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Storia dell’immigrazione straniera in Italia: un estratto dal libro di Michele Colucci

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri (Carocci), presentato questa mattina al CNR di Napoli.

di Michele Colucci

Aeroporto di Fiumicino, 21 marzo 1988. Da un volo proveniente dalla Nigeria sbarca un cittadino sudafricano. Immediatamente dichiara alle forze di polizia presenti allo scalo la volontà di richiedere l’asilo politico. La domanda viene accolta con scetticismo dai funzionari. Nel 1988 esiste in ancora Italia la cosiddetta “riserva geografica”, per cui a parte pochissime eccezioni solo i cittadini dell’Europa dell’est possono accedere al diritto d’asilo.

L’uomo insiste per mettersi in contatto con Amnesty International, che raccoglie la sua testimonianza. È fuggito dal Sudafrica a seguito delle persecuzioni subite dal regime dell’apartheid, ha perso una figlia colpita da un proiettile durante una manifestazione: la sua è una richiesta del tutto legittima. Dopo due settimane trascorse in camera di sicurezza presso l’aeroporto, arriva l’esito della sua domanda: negativo.

Nonostante la mediazione dell’Acnur (Alto commissariato Nazioni unite per i rifugiati), la richiesta è bocciata. Dopo la fuga dal Sudafrica, il passaggio in Zimbabwe, l’arrivo in Zambia, un avventuroso viaggio per mare verso la Nigeria e la tappa in Italia le sue peripezie sembrano non finire.

Nel 1988 l’Italia non ha un protocollo omogeneo da seguire nei confronti di chi subisce il rigetto di una richiesta d’asilo. Per chi si trova in tale condizione si apre una stagione dai contorni indefiniti. Il trentenne sudafricano trova una sistemazione presso la Tenda di Abramo, centro di accoglienza gestito a Roma dalla comunità di S. Egidio. Continua attraverso l’Acnur a cercare di sbrogliare la matassa del suo caso giuridico: sembra possa esserci una opportunità di accoglienza da parte del Canada. Intanto, impara la lingua italiana e conosce la città di Roma. Inizia a svolgere lavori precari in edilizia e nei mercati, senza contratto perché privo del permesso di soggiorno.

All’arrivo dell’estate i soldi scarseggiano, il piccolo contributo versato dall’Acnur è davvero esiguo e come tanti suoi amici si spinge fino alla provincia di Caserta, a Villa Literno, per lavorare, senza contratto, come raccoglitore di pomodoro. Vive due mesi in una baracca, sottoposto a ritmi di lavoro e condizioni di vita piuttosto duri. Trascorre ancora un inverno e una primavera a Roma e nell’estate del 1989 si mette di nuovo in viaggio per Villa Literno. La situazione è peggiore rispetto all’anno precedente. I braccianti stranieri sono molti di più, rivendicano salari migliori e condizioni di alloggio più umane. Dall’altra parte trovano imprenditori e caporali che non ne vogliono sapere delle loro richieste. La tensione è alta per tutta l’estate: si susseguono episodi di intolleranza che provengono anche da una parte della popolazione locale.

Jerry Masslo, il protagonista di questa breve storia, viene ucciso nella sua baracca proprio alla fine della stagione di raccolta, in un tentativo di rapina, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1989.

La sua morte è entrata nella storia dell’Italia contemporanea e sappiamo molto su ciò che avvenne dopo che fu ucciso: manifestazioni locali e nazionali, una nuova legge sull’immigrazione, la diffusione di una coscienza antirazzista. Il problema – paradossalmente – è che la vita di Jerry Masslo non è altrettanto nota. La sua vita, dal momento dell’arrivo in Italia, è stata condizionata dalla burocrazia, dalle scelte delle classi dirigenti, dalla congiuntura internazionale, dal ruolo dell’opinione pubblica, dalla posizione nel mercato del lavoro, dagli organismi assistenziali, dai conflitti sociali, dagli interventi delle forze dell’ordine: un intreccio che ne ha condizionato l’esito in modo determinante.

Tornando indietro nel tempo, ma andando anche molto oltre l’omicidio di Masslo, le pagine che leggerete cercheranno di fare luce non solo sulla sua vita e sui milioni di immigrati che hanno transitato e abitato l’Italia ma anche sulle dinamiche politiche ed economiche, soprattutto nazionali, che ne hanno influenzato i percorsi.

L’obiettivo è quello di ricostruire le linee essenziali di sviluppo del fenomeno dell’immigrazione straniera in Italia, in un periodo storico che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri.

L’Italia non è più un paese di “recente” immigrazione. Il fenomeno è presente in misura significativa già negli anni settanta del Novecento e gli arrivi di profughi, lavoratori, studenti dall’estero sono segnalati già alla fine degli anni quaranta e nel corso degli anni cinquanta e sessanta. Certamente la crescita esponenziale dell’immigrazione straniera è databile agli ultimi 25 anni, ma per comprenderla a fondo è bene non schiacciare sul presente tutte le sue caratteristiche e guardare alle tappe con cui si è manifestata. Continuare a considerare l’Italia come un paese di “recente” immigrazione è sbagliato, perché non ci permette di guardare alla dimensione strutturale che ha assunto il fenomeno già negli anni settanta-ottanta e perpetua quel senso di eccezione, di emergenza, di stupore rispetto alla realtà dell’immigrazione straniera che non era giustificabile già nel 1978, quando il Censis pubblica il primo rapporto organico sui lavoratori stranieri in Italia: un atteggiamento destinato a diventare ancora più imperdonabile col passare del tempo.

Il volume si apre con la ricostruzione del contesto post-bellico, durante il quale è soprattutto la presenza di profughi nel nostro paese a manifestarsi in forme visibili e particolarmente discusse a livello politico e istituzionale. Successivamente viene ricostruito l’andamento dei primi flussi di immigrazione dall’estero, nel corso degli anni sessanta e dei primi anni settanta: persone provenienti dalle ex colonie, studenti, lavoratori e lavoratrici provenienti dall’Africa settentrionale e non solo.

Il tema della crisi degli anni settanta, del suo impatto sul mercato del lavoro e delle trasformazioni che produce rispetto allo sviluppo di nuovi flussi di immigrazione è oggetto del terzo capitolo, dedicato agli anni settanta e agli anni ottanta, quando abbiamo le prime tracce di un interesse istituzionale e scientifico al fenomeno. Negli anni ottanta la presenza sul territorio si ramifica e si intensifica, soprattutto in alcune zone e in alcuni settori, al punto da determinare il varo della prima legge, che risale al 1986.

Al periodo 1989-1992 è dedicato il quarto capitolo. Sono effettivamente gli anni della “svolta”: cambiano i flussi dopo la caduta del muro di Berlino, si registrano le prime mobilitazioni antirazziste di massa, entra in vigore la legge Martelli, avvengono gli sbarchi dall’Albania che hanno un impatto molto forte sull’opinione pubblica, si moltiplicano gli arrivi di profughi, viene approvata la nuova legge sulla cittadinanza del 1992.  Nel corso degli anni novanta i flussi assumono una consistenza ancora più variegata, alcuni gruppi si stabilizzano in modo ormai duraturo, crescono i flussi per lavoro, la geografia della fuga dalle guerre cambia e si ramifica ulteriormente, a partire dalle guerre balcaniche e dal conflitto in Somalia. Nel 1998 abbiamo una nuova legge, ulteriormente modificata nel 2002.

Il 2001 è un altro anno-chiave: il censimento registra per la prima volta il superamento del milione di stranieri residenti e le elezioni politiche sono dominate per la prima volta dal tema dell’immigrazione, entrato ormai stabilmente nel dibattito pubblico. Gli ultimi anni sono caratterizzati da una successione eccezionale di eventi legati all’immigrazione, che il volume cerca sinteticamente di descrivere nel sesto e settimo capitolo. Ma soprattutto si registra un incremento quantitativo che in Europa è davvero un caso notevole: al 2017 i residenti stranieri sono più di cinque milioni, nel giro di 25 anni sono cresciuti di più di 4 milioni di unità.

È tutta la società italiana a confrontarsi col fenomeno: dalla scuola al mercato del lavoro, dalla sanità alla giustizia, dallo sport fino alla cultura possiamo leggerne la presenza in modi davvero diversi e molteplici. La crescita sembra terminare proprio a seguito della nuova crisi economica internazionale scoppiata nel 2007-2008, ma l’immigrazione non smette di incidere sull’assetto politico, sociale ed economico. E soprattutto si modifica ancora: aumentano i flussi di rifugiati, cresce la posizione di transito del nostro paese, si moltiplicano le acquisizioni di cittadinanza, mentre vecchie e nuove migrazioni si intrecciano, si accavallano e si avvicendano. Mentre questo libro va in stampa, la polemica politica sull’immigrazione in seguito all’insediamento del governo Conte ha raggiunto probabilmente il livello di tensione più alto nella storia dell’Italia repubblicana.

Commenti
Un commento a “Storia dell’immigrazione straniera in Italia: un estratto dal libro di Michele Colucci”
  1. paola scrive:

    Quando avremo una fiction di RAI 1 (sempre che la trasmettano dopo averla girata) dedicata a Jerry Masslo ?

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