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Sul dialogo tra scienza e arte: intervista a Richard Powers

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Pubblichiamo un’intervista uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Dopo l’affermazione internazionale de Il sussurro del mondo, insignito nel 2019 del Premio Pulitzer per la narrativa, il lettore italiano può scoprire o continuare ad approfondire lo spessore letterario e umano dello statunitense Richard Powers con tre uscite. Da oggi in libreria, pubblicati da La nave di Teseo, ci saranno due romanzi con una nuova traduzione, Il dilemma del prigioniero e Tre contadini che vanno a ballare, e uno inedito Canone del desiderio (800 pagine, 22 euro, traduzione di Licia Vighi), che ruota intorno alla complessità di Stuart Ressler e al dialogo tra linguaggi scientifici e artistici.

Il protagonista è un giovane biologo promettente. Nel cuore degli anni Cinquanta in America partecipa alla sfida di decifrare il DNA dell’uomo. D’improvviso si ritira dalla ricerca, dopo la relazione disastrosa con la collega Jeanette che cambia profondamente la comprensione e la convinzione di Ressler sulla libertà creativa.

Powers, che cosa ha rappresentato per Ressler, e più in generale per tutti noi, la ricerca del codice genetico?

«La prima parte del libro è ambientata nel 1957, approssimativamente a metà strada tra la scoperta di Watson e Crick della struttura del DNA e successivamente quella che spiega come le sequenze chimiche, scritte nel codice dei geni per le proteine, formino la costruzione di base dei processi vitali. Imparare come la vita immagazzini l’informazione necessaria per ricreare, sviluppare e mantenere sé stessa è certamente una pietra miliare nella storia dell’umanità. La delucidazione del codice genetico è anche un momento di grandiosa rilevanza culturale e filosofica, che sfida e rivisita il senso di chi siamo e della nostra presenza qui sotto una nuova luce».

E oggi?

«Quanto le differenze fra di noi sono scritte nei geni? Il destino dell’umanità è di assumerne il controllo e cominciare a riscrivere l’evoluzione? La corsa a risolvere il codice genetico è un argomento piuttosto drammatico a sé stante. Tuttavia i risultati di questa corsa hanno cambiato in modo sottile e profondo tutte le storie che abbiamo raccontato di noi da metà Novecento».

In quale modo si è approcciato da scrittore al linguaggio scientifico?

«Ho sempre creduto che per rappresentare la complessità di un personaggio, devi capire i modi nei quali la professione scelta mostra e descrive il mondo. Il teorico russo della letteratura Mikhail Bakhtin spiega ciò splendidamente: “Ogni atto di ritrarre è esso stesso una raffigurazione”. Dentro alla storia, lo scrittore deve pensare, sentire e parlare come uno scienziato».

Lei legge la connessione tra il linguaggio e il codice genetico?

«Mi sono divertito nel prendere sul serio la metafora della genetica come “linguaggio della vita”. Per me questa ossessione del linguaggio come codice e il paradosso delle parole, che provano a riflettere sui propri limiti, sono state una ricreazione assoluta. Nel romanzo esploro molti codici intrecciati da quello chimico al musicale».

 Qual è limpatto nella vita di Ressler delle registrazioni di Glenn Gould delle Variazioni Goldberg di Bach?

«Lo esalta! Il virtuosismo giovanile e l’esuberanza della performance hanno innescato una cascata di idee e sentimenti in lui che penetrano nella sua ricerca genetica e nel pensiero. Riesce a sentire i modelli generativi e genetici della musica, che si propagano, si rovesciano e si moltiplicano attraverso la sua testa. Nel ventitreenne Gould percepisce un altro giovane uomo ambizioso, intento a infrangere un complesso codice di variazioni e cambiare il modo in cui le persone vedono e ascoltano i modelli di vita».

Qual è il collegamento strutturale tra il romanzo e Bach?

«Tra le variazioni di Bach e il codice genetico di cui Ressler è alla ricerca, ci sono tantissime analogie, tutte forti e sorprendenti. Possiamo dire che le Variazioni Goldberg sono “genetiche”. Proprio come un organismo vivente, ciascuna variazione si basa su un materiale microbiotico simmetrico e compatto. Gli schemi di Bach ispirano ed espandono la visione di Ressler mentre si appresta a capire l’immensa impresa evolutiva della vita umana, a partire da pochi segmenti di codice iniziale che si dispiegano, come dice Darwin, in “forme infinite di incomparabile bellezza”».

Che cosa guida O’Deigh e Todd nella ricerca sul mistero della rinuncia di Ressler?

«Sono ossessionato da quella che Michel de Certeau definisce “l’erotica della conoscenza”. La passione corporea e intellettuale non sono completamente cose indipendenti. Indagando il mistero di ciò che è accaduto al biologo, i due ricercatori giungono a una più acuta realizzazione delle compulsioni di rottura dei codici sia sociali sia intellettuali».

La pandemia ha fatto irrompere la lingua degli scienziati nella nostra vita. Avrà un effetto a lungo termine?

«Gran parte delle persone negli Stati Uniti ha cercato e cerca di ascoltare, di capire la natura e il meccanismo del virus, la dinamica della trasmissione infettiva e altri fenomeni scientifici che ormai saranno la chiave del futuro delle nostre vite. A lungo ci siamo illusi di aver dominato la natura e poter vivere a nostro piacimento senza conseguenze ecologiche.  Il linguaggio delle persone deve divenire più dialogante e vicino a quello scientifico, e viceversa, o la nostra particolare configurazione di 23 cromosomi non resterà a lungo in giro».

Gabriele Santoro, classe 1984, è giornalista professionista dal 2010. Si è laureato nel 2007 con la tesi, poi diventata un libro, La lezione di Le Monde, da De Gaulle a Sarkozy la storia di un giornale indipendente. Ha maturato esperienze giornalistiche presso la redazione sport dell’Adnkronos, gli esteri di Rainews24 e Il Tirreno a Cecina. Dal 2009, dopo un periodo da stageur, ha una collaborazione continuativa con Il Messaggero; prima con il sito web del quotidiano, poi dal dicembre del 2011 con le pagine di Cultura&Spettacoli.
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