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Sulla ragione artificiale, e dintorni

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I ragionamenti e le discussioni sull’intelligenza artificiale occupano oggi un posto importante all’interno del dibattito pubblico e delle riflessioni contemporanee. Questo è certamente dovuto al fatto che l’intelligenza artificiale, dopo un periodo di affinamento e ricerca nei laboratori, ha ormai un ruolo pervasivo nella nostra società, occupando una porzione decisiva della quotidianità e investendo così le esistenze di nuove speranze e interessanti promesse.

Ovviamente a fianco di queste prospettive positive, se ne prefigurano altre di segno opposto, portate avanti da osservatori critici che sottolineano, per esempio, come questo tipo di novità metta a repentaglio posti di lavoro per gli uomini. Eppure le preoccupazioni su questa importante incidenza non si limitano solo al dato numerico riguardante i posti di lavoro, ma investono invece un aspetto meno direttamente misurabile, tirando in ballo la possibilità di una progressiva erosione delle facoltà di giudizio e di azione, o meglio, delle caratteristiche che rendono l’uomo uomo. Sono stati adesso pubblicati due libri che, pur muovendo da punti di vista che hanno alcune differenze sostanziali, possono figurare come letture complementari per comprendere bene il valore, le ricadute e i rischi di un’esistenza che si muove a stretto contatto con l’intelligenza artificiale.

Il primo si intitola Critica della ragione artificiale. Una difesa dell’umanità, scritto da Éric Sadin e pubblicato da Luiss University Press con la traduzione di Francesca Bononi, l’altro è Vivere con i robot. Saggio sull’empatia artificiale, opera di Paul Dumouchel e Luisa Damiano, edito da Raffaello Cortina con la traduzione della stessa Damiano. È possibile immaginare un itinerario di lettura complementare per questi due libri, pubblicati da case editrici che contribuiscono a dare al dibattito un importante livello di scientificità (tra i titoli più recenti, per esempio, per Luiss c’è La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per Cortina Vita 3.0. Esseri umani nell’era dell’intelligenza artificiale di Max Tegmark), perché quello di Sadin, tra i più importanti e sensibili critici della rivoluzione digitale, mette in luce gli spazi oscuri e preoccupanti che si aprono nei discorsi su un sostegno indiscriminato dello sviluppo tecnologico, mentre quello dei filosofi Dumuchel e Damiano si interroga su come i robot (molto acuta l’introduzione dei due dove ci si interroga proprio su una possibile definizione di robot) possano interagire alla pari con l’umanità, sulla loro capacità di leggere i segnali che partono dall’uomo, rispondere in maniera convincente e comunicare esprimendo le proprie emozioni.

Il ragionamento di Sadin parte da un fatto facilmente verificabile nel quotidiano, un aspetto che dà all’intelligenza artificiale un ruolo speciale all’interno delle innovazioni tecnologiche. La sua azione è basata su un rapporto tra una situazione, che viene analizzata, e un’azione appropriata da compiere: questa sequenza basilare sta pian piano finendo per essere applicata a ogni aspetto della vita, divenendo così una «tecnologia dell’integrale», capace di dettare la propria legge su tutte le decisione umane. Sadin scrive che «il libero esercizio della nostra facoltà di giudizio e di azione viene sostituito da protocolli destinati a modificare le nostre singole azioni o i singoli impulsi del reale al fine di “infonderci” la giusta traiettoria da seguire». Nel susseguirsi dei capitoli di questo libro, che nel loro procedere costruiscono anche una storia di questa invadenza tecnologica (da una breve storia dell’informatica al machine learning, dall’insorgere di un nuovo regime di verità alla presenza di bitcoin e blockchain, «l’ultimo stadio della società del contratto»), e attraverso un ragionamento filosofico lucido e rigoroso a servizio di un’importante decrittazione del reale, il libro di Sadin, fondato su una concreta e convincente base speculativa, si impone come un luogo di confronto ineludibile per chiunque si voglia avvicinare allo studio e alla conoscenza di questi temi.

Vivere con i robot. Saggio sull’empatia artificiale, muove invece da un momento successivo, non immaginando i robot e gli automi come i futuri protagonisti di una realtà distopica dove hanno definitivamente preso il posto degli uomini, perché, quasi dando per assodata la presenza pervasiva dell’intelligenza artificiale, il saggio si concentra su cosa l’uomo possa apprendere dalle macchine e da come con esse possa convivere, muovendo da quell’empatia artificiale che figura nel titolo, «dal riconoscimento della pluralità dei possibili modi di vivere con i robot» utilizzando il punto di vista della robotica sociale e cioè considerandoli come «agenti sociali artificiali destinati a integrarsi nel tessuto delle nostre relazioni».

Si tratta di uno studio rigoroso che si concentra su uno dei luoghi centrali di questa discussione, ovvero sulla possibilità che i robot siano in grado di avere e provare le nostre emozioni, sulla loro – e nostra – socialità: questo ovviamente apre alle indagini sul funzionamento del nostro cervello, a cui sono dedicate delle pagine chiare e precise nel libro, e mira anche a dare al lettore la possibilità di pensare uno sguardo diverso verso i robot, non più da vedere come schiavi o nemici (seppure all’origine del nome stia proprio questo, il compito di svolgere compiti che pesano a noi umani) ma come complementi delle nostre esistenze.

Per fare questo è ovviamente necessario che la struttura del loro cervello si allontani da quella di un semplice computer per avvicinarsi ai funzionamenti di quello umano. Il libro si chiude con un interessante capitolo, Macchine morali, macchine mortali e sostituti: verso l’etica sintetica, che si interroga anche sulle sfide politiche che questo ragionamento richiede prendendo come esempio i robot militari, una delle aree più avanzate dell’etica della robotica.

Due libri dunque che, partendo e muovendosi su territori talvolta molto lontani, danno la possibilità di conoscere e approfondire un’area delle nostre esistenze sempre più presente e pressante, aiutando anche a immaginare un modo di vivere con la giusta ottica questo profondo cambiamento in atto.

Matteo Moca si è laureato in Italianistica all’Università di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su Allegoria e Alfabeta2. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con Gli Asini, rivista di educazione e intervento sociale, con Blow Up per la sezione libri e con L’indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).
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