece anche aforismi che arrivano a tessere le lodi degli Ebrei).
    Così di converso, per ciò che concerne le famose “bestie bionde” e “teste bionde”, “predaci e affamate di vittoria”, della “Genealogia della Morale”, be’, era un tipo di pensiero diffusissimo in Europa, non ne farei una peculiarità di N., tenuto conto poi che egli parla di “razze” solo in senso antico-ancestrale, chiarendo più volte che i “Tedeschi” moderni – con cui spesso se la prende molto – non sono più gli antichi Germani (probabilmente N. conobbe e respirò le idee che si diramarono in particolare dall’opera di de Gobineau, ma bisogna pur ricordare che il noto razzista francese non aveva nulla contro gli Ebrei, anzi; e N., in particolare dopo la rottura con Wagner, esaltò sempre di più la “leggerezza” e le “musicalità” del Sud dell’Europa; in conclusione, se il filosofo di Röcken avesse avuto una qualche ossessione razziale, perché non esprimerla più esplicitamente a ogni piè sospinto, dato che l’epoca certo non gli era d’ostacolo in questo?).
    Sulla “Volontà di Potenza”, è vero, non sappiamo quanto sia stata rimaneggiata, se non altro nell’ordine degli appunti e nella loro scelta.
    Invece, ecco, non è forse scorretto dire che, in qualche modo, il Nazional-Socialismo fu un tentativo reale di una novella “trasvalutazione di tutti i valori”, con cui capovolgere i valori cristiani nuovamente in una sorta di paganesimo aristocratico-guerriero (ma anche qui bisogna poi sottolineare quanto il N.-S. facesse in realtà una manipolazione tutta sua dell’Antichità, abbinandola a un tecnicismo esasperato, tipico del XX sec., ma molto lontano da N.). Diciamo che ci hanno in comune certo il disprezzo dell’Uguaglianza (ma N., come accennato sopra, non ne fa fondamentalmente una questione di razza, quanto di individui). Insomma, forse è stato più importante per il N.-S., solo a fare un esempio fra mille, il Fichte delle “Reden an die deutsche Nation”. Così come tanti altri pensieri, che non avrebbero mai pensato di diventare il III Reich (lo stesso Bolscevismo paradossalmente fornì certo alcune ispirazioni, per quanto i nazional-socialisti non arrivassero mai ad ammetterlo).
    Ma sempre per chiudere sull’errore dei paragoni anacronistici: persino per Wagner troverei assurdo dire che fosse “un nazista” ante litteram! E’ un gioco che non funziona e che ci porterebbe, p.es., a considerare Voltaire, noto per la sua avversione e il suo disprezzo per i “negri”, come un precursore dello schiavismo statunitense. Che senso avrebbe una tale operazione anacronistica?

  65. adriano ercolani scrive:

    Applausi a scena aperta.
    Un commento definitivo.
    Grazie.

  66. Chiara Babuin scrive:

    Grazie, Domenico.
    Splendido commento ed eccelse argomentazioni.

  67. Mario Rossi scrive:

    Cari tutti, il punto è come ricordato da Domenico, quanto il nazifascismo sia stato nietzscheano e non certo quanto Nietzsche sia fascista o nazista. Ma sta proprio qui l’oggetto del discutere: la legittimità dell’accostamento Nietzsche-nazifascismo.

    A mio avviso è legittimo, anzi palmare, perché il pensiero di Nietzsche, al di là (o forse proprio a causa) del suo misticismo – un misticismo senza amore per l’uomo -, contiene a mio avviso un nucleo ben identificabile, che è appunto quello della volontà di potenza (lasciamo perdere il libro omonimo che non esiste, e lasciamo perdere qui la questione dell’eterno ritorno, che ritengo interessante ma come dire, collaterale).

    Il concetto della volontà di potenza (non credo all’interpretazione di Carmelo Bene, che ne parla pro domo sua) non è stato tematizzato da Nietzsche ma disseminato in molte opere della maturità; eppure ritengo che sia univoco. La volontà di potenza è una modalità precisa di estrinsecazione della volontà di vivere: una modalità predatoria. Se “la vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole” (Al di là del bene e del male, Adelphi, p. 177) quale può essere la volontà che le è propria nell’uomo superiore? Cioè, come si concretizza questa volontà? Con “l’imposizione di forme proprie”, cioè con la forza, la forza che appare nella natura e nella storia per affermare sé stessa. “Pretendere dalla forza che non si estrinsechi come forza, che non sia un voler sopraffare, un voler sottomettere, un voler spadroneggiare, una sete di nemici e di resistenze e di trionfi, è esattamente così assurdo come pretendere dalla debolezza che si estrinsechi come fortezza” (Genealogia della morale, Bur, p. 79). Ecco perché è legittimo l’accostamento Nietzsche-nazifascismo.

    Qualcuno continua a pensare che una tale conclusione sia banale, troppo banale – “che orrore questa banalità” è una frase nietzscheana fino al midollo – che è troppo poco vertiginosa e poco abissale come si converrebbe invece a un grande pensatore, lo capisco. Però vedete, a riprova della tesi sta l’esito della storia, che non si può fare e disfare come invece le arditezze del pensiero: sta il fatto storico che i nazifascisti si sono appellati pubblicamente a Nietzsche. Lo hanno fatto perché hanno avvertito un’affinità profonda con la visione del mondo nietzscheana.

    Credo di capire perché Nietzsche è sempre tanto affascinante. In lui si assommano il pathos della distanza, il grande disprezzo per l’uomo e il sacro sì alla vita. Chi è che in cuor suo disprezza l’uomo della strada, l’uomo comune? Quasi tutti. Chi è che, coltivando sé stesso, non crede o non ambisce di far parte della schiera degli eletti, di coloro che appartati dal volgo soffrono in silenzio e perciò si sentono in credito con la vita, si sentono in diritto a una ricompensa, a un risarcimento? Quasi tutti. Chi è che considera la vita come un grande imporre sé stessi, come il proprio terreno di caccia? Quasi tutti. Dunque osanna a Nietzsche!

  68. adriano ercolani scrive:

    Caro Mario, capisco il tuo punto.
    Ma i nazisti si ispiravano anche alla Bhagavad Gita, non vuol dire che in essa ci siano i semi del nazismo.
    Gli stupri etnici sono stati perpetrati in Jugoslavia da gente che usava il Vangelo come bandiera.
    Tu insisti, lecitamente, su due concetti espressi da Nietzsche ma estrapolati da un’opera sterminata e contraddittoria.
    Per me Nietzsche ama profondamente l’uomo per questo spinge al superamento dei limiti “umani, troppo umani”.
    Come un qualsiasi guru o profeta o maestro.
    Come Confucio, Socrate, Lao-Tze, come anche il Cristo, come ovviamente Zarathustra.
    Non avrà la loro calma olimpica, il loro equilibrio illuminato, spesso li contesta violentemente (mi riferisco a Socrate e Cristo), ma qualsiasi pensatore mistico e iniziatico “disprezza” i limiti umani.

    Dovrebbe essere il compito di ogni filosofo mostrarci i nostri limiti per superarli.

    Non sono mie considerazioni peregrine, è lettera nietzscheana.
    All’inizio dello Zarathustra, testo che in “Ecce Homo” definisce la sua vetta, spiega tutto nel dialogo tra il protagonista è il santo:
    “Zarathustra rispose: «Io amo gli uomini».
    «Perché» disse il santo «cercai io pure il bosco e il deserto? Non forse perché ancor io amai troppo gli uomini?
    Ora amo Dio; gli uomini più non li amo. L’uomo è per me una cosa troppo imperfetta. L’amore per gli uomini m’ucciderebbe».
    Zarathustra rispose: «Ma io non vi parlo d’amore! Io reco agli uomini un dono»”.

    E dopo nel celebre discorso illustra:
    “L’uomo è una corda, tesa tra il bruto e il superuomo, — una corda tesa su di una voragine.
    Pericoloso l’andar da una parte all’altra, pericoloso il trovarsi a mezza strada, pericoloso il guardar a sé, Pericoloso il tremare, pericoloso l’arrestarsi.
    Ciò che è grande nell’uomo, è l’essere egli un ponte e non già una meta: ciò che è da pregiare nell’uomo, è l’essere egli una transizione ed una distruzione.
    Io amo coloro che non sanno vivere altrimenti che per sparire giacché sono quelli che vanno oltre”.

    Mi sembra cristallino.

    Del resto, chiosa subito:
    “Quand’ebbe pronunciato queste parole, Zarathustra guardò un’altra volta il popolo e tacque. «Ridono» disse nel suo cuore: «essi non mi comprendono; la mia voce non è fatta per i loro orecchi»”.

    Poi, ovviamente libero di rimanere della tua opinione.

    Ti ringrazio sempre della tua attenzione.
    Buona serata

  69. Mario Rossi scrive:

    Grazie a voi dell’articolo.
    Buone letture!

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