ErikJohansson1

Sul crumiraggio tra i traduttori. Un piccolo indovinello logico.

Una casa editrice chiede a una traduttrice di tradurre un romanzo.
Quella ci sta, lo traduce quasi tutto, e poi dice alla casa editrice: Se non mi pagate i due anni di arretrati per le altre traduzioni che vi ho fatto, io non ve la consegno.
Allora la casa editrice dice: va bene, ciccia, tienitela.
Poi va da una seconda traduttrice e le chiede: Ti va di tradurre questo romanzo per noi?
La seconda traduttrice risponde: Sì volentieri ma prima mi date i due anni di arretrati delle traduzioni che ho fatto per voi.
La casa editrice dice: no, ciccia.
Poi la seconda traduttrice che conosce la prima traduttrice ci pensa su e si ricorda una cosa. Chiama la prima traduttrice e le chiede: Ma questo non era il romanzo che stavi traducendo tu?
Sì, le risponde quella.
Ah, dicono all’unisono la prima e la seconda traduttrice.
Intanto la casa editrice ha chiamato un terzo traduttore e gli chiede di tradurre questo romanzo.
Il terzo traduttore che non conosce né la prima traduttrice né la seconda traduttrice, dice: Va bene. E ci lavora per un mesetto, ma ci lavora un bel po’ tutti i giorni.
Poi un giorno conosce la seconda traduttrice e questa gli racconta tutta la storia. Ah, dicono all’unisono.

Domanda: come si deve comportare ora il terzo traduttore?

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
33 Commenti a “Sul crumiraggio tra i traduttori. Un piccolo indovinello logico.”
  1. Dezzy scrive:

    Deve farsi pagare anticipato

  2. diait scrive:

    Deve cambiare mestiere, o sposare un notaio (maschio o femmina è indifferente).

  3. SoloUnaTraccia scrive:

    Confrontare i rispettivi lavori con le altre due sfruttate, scegliere il migliore, eppoi pubblicare in forma anonima la traduzione online pubblicizzandola underground.
    Tanto li sordi ‘un glieli danno.
    E le case editrici faranno la fine dei giornalacci in chiusura. E’ ora di imparare le lingue.

  4. Lalo Cura scrive:

    far finta di abbozzare (le prove, volendo, le ha già fatte unendosi al coro degli “ah”) ma, all’insaputa delle altre due, esigere d’ora in avanti solo il pagamento in cantanti (da solista, s’intende)

  5. Enrico Marsili scrive:

    Il terzo traduttore deve accoppiarsi con le due traduttrici (simultaneamente o in sequenza) declamando brani del libro tradotto. Poi tutti a farsi una pizza con i soldi che la casa editrice non caccera` mai.

  6. diait scrive:

    p.s.
    scusate, non avevo letto la drammatica denuncia di Boldrini, oggi.
    “… e sposare un notaio o una notaia”.

  7. Massimo scrive:

    Fuori i nomi e BAN permanente della casa editrice per chiunque legga questo pezzo.

  8. Lalo Cura scrive:

    stai scherzando? poi quelli, per ritorsione, non ci fanno più ripostare le cazzate che pubblicano sulla loro stampaglia quotidiana e periodica, e addio “blog culturale” (sic!)

  9. Massimo Spiga scrive:

    Non è argomento su cui fare sarcasmo. È sfruttamento. Voglio un nome ed una precisa responsabilità, se no non stiamo parlando di nulla.

  10. SoloUnaTraccia scrive:

    Sono d’accordo con Spiga: le denunce anonimizzate (pure se ho il sospetto lo facciano tutte le catapecchie editirici) fanno il gioco dei cattivi e in più, esteticamente, hanno rotto il cazzo.

  11. Carlo (@carloebasta) scrive:

    come si dovrebbe comportare, scusate? Se la seconda traduttrice è carina, il traduttore deve ringraziare Lacan ma soprattutto Recalcati che ha inciso l’atto mancato nell’inconscio di Raimo che adesso lo ripete spudoratamente dentro i suoi personaggi.

  12. Gioia Guerzoni scrive:

    Ci sono problemi di diffamazione. I soldi anticipati non li da nessuno (ci ho provato, senza avere nessuna pendenza).
    Quindi bisogna rifiutare la traduzione appena si sente il nome della casa editrice, e basta.
    Gli addetti ai lavori lo sanno, i traduttori che lavorano da anni lo sanno, i traduttori più “giovani” a volte non ne sono al corrente; gli unici che possono fare i nomi (per ora) sono i giornalisti. Come singoli non si può, la legge italiana non lo permette.

    Troviamo un giornalista e facciamo i nomi, i non ho problemi. 😉 Gioia Guerzoni

  13. behemoth scrive:

    Il fuoco. Molto educativo.

  14. SoloUnaTraccia scrive:

    Ok, per sicurezza non comprerò mai più (in i-Taglia) un libro nuovo e tradotto (neppure dovessi fare un regalo), a meno che non conosca il traduttore in modo da potergli/le domandare com’è andata la faccenda.
    Almeno ditemi che non è la Piemme perchè stavo per farmene prendere uno per il compleanno…

  15. Oh! Dovrebbe prima farsi dare un anticipo e poi gli direi: E tu non comprare pane, con questo dinero, hombre… compra dinamite! Dinamite! (cit. Quién sabe?)

  16. Federico scrive:

    Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale

  17. Roberta scrive:

    Il vero mistero è cosa abbia spinto la prima traduttrice ad accettare un nuovo lavoro dalla casa editrice che non la paga da due anni per altri lavori. Masochismo? Ingenuità?

  18. È da qualche giorno che leggo di questo argomento, e personalmente non ne capisco molto, non facendo parte del settore…
    Ma mi viene inevitabile chiedermi: un contratto non esiste? E com’è? A corpo, a misura, misto? Perché lo si firma se non si reputa giusto il principio che sta alla base di questo?
    Perché comunque fare esperienza e mettere il proprio nome è già meglio di niente, o che altro?
    Non capisco davvero come funzioni.

  19. DaniMat scrive:

    – Oooh!, esclamano all’unisono i tre traduttori.
    Il terzo traduttore versa nei tre calici più di un’ombra di spumante italiano doc che frizza una bellezza, mentre la seconda traduttrice distribuisce i tre mazzetti di banconote in tre buste regolamentari formato lettera e la prima, con giusto piglio, afferra il suo calice per lo stelo e si inumidisce appena le labbra nel magnifico nettare bullicante.
    – Ma come hai fatto?, chiede al terzo traduttore mentre con la lingua tira via la schiuma dal labbro superiore.
    – Un gioco da ragazzi. Questi editori, che pavidi. Gli ho detto, guarda che so tutta la solfa, conosco le altre due.
    – Ma non ci conoscevi fino a due settimane fa, precisa la seconda traduttrice posando i tre malloppi sul tavolo in corrispondenza dei tre calici riatterrati tutti sul tavolino.
    – L’editore non lo sapeva. E poi è bastato che dicessi, ora mi paghi il triplo sennò spiffero tutto su AffariItaliani, che s’è calato le braghe.
    – Cioè?, fa gongolante la prima traduttrice con fare gaio, e tirando indietro il ciuffo rosso tiziano.
    – Gli ho detto la cifra, quello è sbiancato, poi ha preso un blocchetto d’assegni e ha sganciato la somma tripla.
    – Oooh!, fanno i tre all’unisono, e così eccoci qua.
    – A ciascuno il suo, fa il terzo traduttore intascando la busta nello stesso istante in cui lo fanno le altre due..
    __________________________________
    Ovviamente questa è fiction, science fiction..

  20. diait scrive:

    qual è la soluzione giusta dell’indovinello logico?
    per curiosità

  21. Vera scrive:

    Sono una “giovane” traduttrice. Per ora ho all’attivo solo 4 romanzi, tutti per la stessa casa editrice. Sto continuando a spedire il mio CV e non conosco molti altri traduttori.
    Qualcuno potrebbe inviarmi in privato il nome di questa casa editrice che non paga? Questo si può fare?
    Non vorrei essere la quarta traduttrice che accetta quel romanzo, non conosce i primi tre traduttori e invece che dire “ah!” a tre quarti del lavoro, si ritrova poi a dire “x#!!!@W” a lavoro finito….
    Se sapete il nome di questi farabutti (o di altri) o avete semplicemente voglia di scrivermi “ciao” e fare due chiacchiere il mio indirizzo è vera.sarzano@gmail.com

    La mia risposta: il terzo traduttore non dovrebbe finire il lavoro e tutti insieme dovrebbero avvertire tutti i traduttori che conoscono, gli amici, i parenti, dovrebbero chiedere di far girare il nome di questa casa editrice, di boicottarla.

  22. Gioia Guerzoni scrive:

    Vera, in rete trovi biblit, qwerty, il sindacato strade ecc. esiste google non è necessario uscire tutti i giorni con dei traduttori,

    per fortuna conosco gente varia 😉

  23. diait scrive:

    ho la fortuna di lavorare da alcuni anni per una rivista (Internazionale) che paga a 60 giorni con una puntualità e una precisione inappuntabili. In più di trent’anni di libera professione, è la prima volta. Lo standard (io traducevo per il cinema, quindi i committenti erano distributori, produzioni, società di doppiaggio, dialoghisti ecc.) erano 120 giorni che potevano diventare 360 come niente. Non esistevano lettere l”incarico né tanto meno contratti. E il mio nome non compariva neppure nei titoli di coda. Se uno, poi, non voleva pagarti, ti attaccavi, molto semplicemente.
    A un giovane non consiglierei mai questo lavoro, a meno che non abbia già un primo lavoro stipendiato. O soldi di suo.

  24. Gioia Guerzoni scrive:

    Neanche io lo consiglierei. Considerando che da due/tre anni il numero dei libri tradotti è diminuti almeno del 20% e quello dei traduttori in erba è aumentato altrettanto a chi “sogna di fare il traduttore” direi: se prendete 5/6/10 euro a cartella, fate un altro lavoro. Se avete mamma che vi mantiene, non fate niente del tutto, è più dignitoso e non spaccate un mercato già titanic.

    Se volete però almeno informatevi, quando ho iniziato io, 20 anni fa, ne ho 45, non c’erano tutte queste belle cosette googlabili. 😉 Però l’entrata nel mercato era indubbiamente meno traumatica.

  25. diait scrive:

    io traducevo su una olivetti elettrica, quando ho cominciato, e per le ricerche mi affidavo al telefono. Sulla mia agenda trovavi tutto, dal fruttivendolo alla NASA.
    Non per fare i soliti discorsi, ma quanto era bello parlare con gli esperti dal vivo, e scoprire (quasi) sempre persone appassionate, generose, che erano sempre pronte a spiegare a un’estranea tutto quello che sapevano!

  26. diait scrive:

    mitico l’addetto italo-americano alla security dell’ambasciata USA che mi aggiornava sui gerghi del law enforcement.

  27. diait scrive:

    però se si opta per traduzioni specialistiche e localizing tecnico, allora si può lavorare bene e vivere del proprio lavoro.

  28. Isa scrive:

    @diait, il tuo nick non mi dice nulla dunque non so se ci conosciamo o no, ma in ogni caso se ti va scrivimi a isazani chiocciola alice punto it, così ti dico qualcosa di Qwerty e se vuoi ti iscrivo.
    @vera consiglio senz’altro di dare un’occhiata su ww.biblit.it e su http://www.traduttoristrade.it/.
    A quelli che “fuori i NOMI!” consiglio di leggere qualcosa sulla disciplina della diffamazione a mezzo stampa in Italia, e il consiglio viene da una che per aver fatto un nome è già stata minacciata di denuncia in sede penale e civile. Poi la faccenda è finita in nulla perché il minacciante era uno scalzacani, ma assicuro che ricevere certe letterine non è piacevole.

  29. andrea scrive:

    Proprio perché ricevere certe lettere non è piacevole sarebbe il caso, imho, che questi tre professionisti contattassero un avvocato. E un giornalista.

    Anche se la domanda era: cosa dovrebbe fare il terzo?
    Dovrebbe chiedere garanzie, pretendere metà dei soldi subito e saldo alla consegna (se mai l vedrà).

  30. Isa scrive:

    @andrea: i traduttori editoriali in media non arrivano a mettere insieme quindicimila euro lordi l’anno, e gli avvocati costano (a meno di non essergli parenti o amici, certo).
    Nel caso particolare, esiste anche un paio di sentenze favorevoli a presunti diffamatori di editori, citate per esempio sul blog scrittori in causa di Carolina Cutolo (infatti riguardano autori e non traduttori). Ma in Italia la giurisprudenza non è fonte di diritto, e le cause per diffamazione non hanno nulla a che vedere con la verità dei fatti e tutto a che vedere con la soggettiva percezione del querelante di essere stato diffamato (è su questo che il giudice deve decidere, non sul fatto che il querelante mi abbia pagato o no). Se io scrivo in un luogo considerato pubblico – o faccio scrivere da un giornalista – che l’editore X non mi ha pagato o non mi sta pagando nei tempi pattuiti la traduzione che gli ho consegnato, la denuncia per diffamazione a mezzo stampa la rischio sempre; e se il giudice decide diversamente dai suoi colleghi ricordati sopra e mi dà torto, la causa la perdo, e quand’anche la vincessi – oltre agli anni e ai soldi persi prima di vedere la controparte condannata (anche) al pagamento delle spese processuali – diventerei immediatamente persona non grata e avrei finito di lavorare.
    Viviamo un momento in cui l’offerta di traduttori soverchia più che mai la domanda di traduzioni; e in cui gli editori vogliono più che mai spendere poco, se non niente. Noi cerchiamo di passarci le informazioni su chi paga e chi no, e di rispettare qualche paletto etico, tra cui non solo non accettare traduzioni che altri hanno rifiutato perché non sono stati pagati (tutto sommato, qui il danno toccherebbe solo l’«accettante finale»: meglio per lui se si informasse), ma anche non accettare traduzioni che sono state rifiutate da altri perché il compenso era troppo basso. Ogni traduttore che accetta di lavorare per compensi troppo bassi rispetto alla media (già desolante) contribuisce a spingere le tariffe in basso per tutti, e secondo me il vero crumiraggio è questo.

  31. Fla scrive:

    sei il terzo traduttore?

  32. Irenr scrive:

    Ilterzo trad dovrebbe mollare. E spiegate alla casa editrice xche

  33. Meghann Balder scrive:

    Valide considerazioni a cui non avevo pensato. Posso segnalare il mio sito per sapere cosa ne pensate? http://inglese.netsons.org

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