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La figlia di Leila. Sulla desolante mancanza di donne in Star Wars Episodio VII

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di Francesca Falchi

Il 29 di aprile J.J. Abrams ha annunciato il cast di Star Wars Episodio VII, che uscirà nelle sale il 18 dicembre dell’anno prossimo. Del vecchio cast torneranno Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Kenny Baker, Anthony Daniels e Peter Mayhew (cioè Han Solo, Leila, Luke, R2-D2, C-3PO e Chewbacca). Le nuove leve sono John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Domhnall Gleeson, Max von Sydow e Andy Serkis, l’uomo del motion capture, quello che dava vita a Gollum ne Il Signore degli Anelli. Dato lo stupore di Abrams di fronte alle critiche, c’è da immaginare che con  un attore nero, un ispanico e ben due donne si sentisse in una botte di ferro.

Dal 2005, anno in cui è uscito “la Vendetta dei Sith”, a oggi il mondo di fantasy e fantascienza è cambiato, la cultura nerd è diventata largamente mainstream e parecchio più inclusiva, e hanno raggiunto la popolarità franchise che riconoscono che una persona su due è una donna: i film di Hunger Games portano al box office più soldi di quelli di Twilight, Game of Thrones genera isteria collettiva in tutto l’Occidente, Saga di Brian K.Vaughan e Fiona Staples è la graphic novel più venduta negli Stati Uniti.

Il remake della serie tv anni ‘80 Battlestar Galactica ha trasformato quell’Han Solo dei poveri che era il tenete Scorpion nell’affascinante e insubordinata tenente Scorpion, e le prime due stagioni sono state un successo di critica e di pubblico. Perfino Peter Jackson ha maldestramente tentato di inserire una donna ne Lo Hobbit. E J.J. Abrams? Dopo essersi appropriatamente scusato per il sessismo nei suoi film di Star Trek, in cui solo due dei coprimari sono donne, ha ingaggiato solo due donne per Star Wars Episodio VII.

Le fan di Star Wars hanno fatto sentire le loro voci indignate, e Abrams ha tentato di arginare le proteste aggiungendo che ha ancora un ruolo femminile da riempire. Questo  spiegherebbe perché il regista nei mesi scorsi abbia approcciato Lupita Nyong’o e Maisie Richardson-Sellers, due attrici di colore che di certo non erano candidate al ruolo di figlia di Leila e Han, che probabilmente sarà ricoperto da Daisy Ridley. Nessuno ha confermato le voci su chi interpreterà la giovane attrice britannica nell’Episodio VII, ma è evidente che ha l’aspetto e l’età giusti per essere la figlia di Carrie Fisher (e nipote di Natalie Portman).

Non che una drastica sottorapresentazione delle donne sia una novità per Star Wars: a entrambe le trilogie di Lucas si applicava perfettamente il Principio di Puffetta, teorizzato nel ’91 da Katha Pollitt sulle pagine del New York Times, secondo il quale un film, libro, serie tv o altro prodotto culturale non indirizzato ad un pubblico esclusivamente femminile, tendenzialmente avrà una sola femmina nel cast.

Sia Leila Organa che Padme Amidala erano le sole donne in un gruppo di uomini, e attiravano l’interesse romantico del protagonista, assicurandoci che, nonostante i vertiginosi livelli di bromance, il nostro eroe non sarebbe passato al lato omo della Forza.
La principessa Leila, con un blaster per mano e la sua pettinatura iconica ispirata al Messico di Pancho Villa, è stata uno degli idoli della mia infanzia.

È vero che si ritrovava seminuda e attaccata a una catena a fare la velina per un camorrista spaziale a forma di lumaca gigante, e che baciava entrambi i suoi compagni di avventure, serenamente ignara del fatto che uno dei due fosse il suo fratello gemello, però era sveglia e risoluta, sparava come nessun altro, e uccideva lei stessa il lumacone mafioso. In generale, Leila faceva una figura molto migliore della povera Padme Amidala, che era senza dubbio partita come una signorina piena di risorse, per poi restare incastrata in una relazione in cui era perfettamente chiaro chi avesse la spada laser dalla parte del manico, e essere quindi relegata al ruolo di innamorata sofferente di quel frat boy con le turbe che era Darth Vader da giovane.

Io, da piccola nerd che consumava i VHS di Guerre Stellari, non mi sono mai sentita in minoranza, nonostante, stando ai film, il numero di ragazze nello spazio ammontasse a “una per volta”. Questo grazie all’ Universo Espanso. L’Universo Espanso (in breve UE) è costituito da tutti gli spin-off per la tv, i romanzi, i fumetti e i videogiochi ambientati nell’universo di Guerre stellari; storie create da gente a cui Lucas aveva concesso la licenza per utilizzare la sua enorme e multiforme creatura. I sei film erano dettagliatissimi e ricchi di spunti che non venivano sviluppati, pianeti che non venivano esplorati, individui curiosi della cui storia si sapeva poco o niente: l’UE riempiva gli spazi vuoti e, al contrario di quanto succedeva per le altre saghe sci-fi di successo come Star Trek e il Dottor Who, l’Universo Espanso di Guerre Stellari era canonico. Cioè, quello che succedeva nell UE succedeva “veramente” nel mondo di Star Wars, a meno che non confliggesse apertamente con gli avvenimenti dei film.

Le apprendiste jedi tentate dal lato oscuro, le sith in cerca di redenzione, le gelide droidi programmate per uccidere e le scalcagnate cacciatrici di taglie erano cittadine ufficiali della galassia lontana lontana di Lucas, tanto quanto Leila e Luke. Se qualcuna colpiva l’attenzione del regista, che non ha mai disdegnato attingere idee dall’UE, poteva anche fare una breve apparizione in uno dei film, come la maestra jedi Aayla Secura.

Per 35 anni l’UE è stato uno spazio creativo aperto. Poi la Disney ha comprato la Lucasfilm, e lo scorso 25 aprile ha rilasciato un comunicato stampa che proclama che l’UE non è più considerato canonico, e che d’ora in avanti non ci saranno più contributi da autori esterni, ma tutto ciò che circonda Star Wars sarà gestito in prima persona dall’azienda, onde creare da zero una narrazione omogenea.
Dal prossimo anno, la licenza per pubblicare i fumetti di Guerre Stellari passerà dalla Dark Horse Comics (la casa editrice di Sin City e Hellboy) alla Marvel, che la Disney ha comprato nel 2009. La serie animata Clone Wars, che vedeva protagonisti Anakin Skywalker e la sua apprendista padawan Ashoka Tano, e andava in onda su Cartoon Network, è stata cancellata, e a partire da quest’autunno sarà sostituita da “Star  Wars: Rebels” su Disney XD.

Ormai sono ragionevolmente rassegnata al fatto che Topolino comprerà tutto quello che amo e lo renderà un po’ più carino. Anche sull’UE, che era la porta attraverso cui la diversità entrava in Star Wars, si stenderà il pensiero unico Disney.

E la figlia della principessa Leila, Jaina Solo, già conosciuta e amata dalla fanbase dell’Universo Espanso? Anche nei nuovi film sarà un’Arya Stark interstellare, meccanico, apprendista jedi e pilota spericolata? La Jaina dell’EU ha avuto un’insegante pericolosa e carismatica come Mara Jade Skywalker, e compagne leali e avventurose come la compagna d’accademia Tenel Ka e Mirta Gev, degna nipote del famigerato cacciatore di taglie Boba Fett, mentre questa piccola principessa Disney sembra destinata a essere l’ennesima Miss Universo per assenza di concorrenza.

Commenti
7 Commenti a “La figlia di Leila. Sulla desolante mancanza di donne in Star Wars Episodio VII”
  1. Paolo scrive:

    Padme amidala non era semplicemente l’innamorata sofferente di Anakin, è una regina e una combattente, limitandoci all’episodio 6 è a lei che spetta la frase iconica del film (“la libertà muore tra scroscianti applausi”) che mostra come lei, diversamente dal marito ormai corrotto dal lato oscuro, abbia l’esatta percezione di chi fosse in realtà palpatine che prima era riuscito a ingannare tutti compresa lei e i jedi.
    Oltretutto il fatto che in un film (o altra opera d’arte narrativa) ci siano solo uno o due personaggi femminili non lo rende un film maschilista nè significa che i personaggi femminili (protagonisti o comprimari che siano) non siano complessi e credibili quanto quelli maschili.
    le relazioni più o meno “romantiche” poi fanno parte della vita, esistono ed è legittimo che siano raccontate

  2. martina montague scrive:

    che bello slate magazine eh 😉

  3. RobySan scrive:

    Star Wars, esipodio VII. Non s’attendeva altro!

  4. Silvia scrive:

    Primo: Padmé non è affatto schiava del marito o sciocchezze del genere. Non mi pare abbia detto “Sì, padrone” quando lui è passato al lato oscuro, anzi è tornata indietro sconvolta dicendo: “Obi-Wan ha ragione. Sei cambiato!” e se muore è perché non può seguirlo nel male ma non può vivere in un mondo senza di lui. Esattamente come Anakin che lascia morire la sua parte buona dopo aver appreso della morte di lei.
    Secondo: non è che una donna per essere considerata un personaggio femminile complesso deve essere in maggioranza o deve per forza sopravvivere eh. A me Leia piace, ma non mi risulta che nel finale del Ritorno dello jedi faccia moltissimo, bada io considero la sostanza più della forma, si vede che ha una grande forza d’animo e un grande legame con la Forza, però non capisco una cosa: se lei battibecca con Han, che all’inizio la tratta da ragazzina snob, allora va bene, se Padmé ha delle grosse divergenze con Anakin, allora viene dominata da quest’ultimo? Stiamo scherzando spero.
    Terzo: a me non interessa affatto vedere mille donne in SW. Non è una cosa essenziale. L’importante che siano personaggi fondamentali. Ci sono più uomini in Star Wars, è vero, ma alla fine molti di questi uomini non è che poi contino molto eh. Tipo Mace Windu (che muore come un allocco) e i tre imbecilli con cui tenta di uccidere Palpatine.
    Quattro: come ha già detto qualcuno Padmé ha capito cosa stava avvenendo nella Repubblica molto prima del marito e anche se nel film non si vede è lei che fonda l’alleanza ribelle, quindi proprio dominata dal marito non mi sembra.

  5. Teo scrive:

    @martina montague: ecco! Avevo infatti una sensazione di già letto…

  6. martina montague scrive:

    non ci sarebbe stato nulla di male se si fosse citata la fonte, a mio avviso

  7. andrea scrive:

    Daisy Ridley, Rey nel film, FA SCHIFO PUNTO come attrice e sopratutto come personaggio

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