Solidarietà a Vincenzo Ostuni per la causa civile intentata da Gianrico Carofiglio

Nei giorni scorsi Gianrico Carofiglio ha citato in giudizio Vincenzo Ostuni, poeta ed editor della casa editrice Ponte alle Grazie, per aver affermato sulla propria pagina facebook all’indomani del Premio Strega dello scorso luglio che il suo ultimo romanzo, Il silenzio dell’onda, sarebbe «un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes».Le storie letterarie sono piene di stroncature assai più feroci, eppure questa è in assoluto la prima volta che uno scrittore italiano ricorre alla magistratura contro un collega per far sanzionare dalla legge un giudizio critico sfavorevole. Non è necessario condividere il parere di Ostuni per rendersi conto che la decisione di Carofiglio costituisce in questo senso un precedente potenzialmente pericoloso. Se dovesse passare il principio in base al quale si può essere condannati per un’opinione – per quanto severa – sulla produzione intellettuale di un romanziere, di un artista o di un regista, non soltanto verrebbe meno la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, ma si ucciderebbe all’istante la possibilità stessa di un dibattito culturale degno di questo nome.

La decisione di Carofiglio è grave perché, anche a prescindere dalle possibilità di successo della causa, la sua azione legale palesa un intento intimidatorio verso tutti coloro che si occupano di letteratura nel nostro paese. Ed è tanto più grave che essa giunga da un magistrato e parlamentare della Repubblica. Per questi motivi offriamo la nostra solidarietà a Vincenzo Ostuni e ci diamo appuntamento mercoledì prossimo alle ore 11 davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano – il commissariato di don Ciccio Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda – per pronunciare pubblicamente la frase incriminata di Ostuni e rivendicare il diritto alla libertà di parola e di critica. E invitiamo scrittori, intellettuali e cittadini a iniziative analoghe.

 

Fulvio Abbate

Maria Pia Ammirati

Luca Archibugi

Vincenzo Arsillo

Nanni Balestrini

Marco Belpoliti

Maria Grazia Calandrone

Rossana Campo

Andrea Libero Carbone

Maria Teresa Carbone

Roberto Ciccarelli

Franco Cordelli

Andrea Cortellessa

Michele Dantini

Cristiano De Majo

Matteo Di Gesù

Francesca Fiorletta

Stefano Gallerani

Sergio Garufi

Giovanni Greco

Andrea Inglese

Tiziana Lo Porto

Valerio Magrelli

Massimiliano Manganelli

Carlo Mazza Galanti

Giordano Meacci

Matteo Nucci

Tommaso Ottonieri

Francesco Pacifico

Francesco Pecoraro

Gabriele Pedullà

Tommaso Pincio

Christian Raimo

Daniela Ranieri

Francesco Raparelli

Raissa Raskina

Luca Ricci

Luigi Scaffidi

Fabio Stassi

Carola Susani

Fabio Teti

Giorgio Vasta

Sara Ventroni

Paolo Virno

Paolo Zanotti

 

 

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
82 Commenti a “Solidarietà a Vincenzo Ostuni per la causa civile intentata da Gianrico Carofiglio”
  1. lidia scrive:

    Ieri non appena tornata da un viaggio durante il quale non ho potuto accedere ad internet, ho letto l’appello e ho inviata la mia firma all’indirizzo indicato ma ora non ritrovo il mio nome nella lista, per favore inseritela. grazie! lidia riviello

  2. Enrico Marsili scrive:

    Si pone lo stesso problema in campo scientifico, dove il diritto di critica (in Italia) e` ridotto dal meschino ricorso alla querela.
    Speriamo che il giudice sia savio.

  3. Donato scrive:

    Sí, d’accordo! sono estremi improponibili, portare a giudizio le persone per le loro opere é roba da fahrenheit 451! Pero il problema rimane e cioé che il diritto della libertá dell’opera artistica in tutte le sue specie, ha generato masse d’incompetenti che con la scusa della libertá d’espressione creano caos a coloro che sono invece professionisti, gettando sul mercato mondezza spacciata per arte e che va a ledere profondamente il prodotto artistico frutto di anni d’esperienza e sacrifici oltre che come prodotto di mercato anche come veicolo culturale!
    Sicuramente non é questa la situazione , non conosco ne Carofiglio ne Ostuni, e non me ne vogliano per caritá! Ma colgo l’occasione per esporre comunque un problema che c’é ed é reale!
    E dunque riflettere su come trovare una soluzione morale ma efficace perché il prodotto d’arte abbia comunque un riconoscimento come tale!
    Un sistema funzionale per discernere ció che é professionale da ció che é dilettantismo!
    Anche perché tocca direttamente il mio lavoro e combatto ogni giorno per salvare la mia professione da orde di dilettanti!
    Grazie per il vostro stupendo blog!

  4. simona scrive:

    banalmente…”scribacchino mestierante” non mi pare un giudizio critico sull’OPERA, ma sulla persona. mi sembra così evidente.

  5. Elda Lnza scrive:

    A me piace come scrive Carofiglio e anche quasi tutto quello che ha scritto. Non mi piace questo atteggiamento. Strano, non e’ un atteggiamento dignitoso, non rispetta il giudizio degli altri anche se espresso in modo poco urbano. Ma da qui alla querela ce ne corre, e ce ne dovrebbe correre per un uomo, uno scrittore, di successo e del livello di Carofiglio. Peccato, ho distrutto un mito!

  6. francesco scrive:

    Se io venissi epitetato come “Mestierante e scribacchino” da chiunque sia, quindi intendendo giustamente rivolta nei miei confronti un’offesa verbale, avvierei anche io un provvedimento del genere, soprattutto perche’ sono termini lesivi espressi nel campo di lavorativo del querelante e del querelato.

    Non stiamo parlando di critica di uno scritto, stiamo parlando di offesa ad una persona.

    Riuscite ad essere oggettivi ed obiettivi?

    Riuscite a riconoscere il senso delle parole che dite e l’effetto che scatenano?

    O conta solo la strenua difesa di un ruolo o di un’idea di ruolo che si possiede?

    Mi aspetto una cortese risposta da chi non si sente offeso se chiamato “Mestierante Scribacchino”

  7. maurizio scrive:

    Assoluta solidarietà a un uomo di cultura e persona leale.

  8. andrea scrive:

    Scherziamo? “Scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante” è un’ingiuria, non una critica, e nessuno, che sia poeta o idraulico, ha diritto di ingiuria in questo paese. O no?

  9. simona scrive:

    e, comunque, non è una denuncia penale ma una richiesta di risarcimento civile, e Carofiglio dovrà provare l’esistenza del danno (economico e morale). esistono due punti di vista in questa vicenda, e la prevalenza dell’uno o dell’altro non mi pare così scontata. ad ogni modo, se alla critica letteraria (articolata, motivata, anche dura e pungente) si sostituisce l’insulto sgarbiano mi sembra che ci sia un degrado culturale e una povertà di argomenti anche da parte di chi critica.

  10. francesco scrive:

    Allora non mi sento l’unico ad avvertire che la piu’ grande distanza tra la cultura e il popolo in questo paese e’ chi si ostina a frapporcisi come mediatore e traduttore.
    Mio pensiero personale che ogni forma d’arte debba essere fruita e giudicata per quello che comunica.
    Chi poi ne’ ha cultura e capacita’ deve trovarne i rimandi e modestamente e intelligentemente esporre il suo pensiero.

  11. Pietro Gallo scrive:

    Vergognoso….
    Consideravo Carofiglio un semplice scribacchino, ora lo considero un uomo soprattutto indegno.

    Hanno criticato anche Dostoevskij ai suoi tempi, non è possibile stroncare CAROFIGLIO ???

    Voglio il mio nome a caratteri cubitali sulla lista.

  12. Jacopo Lubich scrive:

    Di solito ad un’accusa, se vogliamo chiamarla così, si risponde tanto più con veemenza quanto più la si sente vera.
    E il peggior difetto per uno scrittore è la mancanza di umiltà.
    Siamo diventati un popolo che risponde con lettere dell’avvocato ad una critica, che preferisce querelare, denunciare, azzittire, invece che discutere, domandarsi, riflettere.
    Il ricorso alle vie legali per me testimoniano la mancanza di fiducia del proprio ruolo di scrittore.
    Se lo scrittore “accusato” voleva difendere il suo mestiere, non so quanto con questo procedimento ci sia riuscito. Io non comprerei i libri di uno scrittore che non riesce ad immaginare un’altra soluzione…

  13. Ilaria scrive:

    Come già scritto da altri, quello di Ostuni non è un “giudizio critico sfavorevole”, ma un’ingiuria, oltretutto proveniente dall’editor della casa editrice di Emanuele Trevi, altro finalista del Premio Strega.
    Una caduta di stile che trovo poco intelligente sottolineare con un’iniziativa ad hoc e un dispendio di energie e parole degno di miglior causa.
    Spero che gli stessi firmatari saranno almeno altrettanto attivi quando ad essere querelato sarà magari un semisconosciuto autore di una qualche recensione negativa (cosa che quella di Ostuni non è; trattasi di “sfogo su Facebook”, per quanto infiocchettato con una citazione colta).

  14. simona scrive:

    @ jacopo ma per quale motivo uno scrittore, un artista, un uomo dovrebbe essere “umile” e accettare un insulto senza difendersi? sarebbe questa l’umiltà? Carofiglio è ANCHE un giurista, un bravo giurista, e la sensibilità giuridica rende attenti a non ledere i diritti altrui e, giustamente, a tutelare i propri.

  15. francesco scrive:

    Torniamo nel mondo reale?

    Se dico che voi che scrivete siete “Inutili e miserabili finti scrittori”

    Vi offendete?

    Mi vorreste far passare la voglia di scriverlo?

    Se aveste possibilita’ lo fareste?

    E allora?

    Non stiamo discutendo sul valore ma sul metodo.

  16. francesco scrive:

    Concordo con Simona

  17. lulù massa scrive:

    Cari tutti,
    qui stiamo parlando di persone che nel loro lavoro dovrebbero essere costantemente ispirate dall’arte, da ciò che è bello, giusto, onesto, puro. Non stiamo parlando di commercialisti o impiegati di banca, meschini e attaccati al “lei non sa chi sono io”. Tra le tante cose che mi ha insegnato la letteratura c’è di sicuro quella di dare il giusto peso alle cose, la leggerezza di librarsi sopra le pesantezze e il viscidume della nostra società. Insomma, ce lo vedreste Tolstoj, Bukowski o qualche altro grande scrittore di vostra conoscenza querelare chiunque per una fottutissima frase? No. Ecco, appunto.
    Buone letture.

  18. simona scrive:

    @ lulù: non so, non ho tempo e voglia di fare ricerche, ma dopo tanti anni è facile confondere lo scrittore e l’uomo. e poi magari, in altri tempi, per molto meno ci si sfidava a duello.

  19. Jacopo Lubich scrive:

    @ Simona.
    Infatti, critico la mancanza di immaginazione. Quello è il solo modo che uno scrittore ha di difendersi dai critici? Non credo. Non voglio crederlo.
    L’umiltà è di non far veicolare la difesa dello scrittore dal ruolo del giurista. Contesto il modo, non il valore di per sé.

  20. francesco scrive:

    @Lulu’

    Il passare sopra ogni sorta di offesa ci fa essere il paese in cui siamo.
    Guarda in Spagna!
    Ora ritorno a dirlo.
    L’arte e’ semplicemente espressione.
    Quindi puo’ anche essere Brutta Sbagliata Disonesta e sporca.
    Ma deve essere rispettosa.
    Un’affermazione come quella espressa da Ostuni, sopratutto in pubblico e’ semplicemente e forse legalmente un offesa.
    Carofiglio puo’ rispondere come vuole. Se e’ ispirato dall’arte letteraria ne fara’ un romanzo, se e’ ispirato dall’arte oratoria tirera’ fuori una bella causa.
    Saranno anche cavoli suoi se si e’ sentito offeso?

  21. simona scrive:

    concordo francesco. e dirò di più: la tutela dei diritti personali è estesa, giustamente, anche alle persone giuridiche (alle quali possono essere risarciti i danni non patrimoniali). quindi potrei scrivere “la casa editrice X è ridicola, dovrebbe limitarsi a stampare i volantini del supermercato” senza conseguenze? sarebbe giusto?

  22. lulù massa scrive:

    @ simona: qui non si tratta di confondere. Per me sono la stessa cosa. Da uno come Bukowski, da quello che ha scritto e da come ha vissuto, io non me lo aspetterei. Da Carofiglio invece me lo aspetterei. Non so. C’è questa differenza tra gli scrittori e Carofiglio che mi sembra lampante, ma sarà che leggo cose sbagliate.

  23. Ho letto il libro e l’ho trovato il peggiore di Carofiglio, troppo artificiosamente incentrato sulle non sempre credibili nevrosi del protagonista.
    Da qui a dargli dello “scribacchino mestierante”, però, corrono cento chilometri.
    Il suo intento è intimidatorio? o piuttosto di riportare certi personaggi all’importanza che hanno, cioè quella di semplici lettori professionisti?

  24. Ilaria scrive:

    Concordo con Stefano, dalla prima all’ultima parola.

  25. lulù massa scrive:

    @ francesco: ma come fai a paragonare cose così diverse come Carofiglio e i ragazzi in Spagna? Potrei rigirarti la cosa e dire che in Italia siamo in questo stato proprio per questa pesantezza e mancanza di immaginazione.

  26. francesco scrive:

    @ Stefano

    Approvo.

  27. simona scrive:

    Jacopo, credo che le questioni siano distinte. alla “vera” critica si risponde con la propria opera. l’insulto personale non so cosa meriti, ognuno reagisce all’ingiustizia a suo modo e ha diritto di farlo. c’è chi risponde, chi picchia, chi ignora. e chi, magistrato, cerca la giustizia nel posto a lei dedicato, perché ci crede, e consapevole di esporsi. è una sua legittima scelta.
    capisco pure chi, come te, dice che non è opportuno, ma non capisco le prese di posizione pubbliche contro una persona che tutela un suo diritto.

  28. francesco scrive:

    Non paragono.
    Ragiono.
    Con la scusa della liberta’ di espressione ci stiamo perdendo.
    La cultura serve a far avanzare la cultura, di tutti.
    Non a puntarsi il dito l’uno con l’altro.
    Non a fare gara a chi e’ piu’ bravo o sa di piu’.
    Se qualcuno vede le mie foto sono contento che gli facciano schifo.
    Almeno comunico qualcosa di sensibile.

    Siamo spenti e chiusi nei nostri piccoli recinti.

  29. lulù massa scrive:

    @ francesco: è seguendo il tuo ragionamento che la querela non regge. Carofiglio ha caricato di un’importanza assurda una opinione sulla sua opera. Per lo stesso motivo tutti noi non potremo più esprimere un parere sulla sua opera perché se no, essendo lui onorevole, avvocato, magistrato, può querelarmi e io, morto di fame, non posso affrontare finanziariamente la causa in un tribunale e quindi che faccio? mi sto zitto, che è meglio. Volete questo? Se sì, vi meritate Carofiglio e i suoi libri.

  30. francesco scrive:

    @ Lulu’

    Forse mi son espresso male e non ci siamo capiti.

    Puoi Criticare, con tutta la veemenza e la fermezza che possiedi e che sai argomentare.
    Non puoi offendere.
    Punto.
    Se poi uno si incazza puo’ (deve) rispondere secondo i suoi mezzi.

  31. @ lulù
    L’espressione “scribacchino mestierante” non si riferisce all’opera. Dato di fatto.

  32. simona scrive:

    non è una querela, ma una causa civile, e chi non ha i mezzi è difeso a spese dello Stato.

  33. simona scrive:

    si sta scambiando il Diritto con il privilegio. è triste.

  34. Vanni Santoni scrive:

    ci manca solo che i senatori comincino a far causa agli scrittori

    naturalmente aderisco

  35. simona scrive:

    al di là del caso concreto, mi dispiace anche percepire un diffuso disprezzo intellettuale per il diritto, ridotto a mero scambio di pezzi di carta, a prove di forza tra prepotenti. ma il diritto è il mezzo che una società dà a sé stessa per risolvere i conflitti, è la misura della nostra libertà e di quella degli altri, è l’umiltà del riconoscere valore al giudizio altrui. non a caso filosofia e diritto sono molto vicini.

  36. lulù massa scrive:

    @simona: non si tratta di svilire il Diritto, si tratta di chiamare le cose con il loro nome. In questo caso la “cosa” si chiama ricatto morale. Ti dicono “Siamo in un paese democratico, tu puoi scrivere quello che vuoi. Però attento, che se sbagli una virgola finiamo davanti al giudice”. Mi sembra di essere di fronte a beghe di paese più che a critica letteraria e scrittori.

  37. simona scrive:

    @ lulù: però considera che finire davanti al giudice non significa essere condannati. Il giudice per esempio potrebbe ben dare torto a carofiglio. e comunque la verità è che in un paese democratico NON puoi scrivere quello che vuoi, se lede il diritto di altri. capisco che è banale ma a volte ce lo dimentichiamo, se no ci troveremmo nuovi julius streicher, per esempio, a incitare al razzismo.

  38. Enrico Marsili scrive:

    Roba da avvocaticchi che hanno tempo, energia, e soldi da spendere.
    Certo, insultare in quel modo e` da dodicenni, ma allora anche la risposta dovrebbe essere a tono.
    Il vocabolario Italiano e pieno di materiale per ottimi insulti, in cui riversare tutta la propria bravura di “scribacchini” o “lettorucoli”.
    A Roma la cosa si sarebbe maschiamente risolta con un paio di colpi di crick, come dopo un incidente.

  39. lulù massa scrive:

    @ simona: davanti al giudice dovrebbero finire cose importanti. E poi sei un magistrato, un onorevole, dovresti conoscere lo stato della giustizia italiana, e tu che fai? dai avvio ad un’altra pratica perché il tuo ego da scrittore di successo si è sentito offeso. Qui non stiamo parlando di me e di te, cittadini comuni, stiamo parlando di un senatore della repubblica, di un ex-magistrato, di uno scrittore, di uno che magari ha letto pure Chandler. Non ti sembra assurdo tutto ciò?

  40. “Ci diamo appuntamento mercoledì prossimo alle ore 11 davanti al commissariato di Piazza del Collegio Romano – il commissariato di don Ciccio Ingravallo in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda – per pronunciare pubblicamente la frase incriminata di Ostuni e rivendicare il diritto alla libertà di parola e di critica”.

    Il mio sogno sarebbe averci un cazzo da fare come voi per venire mercoledì prossimo alle ore 11 in quel posto lì, per pronunciare la fatidica frase incriminata, anche se mi pare una roba da bambini di sei anni, magari sette, e tuttavia verrei lo stesso, tanto per fare un po’ di casino. Divertitevi.

  41. simona scrive:

    lulù: a me personalmente, sì, mi sembra assurdo. io avrei ricambiato con altri insulti, ho una grande fantasia nel turpiloquio :). però, come dicevo prima, ognuno si difende come crede, carofiglio di sicuro è più signorile di me e rispetto la sua libertà perché se un diritto esiste deve essere possibile tutelarlo in tribunale. scusa se mi sto ripetendo, non voglio dilungarmi né fare polemica, coi miei interventi volevo solo evidenziare che in questa vicenda esistono due punti di vista, e che gridare pubblicamente all’intimidazione e alla censura mi sembra fuori luogo. io sono solo una comune cittadina e lettrice, ma se fossi negli intellettuali che hanno sottoscritto l’appello considererei anche il punto di vista di carofiglio.

  42. bidé scrive:

    Fatemi capire, “scribacchino” e “mestierante” sarebbero parole insultanti e lesive della persona? Se una persona decide di rendere pubblico un proprio lavoro letterario e questo risulta essere, per il sottoscritto, un pessimo lavoro, quella stessa persona è per me uno scribacchino e un mestierante, molto semplicemente, e se sono chiamato a commentare/recensire/criticare il lavoro in questione DEVO (anancastico, ma perché no?, anche deontico) poter dire che chi l’ha prodotto è uno scribacchino e un mestierante perché quello è.
    Suvvia, siate seri, querelare perché si è stati criticati è un passo (l’ennesimo) verso il tracollo.

  43. giorgio scrive:

    il passo verso il tracollo è quello di chi sproloquia e non conosce la differenza tra querelare e citare in un giudizio civile. vedo arroganza, supponenza e autoreferenzialità di una casta di sedicenti scrittorucoli semisconosciuti, invidiosi e falliti che cerca di farsi notare.

  44. francesco scrive:

    @Bide’ (ti stimo per il nome)

    Se estrapoliamo le parole incriminate del loro orto , ovvero dal discorso da cui provengono, perdono il loro senso.

    Riposto: “un libro letterariamente inesistente, scritto con i piedi da uno scribacchino mestierante, senza un’idea, senza un’ombra di ‘responsabilità dello stile’, per dirla con Barthes».

    Io direi che a meno di essere straniero e non sapere l’italiano questa e’ un offesa.

    Poi trovo ancor piu’ irritante 2 piccoli particolari;
    1-che una critica cosi’ aspra dura violenta sia stata diffusa come status su facebook
    2-Si sia creata una serie di personaggi pubblici e di cultura che abbiano sentito l’esigenza di testimoniare con la loro firma e la loro presenza questa ingiustizia

    ancora di piu’ aggiungo che per fortuna io oggi non dovevo lavorare e mi son potuto godere ancora di piu’ quanto sia arrivata all’inutilita’ la cultura italiana capace solo di guardarsi i palmi delle mani e lamentarsi del dolore che prova senza veder assolutamente cosa ha intorno.

    Resta il fatto che ( e lo ripeto ancora per l’ennesima volta ) oggettivamente le parole espresse da Ostuni sono un offesa lesiva della persona e se a giudizio di chi le ha ricevute sono passibili di denuncia vanno affrontate in questo modo.

    Aggiungo:
    Se con i nuovi mezzi di comunicazione in cui in ogni secondo siamo raggiunti e raggiungiamo gli altri in ogni istante della nostra vita dobbiamo cominciare a pesare le parole. Ma mai quello che esprimono.Mai.

    La critica e’ il miglior esercizio della coscienza. Ma va eseguita con coscienza.

  45. lulù massa scrive:

    son sempre 50mila euro per una critica caro giorgio, se tu ce li hai, son contento per te. Auguri

  46. giorgio scrive:

    Sarà ciò che liquiderà il giudice, se riterrà provato il danno da parte dell’attore. Se l’attore ha agito temerariamente paga le spese e anche il danno. Se volete parlare di diritto, studiatelo prima.

  47. Ha ragione Simona (con la quale mi complimento per l’intelligenza dei suoi ragionamenti), è fastidioso notare come i letterati sviliscano e facciano sgambetto al Diritto continuamente in questa maniera (parlo di chi trova innaccettabile il comportamento di Carofiglio nei vari commentari sui blog). E’ nel Diritto che sono scritti i nostri coefficienti di libertà, non nelle pagine dei Promessi Sposi (lì ci sono delle altre cose, ma aver letto ottomila libri di narrativa e poesia non ci rende più lucidi davanti al codice civile di uno studente di giurisprudenza del secondo anno che sicuramente ne sa più di noi).
    Abbiamo criticato fino all’altro giorno chi come Berlusconi ha fatto della legge il proprio giardino di casa dove piantare insalata al posto di rose, e pommarole per tulipani…
    Mi direte che esagero, certo esagero, ma il principio è simile: per voi a qualcuno va accordato un privilegio, mentre ad altri no. Ora, badate, devo mettere Ostuni dentro una bolla d’impunità perché è un letterato? Perché non scriveva sul Corriere ma su fb? Ma non lo sa da solo, e credo lo sappia, che sui social network si è passibili di denuncia per quel che si scrive?
    Se qualuno vi insultasse sul posto di lavoro, davanti a delle altre persone (feisbuc è come un bar, una tavola calda, un ufficio pubblico) e quell’insulto arrivasse a ledervi per tanti motivi, trovereste inaccettabile andare davanti ad un giudice a trovare la vostra legittima soddisfazione?

    Eppure sembra sempre che in fatto di Libertà i letterati ne sappiano di più dei giuristi, dei filosofi del Diritto, delle leggi… ci si professa anarchici, rivoluzionari, libertari, ma mi sembra siano solo discorsi conformistici da ceto intellettuale, di una libertà ancestrale, lirica, da panismo dannunziano, le forme promosse dalla tradizione letteraria… lo dico perché poi quando si va nel concreto, la qualità della Libertà intessuta nelle leggi non viene percepita: come questo caso dimostra, laddove si vorrebbe privare Carofiglio di difendersi.

    In Italia, colpa la storia, colpa i media, non si riesce noi non riusciamo nemmeno a credere che la Giustizia potrebbe (potrebbe) esserci, non crediamo al valore di una sentenza, dei gradi di giudizio, della buonafede di un giudice… in una parola, si partecipa del populismo italico, che ci contraddistingue da sempre. E se il giudice desse torto a Carofiglio? Perché non credere che la Giustizia potrebbe arrivare alle vostre stesse conclusioni? Allora ammettete che una falla da qualche parte c’è.

    Voi non vi rendete conto che difendere a spada tratta Ostuni come state facendo, senza dire che con quelle frasi si scivola dalla parte del torto, senza ammettere che dire “scribacchino mestierante” ecc non è una recensione sull’opera ma un attacco personale suscettibile di reazione legale, voi fate passare il messaggio che una persona ne può attaccare personalmente un’altra, ma quest’ultima non può (quando ne avrebbe diritto perché sancito dalla legge) denunciarlo e rimettere le frasi incriminate al giudizio di un giudice.

    L’unica posizione accettabile è che ammettiate che Ostuni è criticabile per quello che ha scritto, ma che una denuncia Carofiglio, che ha tutto il diritto di farla, poteva magari risparmiarsela e riderci e ironizzarci su…

    Già l’ho detto l’altra volta nel precedente post su Ostuni-Carofiglio, ,

  48. bidé scrive:

    Continuo a sorridere di fronte al ritenere delle offese le parole di Ostuni, indipendentemente dal fatto che le abbia scritte su facebook o sul New Yorker. Non del coglione e del deficiente, per fortuna, è stato dato a Carofiglio, bensì dello scribacchino (Treccani: Scrittore da nulla, scrittorucolo: quello è uno s., anche se si crede un romanziere!, persino l’esempio sembra confortarmi) e del mestierante (Chi esercita la propria attività, spec. un’arte o una professione, abbassandola al livello di mestiere, o per imperizia, o perché mosso da interesse esclusivamente economico, o, nel caso di un’arte, perché la riduce a puro esercizio tecnico). Continuo a non capire come un autore che scriva un brutto libro non possa essere così definito.

    Al di là di questo, leggendo i commenti sembra che molti ritengano la legge infallibile, appellandosi ad una decisione del giudice che sarà risolutiva e che darà ragione a una parte o all’altra della nostra discussione. Purtroppo non è così, e non si tratta di svilire il Diritto, si tratta semplicemente di guardare in faccia alla realtà. Per definizione la legge non è infallibile.
    Ma io nella questione Diritto in sé neppure ci volevo entrare, proprio perché ignorante in materia. Il punto è che indipendentemente da chi abbia ragione a livello giuridico, la mossa di Carofiglio mi sembra piuttosto infelice, per usare un eufemismo, proprio perché non trovo nulla di ingiurioso nelle parole di Ostuni e perché mi sembra più che normale e più che lecito poterle usare nel commentare un libro.

  49. simona scrive:

    grazie Dinamo, hai espresso meglio di me ciò che mi stava a cuore.

    @bidè, tu stai dicendo che la mossa di Carofiglio ti sembra infelice e esagerata e va benissimo. ma chi ha firmato l’appello qui sopra stanno dicendo una cosa molto diversa dalla tua: stanno dicendo che quella di carofiglio è una mossa intimidatoria perché lui onorevole e magistrato, sottintendendo quindi che il giudizio non sarebbe imparziale, e questo sarebbe pericoloso per il diritto alla libertà di espressione. come vedi qui il diritto c’entra eccome, e sono proprio i sottoscrittori dell’appello che stanno alzando il tiro invocando addirittura le libertà costituzionali.

  50. paolo ciampi scrive:

    Certo non è bello quello che è stato detto – e ci si poteva risparmiare – ma di qui a fare causa ce ne corre e parecchio… Sono per la libertà di espressione e di critica sempre, anche se questa libertà è esercitato in modo sgradevoe e a sua volta suscettibile di critica severa… e “scribacchino mestierante” è un giudizio, non l’attribuzione di un fatto magari inventato con intenti diffamatori. Se si dovesse finire sempre davanti a un giudice per questo le strade si svuoterebbero per riempire i tribunali e forse sarebbe più difficile per tutti parlare. Senza dimenticare che magari avrebbe sempre ragione colui il quale può pagarsi il migliore avvocato… sono per sottoscrivere l’appello. E penso che a colui che si è sentito offeso potrebbe bastare una scusa pubblica…

  51. giorgio scrive:

    E infatti la diffamazione non c’entra niente.

  52. Fabrizio Spinella scrive:

    Lettera aperta a Carofiglio
    Un grande scrittore di nome Giuseppe Berto querelò Dacia Maraini che per malanimo, non certo per critica letteraria, gli aveva dato dello “stronzo” in una prefazione a un libro. Berto scelse l’arma della querela per portare in tribunale, attraverso la Maraini, tutto un mondo moraviano che condizionava mafiosamente l’editoria, dileggiando coloro che non erano aggregati al suo carro. La polemista di destra Gianna Preda coniò un epigramma fulminante: «La Dacia disse a Berto “stronzo”, Berto rispose “signora”: sbagliarono entrambi».
    Ora, lei, Carofiglio, ha querelato un editore che le ha dato dello “scribacchino” e del “mestierante”, riferendosi alla qualità della sua prosa. Lei di professione fa il magistrato e pro tempore il parlamentare di sinistra, cioè appartiene a un mondo privilegiato, spesso rancoroso, quasi certamente suscettibile di esaurimenti nervosi. Si può discutere sullo stile dell’editore che l’ha così vilmente pittata, ma la sua reazione, Carofiglio, resta sproporzionata e, francamente, non sta facendo una gran bella figura, né come magistrato in aspettativa né come parlamentare a termine, tantomeno come “sedicente” romanziere: perché qui sta il punto, lei si crede un romanziere perché pubblica romanzi, ma deve lasciare ai lettori la libertà di dire che lei non è un romanziere, ma uno “scribacchino” e un “mestierante”, così come altri hanno la libertà di dire che lei è un grande scrittore. Stia attento, Carofiglio: essendo già stato secondo le categorie di Arbasino una “brillante promessa” adesso, con questa querela, rischia di diventare secondo la stessa classifica arbasiniana il “solito stronzo”, senza avere la benché minima possibilità di terminare come “venerato maestro”. I veri letterati hanno buona memoria…

  53. Devin scrive:

    certo pure uno che crede di essere brillante citando arbasino qualche problemino ce l’ha. Provare a dire qualcosa con parole proprie, piano piano, aiuta a superare i complessi di inferiorità e l’invidia livorosa, che è francamente patetica.

  54. davide calzolari scrive:

    cit Simona

    “””banalmente…”scribacchino mestierante” non mi pare un giudizio critico sull’OPERA, ma sulla persona. mi sembra così evidente.”””

    QUOTO

    come mai tanti non se ne accorgono????

  55. davide calzolari scrive:

    e cmq ,tutta sta vicenda non è un precedente del tipo “ah,da oggi in poi non si potranno piu recensire(???) in maniera severa libri o film,che si rischia una querela!”

    ma per favore,da domani tutto uguale comunque,basta un minimo di correttezza nel recensire,e non usare certi termini che a nessuno fanno piacere,e non capita nulla

    il resto è retorica da comparto culturale

  56. Fabrizio Spinella scrive:

    Per Devin. “Invidia livorosa, complessi di inferiorità, brillantezza”, Ma lei, Devin, perché non legge un po’ di più (perfino Carofiglio, se non sa leggere di meglio) e scrive un po’ di meno: magari nella classifica di Arbasino non troverà una schedatura, ma saprà trovare le citazioni giuste.

  57. Paolo1984 scrive:

    Quello di Ostuni era uno sfogo polemico chiaramente offensivo, e quindi è del tutto normale e legittimo che Carofiglio si sia offeso e abbia ritenuto di querelare Ostuni per ingiurie.
    Detto questo, faccio notare che Ostuni è stato offensivo ma non diffamatorio, ha dato la sua opinione (pesante, offensiva) sullo scrittore Carofiglio, non ha accusato falsamente la persona di aver commesso reati (lo dico pensando alla coeva vicenda Sallusti che viene difeso da molti colleghi suoi senza capire che quell’articolo gli estremi per la diffamazione li aveva tutti), faccio inoltre notare che se Moccia, Melissa P, Fabio Volo dovessero querelare per ingiurie tutti coloro che li ricoprono di insulti sui social network (insulti che di solito passano dallo scrittore alla persona indifferentemente rasentando in qualche caso la calunnia) i tribunali sarebbero ancora più intasati.
    Perciò è diritto di Carofiglio offendersi e sporgere querela ed è diritto mio dire che mi sembra una reazione un po’ eccessiva

  58. Paolo1984 scrive:

    “””banalmente…”scribacchino mestierante” non mi pare un giudizio critico sull’OPERA, ma sulla persona. mi sembra così evidente.”””

    scribacchino è un termine particolarmente pesante e offensivo per dire che uno non sa scrivere e che è un pessimo scrittore..mi sembra un giudizio sul carofiglio scrittore non sulla persona.
    Poi ripeto, è legittimo che ci si offenda dato che il giudizio è espresso in termini offensivi, ma altri scrittori se ne beccano di peggiori e non ricorrono al tribunale. Vabbè, ognuno ha la sua sensibilità.

  59. bidé scrive:

    Ma, per esempio, l’ultimo commento di Devin non è ben più pesante di quanto detto da Ostuni? “complesso di inferiorità”, “qualche problemino ce l’ha”, “complessi di inferiorità”, “francamente patetica”. Si predica alla grande ma si razzola davvero male.
    Eppure non credo che il signor Fabrizio Spinella abbia intenzione di querelarlo. Sarà mica perché ha un minimo di senno?

  60. Devin scrive:

    @spinella: mi sono limitato a 4 righe infatti, sempre meglio che copiare ooops citare idee altrui per mancanza di idee proprie.

  61. giorgio scrive:

    @ paolo 1984, bidè, etc etc: la querela è PENALE, l’azione civile è CIVILE. sono cose diverse.

  62. Paolo1984 scrive:

    chiedo scusa, avrei dovuto leggere meglio, ok azione civile, ho sbagliato a parlare di querela
    Resta il fatto che allora ci sono scrittori e artisti che avrebbero ben più motivi di intentare cause civili e non solo

  63. devin scrive:

    @bidé: “appartiene a un mondo privilegiato, spesso rancoroso, quasi certamente suscettibile di esaurimenti nervosi”
    “sedicente” romanziere: perché qui sta il punto, lei si crede un romanziere perché pubblica romanzi”
    “solito stronzo”

  64. Fabrizio Spinella scrive:

    @Devin. Non attacca. Lei non capisce i paradossi (un romanziere è tale se lo riconoscono i lettori, presi individualmente uno ad uno…). Faccia un po’ di esercizi spirituali, e non sia solipsista.

  65. Devin scrive:

    Ci vuole l’unanimità o basta la maggioranza? Ah, che stupido, non capisco i paradossi, un romanziere e’ tale se lo decide lei. Tutti gli altri scribacchini e mestieranti.

  66. Fabrizio Spinella scrive:

    Tanto per capirci, Devin, legga queste citazioni:
    1. “Presi tra le mani, lo sfogliai, ne lessi qualche pagina, lo rimisi a posto. È una cosa che faccio da molti anni. Da sempre, in realtà. Con Musil e soprattutto con l’Ulisse di Joyce. Ogni volta mi confronto con la mia ignoranza e penso che dovrei leggere questi libri. Ogni volta non mi riesce nemmeno di comprarli […] ma in libreria continuo a sfogliare quei volumi ….”
    2. “ Come faceva quella canzone di De Gregori? Cercavi giustizia, incontrasti la legge”
    3. “Ha un pezzo preferito? [il protagonista chiede a un detenuto neofascista] – Sì che ce l’ho. On the sunny side of the street. Se esco di qui, una delle prime cose che farò sarà andarmi a sentire una vecchissima incisione radiofonica di quel pezzo. Satchmo che suona e canta negli studi RAI di Firenze, nel 1952, credo. Penso a quel pezzo con i fruscii di tanti anni fa e mi vengono i brividi”.
    Da: Gianrico Carofiglio, Ragionevoli dubbi, Sellerio.
    Se ha letto questo libro (soprattutto queste frasi) di Carofiglio, sorgeranno “ragionevoli dubbi” anche a lei, Devin. Buona notte.

  67. Fabrizio Spinella scrive:

    1. E il libraio non gli ha detto: visto che continua a sfogliarli, se li compri ‘sti cazzi di libri! Li ha ciancicati tanto che dovrò darli al mercato degli usati.
    2. Pensi se avesse cercato la legge e avesse incontrato la giustizia… Il ritmo sarebbe cambiato?
    3. Ma quel detenuto (neofascista, ça va sans dire) è un picchiatore colto o un picchiatore stolto?

  68. Wif scrive:

    Mi sembra che Carofiglio avrebbe dovuto rispondere, anche duramente, ma con la denuncia si è insultato molto più , forse, di quanto meriti.

  69. La solita arroganza del “Potere”. Ma è forse strumentale , alla Sgarbi : questi polveroni fanno vendere di più ; nella nostra mediocre italietta funziona sempre .
    Solidarietà a Vincenzo da parte mia .
    leopoldo –

  70. devin scrive:

    Fabrizio, devo scusarmi per i modi che ho usato, e soprattutto per averla costretta a trascrivere ciò che ha trascritto. la prosa di carofiglio è effettivamente imbarazzante. facciamo così e veniamoci incontro: scrive in modo vergognoso. ma limitamoci a insultare i suoi scritti.
    mi scusi ancora, sinceramente.

  71. Fabrizio Spinella scrive:

    Il n’y a pas de quoi. Saluti cordiali per Devin.

  72. LM scrive:

    Carofiglio, intervistato da Repubblica, dice dice parole sagge. Dice anche che non c’è nessuna citazione in giudizio http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/120928/1kzhz8.pdf. Se è vero, come è difficile dubitare, ci fate la figura dei peracottari, voialtri firmattori, maanche degli esperti di Marketing, non del tutto disinteressati a finire gratuitamente sotto i riflettori della stampa nazionale… Vabbè, nulla di trascendentale, nuove frontiere dell’editoria… Si chiuderà tutto a tarallucci e vino, naturalmente, con le giuste scuse da parte di Ostuni. Però non è stato tutto vano: una volta scoperta questa sensibilità verso la difesa del diritto di critica, almeno voi TQ, avete maturato un’esperienza che potrete certamente trasferire ad analizzare lo strano caso di Roberto Saviano, lo scrittore che detiene il record del mondo in querela e richiesta di risarcimento.

  73. simona scrive:

    Non sara’ forse un Proust, ma Carofiglio mi sembra persona degna.

  74. Paolo1984 scrive:

    Ho letto l’intervista, a me pare che Carofiglio voglia solo nobilitare la sua permalosità. Sappiamo che nel corso degli anni Harold Bloom ha “omaggiato” Stephen King (e non solo lui) con epiteti che sono equivalenti al tremendo “scribacchino mestierante”, ma il Re non ha fatto cause civili o penali, quando Antonio Monda chiese al grande scrittore americano se la disistima di Bloom gli dispiacesse rispose con grandissima classe: «Ne sono molto dispiaciuto, perché Bloom è un grande critico. Ma è anche un uomo con i suoi gusti e i suoi limiti: spero che un giorno cambi idea».

    Direi che come sempre il Re sta un passo avanti a tutti

  75. Paolo1984 scrive:

    con epiteti che sono equivalenti al tremendo “scribacchino mestierante”,

    anzi forse sono pure un po’ peggio

  76. davide calzolari scrive:

    sentiamo un pò cosa disse Bloom di SK…..

  77. Paolo1984 scrive:

    X davide calzolari
    Immagino tu lo sappia già, c’è questa dichiarazione di Bloom del 24 settembre 2003:
    ” I’ve described King in the past as a writer of penny dreadfuls, but perhaps even that is too kind. He shares nothing with Edgar Allan Poe. What he is is an immensely inadequate writer on a sentence-by-sentence, paragraph-by-paragraph, book-by-book basis.”

    Forse “scrittore infinitamente inadeguato” è più gentile di “scribacchino mestierante”? A me non sembra

  78. sergio l. duma scrive:

    Sono solidale con Ostuni. Non ho mai apprezzato Carofiglio né l’ho mai considerato uno scrittore. Spero che questo in Italia si possa ancora affermare. La sua reazione non fa altro che confermare l’opinione già non particolarmente elevata che avevo di lui. Come autore di libri, intendiamoci, e non come persona.

  79. Paolo Codazzi scrive:

    La vera questione che dovrebbe allarmare è la buffa arroganza di chi si ritiene “unto” dal Signore (di turno) per “giudizi” ugualmente affrettati (e opposti a quelli di Vincenzo Ostuni) che alla fine determinano consapevolezze fallaci che alla prima incrinatura esplodono in atteggiamenti volgarmente buffi, che del resto non mancano davvero nel panorama culturale attuale.
    Quindi solidarietà ad entrambi, identiche vittime e destinatari della perversione di un certo mondo.

  80. Westindias scrive:

    Vincenzo Ostuni è un poeta. Certo che i poeti, quando è in ballo un premio, usano la prosa… e che prosa!

  81. carlo scrive:

    direi solamente che scribacchino mestierante è relativo non alla persona ma alla sua identità di scritto re in quanto scrive come uno scribacchino e dunque è offensivo non per la persona ma per il suo scrivere, dunque penso sia una critica legittima del suo scrivere come un mestierante, scrittore che si vende per mestiere scrivendo su commissione…la critica è allo scritto e non alla persona in quanto si presuppone che il carattere faccia parte di altro e non di un ruolo, scribacchino mestierante, il signore in questione si è sentito punto nell’onore anzi si è riconosciuto, è stato messo a nudo, ed è questa nudità che lo ha fatto sentire scoperto e fuori luogo…tanto da indurlo a querelare e a non accettare la critica, cosa che in Italia sembra essere ormai la norma, non si può dare del ladro ad un ladro qualcuno si potrebbe offendere in quanto poi nessuno va in galera…

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  1. […] parole sono importanti Anche minima & moralia, il blog di minimum fax, esprime solidarietà all’editor di Ponte alle Grazie Vincenzo Ostuni, citato in giudizio da Gianrico Carofiglio per un giudizio molto poco lusinghiero su Il silenzio […]



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