Sotto forma di dialogo, atipico omaggio a Malaparte e Foster Wallace

Il pezzo è di Gianluca Cataldo, l’immagine di Andrea Bruno

– Non solo l’idea si serve della letteratura, ma spesso la letteratura è, inconsapevolmente, al sevizio dell’idea. Ad esempio, la letteratura a suo modo, è essenziale alla politica. La politica copia la letteratura.
– Cioè?
– Berlusconi sembrava avere letto Malaparte. Sembrava avere fatto tesoro, aggiornandoli, degli impliciti consigli disseminati un po’ ovunque. Se Pilsudzki si era preoccupato fino all’ultimo di mantenere le apparenze della legalità, il buon Silvio ha fatto lo stesso. Il suo più grande terrore era quello di essere dichiarato fuori-legge, quindi si muove dentro-legge spostando all’occorrenza il baricentro legislativo.
– Ma per Malaparte quest’ansia di legalismo era un problema, un difetto.
– Certo, per questo Silvio è andato oltre. Se l’obiettivo tattico, caduto Craxi, era il Parlamento, lui lo ha piegato alle proprie esigenze trasportando la violenza del suo golpe liquido in un terreno rappresentativo. Ha occupato i ministeri e deteneva le leggi. Malaparte parlava di compromessi e complicità, niente di più facile quando da compromettere ci sono i giudici e a compromettersi c’è il PD.
– Il reinserimento dell’immunità parlamentare pre-tangentopoli.
– Esatto!
– Ma l’ambito parlamentare per Malaparte è anti-rivoluzionario…
– … e rischioso. Bonaparte, prima di aprovirgolette decidersi chiudovirgolette, cercava di muoversi entro gli angusti limiti di una procedura parlamentare. Questa burocratizzazione di un colpo di Stato può essere controproducente quando l’altra parte sa – e riesce – a opporsi utilizzando le armi concesse dalla natura parlamentare della rivoluzione: le procedure.
– E Berlusconi ha invertito… geniale.
– Sì! Il genio di Silvio ha ribaltato i termini della questione e le lungaggini procedurali, i regolamenti di camera e senato sono diventati i paletti legali della sua personalissima tecnica: leggine varie come la Cirielli o la Cerami, i vari lodi, l’aporia di fiducia…
– Malaparte ha fatto davvero tanti danni…
– Non credo l’abbia letto. Ci sono troppe finezze nella tecnica silviesca. Dai ponti mezzo novecenteschi è passato ai nuovissimi ponti mediatici (i decoder), e alle centrali elettriche ha sostituito centrali di produzione di informazioni talmente imponenti da rasentare la letteratura anche nei format targati Endemol.
– E le sinistre?
– Beh, hanno smesso di esistere nel momento esatto in cui hanno perso il legame con l’unica forza, paradossalmente, contro-rivoluzionaria. Quando all’inizio degli anni venti in Italia infuriava la guerra civile il dissenso contro i fascisti veniva dagli operai e dai contadini. Un immenso carico di violenza ha ammutolito i piccoli focolai lasciandosi alle spalle dissoluzioni o metodiche distruzioni di quello che restava dell’organizzazione socialista e comunista.

– E oggi anche questo si muove nel solco della legalità, dato che gli operai sono passati a destra.
– E al di là dei motivi che hanno causato tutto questo, resta il danno causato dalla perdita dell’unica forza in grado di difendere, e paralizzare, lo Stato.
– I sindacati sono diventati involucri di bandiere, e non riescono più a comunicare neanche fra loro.
– Sai che copiando la letteratura la Lega potrebbe vincere la sua reale battaglia per la secessione?
– Quante teorie innovative questa sera!
– Sai di Infinte jest e dell’experialismo inventato da Foster Wallace? Ecco, le camicie verdi leghiste dovrebbero presentarsi a Montecitorio e dire «noi ci assumiamo la responsabilità della gestione delle aree più degradate del paese, Palermo e Napoli, e voi in cambio ci concedete la Padania». Ci sono lievi differenze rispetto la politica della riconfigurazione dell’Onan, ma potrebbe funzionare lo stesso. Ora, l’Onan è presumo una Confederazione di Stati, l’Organizzazione delle Nazioni del Nord America, e in Italia manca una confederazione da ricattare. E serve una rete terroristica radicata sul territorio. Il radicamento per la Lega non è mai stato un problema, e sul terrorismo credo possano attrezzarsi per benino.
– Quello che manca è di nuovo l’Europa unita.
– Sì, se solo l’Unione Europea rappresentasse un fronte politico unico la Lega potrebbe utilizzare, nei confronti dell’Italia, Napoli o Palermo come merce di scambio e dire «gli atti terroristici da noi compiuti in nome dell’identità padana e per la secessione da Roma ladrona, da oggi in poi verranno rivendicati come esclusivamente leghisti e non più italiani. Ci date la secessione, ci date Napoli e noi la utilizziamo per fomentare le nostre genti contro la politica anti-padana che l’Europa tutta continua a manifestare riempiendo la nostra Napoli dei suoi rifiuti tossici e nucleari».
– Ma a farlo non è l’Europa, sono proprio le industrie del nord!
– Beh, stiamo ragionando per assurdo, stiamo asserendo che l’Europa è in grado di presentarsi come un blocco unitario, come una Federazione. Che i singoli Stati sovrani retrocedano dinnanzi al bene maggiore rappresentato dal peso politico di un’Europa unita. Continuando a ragionare per assurdo, se l’Europa fosse un enorme Stato, oppure scegli la formula che preferisci, le differenze tra nord e sud si acuirebbero. Tranne l’Irlanda i P.I.G.S., se ci pensi, sono tutti a sud e quindi le ricche regioni mitteleuropee comincerebbero a scaricare su quella che invece di chiamarsi “concavità” potrebbe diventare “la voragine”. A’ vuraggine, direbbero i napoletani, o se fosse in Sicilia su Palermo o Catania – curiosa la presenza di un vulcano nelle due zone – A’ voraggini e, vista la tendenza alla melodrammaticità biblica dei due popoli La voragine dell’inferno, La bocca di Lucifero o qualcosa di simile.
– E se l’Europa la smettesse di seppellire i propri rifiuti in Campania?
– Allora i Padani avrebbero un posto pulito dove andare in villeggiatura d’estate.

Gianluca Cataldo è nato a Palermo nel 1984, e vive ormai da molti anni a Bologna dove si è laureato in giurisprudenza. Suoi scritti sono apparsi in vari blog (Nazione Indiana , GAMMM, il blog delle Edizioni Sur, Pastiche, Terranullius ).
Commenti
Un commento a “Sotto forma di dialogo, atipico omaggio a Malaparte e Foster Wallace”
  1. Enrico Macioci scrive:

    I leghisti se possibile sono ancora più grotteschi degli Assassini sulla sedia a rotelle. Un saluto

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