Sophie a fumetti


Questo intervento è uscito su D-Repubblica.

di Tiziana Lo Porto

C’è un documentario del 1994 di Terry Zwigoff che per gli appassionati di fumetti è un vero oggetto di culto. Si chiama Crumb, ed è una lunga, appassionante intervista al più importante fumettista vivente, Robert Crumb. Nel film viene intervistato in America, dove è nato e ha vissuto, e nel Sud della Francia, dove si è trasferito negli anni Novanta insieme alla seconda moglie, Aline Kominsky Crumb, artista brava e pionieristica tanto quanto il marito e autrice dello splendido memoire a fumetti Need More Love, e alla figlia Sophie. Ripresa da Zwigoff in una scena di vita familiare, Sophie è una bambina bionda di una decina d’anni, che fa la cosa che le viene più naturale fare: disegna.
I suoi disegni, compulsivamente archiviati dai genitori per circa ventisei anni, sono stati recentemente esposti per la prima volta alla DCKT Gallery di New York e raccolti in un unico imponente volume dal titolo Sophie Crumb: Evolution of a Crazy Artist (W.W. Northon & Company, 272 pagine, $ 27,95). Nel libro, ordinati cronologicamente (si va dai ventisei mesi ai ventott’anni di Sophie), primi scarabocchi, ritratti, tavole, caricature, collage, pagine di fanzine autoprodotte, disegni. “Da piccola disegnavo per intrattenere mio padre”, dice Sophie. “E lui era un ottimo pubblico”.
A confermarlo il fatto che siano stati proprio papà e mamma Crumb a volere e curare il libro, per documentare l’evoluzione personale della figlia, dalla prima infanzia all’età adulta, attraverso l’arte. Un’evoluzione che va dagli approssimativi ritratti di famiglia delle prime pagine, alle meravigliose tavole con sopra disegnati il marito, la sua gravidanza e il figlio Eli (nato nel settembre del 2009) che chiudono il libro. A metà strada un’educazione sentimentale tra Parigi e New York, fatta di fidanzati sbagliati, quartieri pericolosi, sesso, droghe, rock’n’roll e molto spleen. “È chiaro che io e Aline abbiamo sempre considerato Sophie un’artista incredibilmente dotata”, spiega il padre nella prefazione al libro, “ma la ragione per cui abbiamo fatto questo libro non è mostrarne il talento, ma ripercorrere lo sviluppo, l’evoluzione di un essere umano per mezzo del disegno”. Il risultato è un libro che è sicuramente un meraviglioso libro d’arte, ma è anche, a detta dello stesso Robert Crumb, “una sorta di studio clinico, o un manuale di psicologia”. Un libro che dice e mostra quanto sia importante l’arte – disegno, fumetto o altra forma d’arte che sia – per la formazione di una persona. Più eloquenti di ogni altra cosa sono alcune tavole del libro, che illustrano perfettamente l’evoluzione di Sophie, ovvero il passaggio faticoso ma necessario da “figlia di R. Crumb” (che in una tavola a fumetti disegnata quando aveva ventidue anni vorrebbe urlare “Non è un Dio!! È il mio papà!! Io e lui giocavamo con le barbie…” all’ennesimo sconosciuto che le chiede “Oh mio Dio! Tuo padre è R. Crumb??”) ad artista, moglie e mamma realizzata. Che continua a disegnare tutti i giorni sui suoi taccuini, non più per intrattenere il padre, ma perché “la mia vita è così intensa che senza i miei disegni avrei paura di dimenticare”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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