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Storie nella storia. “Hamburg” di Marco Lupo

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La letteratura contemporanea ci porta molto spesso nei paraggi della Seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni mi è capitato di leggere molti romanzi che muovono le loro pagine dal 1930 al 1950, oppure fino al 1960, e ai giorni nostri, ma questi ultimi raccontati come conseguenza. Come se i giorni nostri e quindi noi stessi discendessimo, derivassimo da quel conflitto, e non è così? La nostra memoria è costruita sulle memorie dei nostri nonni, è fatta di racconti di altri. Il nostro istinto, prima ancora del ragionamento, tende a custodire ciò che ci viene tramandato. I nostri primi ricordi non esistono, in realtà, ci vengono in mente storie di noi che altri più vecchi ci hanno detto.

La memoria più grande, il ricordo più pesante e vicino che ci è stato tramandato è quello della Seconda guerra mondiale. Forse una nonna ci ha detto di corse fino ai ricoveri durante i bombardamenti. Ci pare che un altro nonno sia sfuggito ai nazisti nascondendosi in un comignolo. Conosciamo storie di ebrei sopravvissuti e di ebrei che non ce l’hanno fatta. Abbiamo visitato almeno un campo di concentramento, abbiamo visto mostre ben allestite, letto libri di storia, guardato film o documentari. Siamo fatti della stessa materia su cui si è consumato quel disastro. Siamo le macerie, siamo i privilegiati. Non lo diciamo, ma siamo dei sopravvissuti. Eppure c’è ancora bisogno di raccontare quelle storie, molte delle quali non conosciamo, ecco il perché di molti libri sull’argomento, ecco almeno uno dei motivi del bellissimo Hamburg di Marco Lupo, uscito da poco per Il Saggiatore.

Nessuno parla della guerra. Soltanto di notte ci accorgiamo di essere vivi tra i sopravvissuti. I sogni parlano una lingua scomposta, fatta di parole pronunciate rapidamente e di urla che fanno cigolare i tetti in lamiera.

Marco Lupo parte da un libraio, da un gruppo di particolarissimi lettori e da una manciata di libri a cui mancano pagine. Libri che sanno di vecchio e di muffa, libri dai quali le parole saltano fuori prima ancora che si comprenda di che storia si tratti, senza che si conosca l’autore. Il libraio è un tramite ed è un espediente, i nostri lettori sono un altro tramite. Chi sono questi lettori? Persone che si riuniscono sempre alla stessa ora della settimana, di lunedì. Sono uomini e donne che leggono le storie che hanno scritto. Non si raccontano nulla delle proprie vite, si conoscono per frammenti, per lo spazio che concedono agli altri del gruppo delle loro storie. E poi ci sono i libri che spuntano fuori di colpo, ai quali non si può sfuggire, c’è la decisione di trovarsi per leggerli a voce alta, per raccontare a noi la storia che Marco Lupo vuole svelarci. Il gruppo di lettura si fa comunità, si fa narratore, ma poi sparisce, si fa presenza e illusione. Si dà forma di parole che sono come scritte da un coro, perché qui chi narra diventa un noi, e non c’entra la scrittura in prima o in terza persona, c’entra il fatto che la guerra non è una faccenda per singoli, la guerra appartiene a tutti, e non può raccontarla una singola voce.

Comincia la lettura e cominciano i nostri libri sconosciuti, libri dentro i quali affondiamo e scompariamo.

È come se le tue parole parlassero di tutti, gli dice una notte André, come se il dolore non avesse luogo da cui diramarsi, come se la vita esplosa non fosse altro che la mia, come se il tempo di trovare cibo e acqua non fosse altro che un momento ubiquo,  universale, che tocca ogni singolo essere umano.

Hamburg è una città ed è la storia di un bombardamento devastante, di un vero e proprio sterminio. Un bombardamento che non è più solo a scopo difensivo, è la volontà di non lasciare superstiti, di lasciare un segno profondo eliminando ogni segno di vita degli altri. Hamburg è la storia di una donna che scrive un diario per il figlio di pochi mesi. Si racconta di buchi sottoterra, di posti dove nascondersi, dove provare a scamparla. Sottoterra la donna scrive a suo figlio mentre si assicura che abbia da mangiare. Sottoterra si creano legami, e ci si conta. Hamburg un altro pezzo di storia. Hamburg è poi nel dopoguerra, avanzando di libro in libro, il lavoro di uomini arrivati da lontano per ricostruire, uomini che lavorano dall’alba a sera, che dormono in camerate, che parlano lingue diverse. Uomini che scendono nei buchi.

Hamburg è quello che è accaduto in altri posti, nei campi di concentramento. Uomini che parlano a distanza di anni, uomini che sono stati figli di donne che hanno scritto diari, donne che si sono prostituite per sfamare i propri figli, o per sfuggire allo stupro di massa, uomini che hanno scritto i loro  versi di nascosto, che hanno avuto bisogno delle parole rubate agli aguzzini per sottrarsi alla morte.

Di notte, quando il guardiano non osserva, mentre le celle vengono aperte per gli interrogatori della Gestapo, alcuni dei prigionieri scrivono su preziosi pezzi di carta. Ognuno di loro nasconde i fogli quando sente una voce avvicinarsi. Sono diari della prigionia, poesie che hanno il passo incerto della paura, racconti brevissimi, frammenti della vita in un carcere nazista.

Hamburg è anche la storia di un ritorno a casa, è la storia di molte case e cose che ci riguardano. È l’insieme dei fogli di carta che Marco Lupo ha scritto per noi, fogli che hanno più capi e più code, perché la scrittura non è una cosa semplice, e la memoria è una faccenda complicata, non è mai davvero fedele, così come l’immaginazione non è mai troppo distante dalla realtà. Lupo ci tiene per mano tra sogno e incubo, tra paura e commozione. Si può partire da un dolore universale e profondo e portarlo in un bar, facendolo leggere a degli sconosciuti che amano storie  e parole. Marco Lupo ci dice che siamo noi i sopravvissuti, siamo noi il libraio, siamo noi che leggiamo ad alta voce con altri sconosciuti. Marco Lupo che ha una scrittura varia e profonda, e che ci regala un libro che viene da molto lontano, un romanzo complesso e chiarissimo, come a volte ci capita di essere.

Gianni Montieriè nato a Giugliano nel 1971 e vive a Venezia. Ha pubblicato: Le cose imperfette (ottobre 2019 per Liberaria) Avremo cura (2014) e Futuro semplice (2010). Suoi testi sono inseriti nella rivista monografica Argo, nei numeri sulla morte (VIXI) e sull’acqua (H2O) e nel numero 19 della rivista Versodove; sue poesie sono incluse nel volume collettivo La disarmata, (2014). È tra i fondatori del laboratorio di scrittura Lo squero della parola. Scrive su Doppiozero, minima&moralia, Huffington Post, Rivista Undici e Il Napolista, tra le altre. È redattore della rivista bilingue THE FLR. È nel comitato scientifico del Festival dei matti.
Commenti
8 Commenti a “Storie nella storia. “Hamburg” di Marco Lupo”
  1. Antonio Coppola scrive:

    Buongiorno
    leggendo la recensione mi è tornato in mente un pezzo di Napoli Milionaria: Gennaro Iovine, appena ritornato a Napoli dal fronte spiega a noi tutti perché della guerra nessuno ne volesse sentir parlare. Credo che il sentimento di colpevolezza e l’umana compassione (nel senso di vivere le stesse passioni e patire delle stesse tragedie), per le gesta efferate dei vincitori e dei vinti, abbia fatto in modo che la generazione post guerra un po’ rimuovesse le cause e la genesi del conflitto. L’Italia in particolare, con la logica della pacificazione e l’amnestia stese un velo su colpe e colpevoli.
    La letteratura della mia generazione (figli dei figli dei reduci) quindi si trova nell’ingrato compito di equilibrarsi fra le pulsioni della società di oggi, che spingono nella medesima direzione di quella ante guerra, e i conti da chiudere per archiviare finalmente quel periodo storico.
    Un caro saluto a tutti e uno in particolare a Montieri: fns
    Antonio

  2. db scrive:

    a partire da sebald, che fece testo, si occultò, tra le macerie è il caso di dire, il libro di gran lunga più bello e significativo sul bombardamento di amburgo (e dresda), un libro che tra l’altro fu cronologicamente quello che inaugurò la tedesca letteratura delle macerie. misteri della critica…

  3. gianni montieri scrive:

    grazie a tutti.

    Per db, tutto vero e incredibile, tra l’altro Sebald presente e vivo nel libro di Marco Lupo.

    Per Antonio, grazie.

    gm.

  4. Marco Lupo scrive:

    Sebald è il fuoco, la miccia che provoca “Hamburg”. Con lui un manipolo di scrittori scomparsi e perduti. Hans Erich Nossack e il suo “La fine”. Arno Schmidt e il suo “I profughi”. Wolfgang Borchert che finiva in una cella di isolamento del carcere di Plötzensee dopo aver imitato Goebbels in un raduno di SS. Inizia con Sebald e finisce con Sebald, e prosegue con Haushofer, il geografo antinazista e con Musa Calil, il poeta tataro.

  5. db scrive:

    non ho ancora letto hamburg, lo farò senz’altro perchè rientra nei miei interessi.
    il commento mio concerneva il post, e per me è e resta um mistero che non vi venga nominato arno schmidt per il semplice fatto che sul litblog di gianni era comparsa questa recensione

    https://poetarumsilva.com/2014/01/18/arno-schmidt-leviatano/

    si tratta del leviatano (i profughi narra invece degli ex profughi dai territori orientali della germania nazista, oltre 10.000 di tedeschi, nel momento in cui vengono redistribuiti a ridosso del reno, negli anni 1949-50).

    il libro di sebald è stato importante come, si parva licet, gomorra di saviano. due micce.

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  1. […] – 20/09/2018, Stefano Clerici, Tra fuoco e acqua: Sul Romanzo; – 23/09/2018, Ilaria Dotta, Il libraio scrittore: 2018_09_23-Corriere_Torino-Lupo; – 25/09/2018, Giovanni Bitetto, La letteratura delle macerie: Flanerì; – 25/09/2018, Luca Romano, Tra foto e narrazione: un racconto di Amburgo nella Seconda Guerra Mondiale: Huffington Post. – 01/10/2018, Gianni Montieri, Storie nella storia. “Hamburg” di Marco Lupo: su minima&moralia. […]

  2. […] [continua a leggere su minima&moralia] […]

  3. […] tempo fa su Minima&Moralia si parlava di come la letteratura contemporanea sia sempre più focalizzata sul periodo della […]



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