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Stregati: La madre di Eva

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di Federica De Paolis

Silvia Ferreri è una giornalista, La madre di Eva è il suo primo romanzo, pubblicato dagli implacabili tipi della Neo Edizioni. In finale per lo Strega. Un libro urgente e prezioso che tratta il tema della disforia di genere. Il primo romanzo italiano che abbraccia questa questione dal punto di vista di una madre, una madre senza nome. Prendere la decisione di avere un figlio è importante. E’ decidere di avere per sempre il tuo cuore in giro al di fuori del corpo, diceva Elizabeth Stone. Lo dice anche Silvia Ferreri, che è riuscita in un’impresa ardua, rendere la storia di una minoranza, universale.

Ti promisi che sarei stata paziente e che sempre avrei cercato di spiegarti le cose con calma e serenità, promisi che ti avrei amata tutta la vita qualunque cosa fosse successa, promisi che ti avrei protetta da tutto e che non ti avrei imposto nulla, che ti avrei lasciata libera di scegliere sempre ciò che volevi diventare, essere o fare.

È questa la promessa della madre di Eva, in gravidanza. Alla sua bambina. Parla a sua figlia: racconta la sua storia e le dà una voce. La voce del leone.

È seduta nel corridoio di una clinica serba, e aspetta Eva, sedata e inanime, che ha affidato il suo corpo alle mani di un chirurgo. Vuole cambiare sesso.

La madre di Eva, non è quieta, non è conciliata, non è il ritratto di una certa borghesia della sinistra illuminata, cui appartiene. E’ dilaniata, esanime, eppure combatte: ha perso le sue certezze, il brio della vita, il senso dell’esistere. Il corpo che ha generato, “costruito” per nove mesi, appartiene al suo stesso sesso. Un corpo identitario che di essere come lei, non ne vuole sapere. La sua bambina di diciotto anni, non vuole le ovaie, la vagina, l’utero, i seni: è da quando è nata che aspetta questo giorno. Sogna la lama del chirurgo che la incide e la cancella, per farne un uomo, un ragazzo saturo di testosterone, saldato da cicatrici incancellabili.

Silvia Ferreri, ripercorre tutto dai tempi dell’incanto. C’è una gravidanza voluta e felice. I primi mesi di maternità sono estatici, la madre e la bambina sono in una casa che è un gheriglio ovattato, di suoni tenuti, di sonni letargici, di accudimento magico. Il primo campanello trilla alla scuola materna, Eva non gioca con le bambole, reclama di appartenere all’altro sesso: è un maschio, sia chiaro. La pediatra è rassicurante, a quattro anni l’identità non è ancora plasmata. Ma Eva, come un pirata continua a rivendicare il suo sesso, è un uomo lei, si chiama Alessandro. Lo grida a una cuginetta in preda all’isteria: ha cinque anni. I campanelli suonano uno dopo l’altro, senza scampo. Fino a quando i genitori aprono gli occhi e vanno da una terapeuta, Maddalena. Maddalena che asseconda Eva, la lascia giocare con le macchinette e indossare la maschera di Batman, fino a diventare anche lei il nemico pubblico numero uno: la sodale, colei che lavorerà in combutta prima con una bambina, poi con la ragazza che cerca a tutti costi la sua nuova carcassa, fatta di ormoni, capelli corti, e il sogno di un pene, che per la madre di Eva, non è che un cannolo di carne attaccato alla sua vagina chiusa. E così via, fino a Belgrado: la città antracite, dove Eva metterà la parola fine, al suo tormento. Silvia Ferreri dimostra una maestria incredibile nel cucire una storia umana puntellata di colpi di scena, una narrazione inchiodante, un percorso rivoluzionario.

Una lotta estenuante tra madre e figlia. Una battaglia umana, giuridica e sociale, spietata e comprensibile. La sua voce cerca la colpa, in questo percorso di transizione. Ogni madre la cerca. La sua è pesantissima. Una figlia che sceglie di non essere come lei, si oppone alla madre, alla sua radice. Un viaggio fatto di silenzi, bracci di ferro, e pensieri. La voce di una madre senza nome, dolente e assoluta. Perché tutto ciò che attraversa un figlio – tutto ciò è incomprensibile per un genitore, ed è portatore sano di dolori, delusioni, sconvolgimenti – è un’ascesa negli inferi. Che traghetta all’isolamento forzato, a un mondo oscuro e chiuso, che fino a ieri sembrava il mondo degli altri. Loro sono “gli altri”, noi siamo diversi. Noi siamo intelligenti, noi siamo coscienti, noi siamo attenti. Noi siamo consapevoli.

In quest’opera prima scritta con una lingua netta e incisa, Silvia Ferreri non giudica e non prende posizioni, si abbandona a una storia che è riuscita a raccontare in modo esemplare. Una storia intima, viva e imprescindibile che coinvolge tutti noi.

Commenti
Un commento a “Stregati: La madre di Eva”
  1. db scrive:

    SINISTRA BRAMINA

    Anno 2007. Quando mio marito Giancarlo Mazzaro tornava a casa e mi diceva “Vieni due settimane a Los Angeles a girarci il backstage delle campagne?” Sì caro. Metto due cose in valigia. Quando partiamo?” https://www.facebook.com/silvia.ferreri.5/videos/10156099856519593/

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