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Sull’editoria di poesia contemporanea – #8: Interno Poesia

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Photo by Valentin Salja on Unsplash

Nuova intervista della serie curata da Francesca Sante sulla poesia contemporanea. Qui tutte le puntate precedenti.

Andrea Cati è direttore editoriale di Interno Poesia, casa editrice che pubblica solo poesia, nata a settembre 2016 a partire dal blog omonimo (fondato ad aprile 2014). IP rappresenta uno dei modus operandi più interessanti nell’industria editoriale e tra le case editrici di poesia. Si fonda su un modello di business e su una strategia comunicativa che mirano al coinvolgimento della community dell’autore e dell’editore.

Da che tipo di necessità culturale e editoriale è nata la casa editrice Interno Poesia e perché ha scelto di fare editoria di poesia in questo modo?

Quello che ho notato, da lettore e osservatore esterno al mondo editoriale, prima di creare Interno Poesia, è che in genere non si riesce a comunicare efficacemente, attraverso le potenzialità del web,l’oggetto-libro. Nelle discussioni con quelli che sono i collaboratori del sito osservavamo i percorsi e le strategie attuate da alcune case editrici: era necessario capire l’ambiente e i modi di operare degli altri editori. L’offerta editoriale di IP si è distinta sin dall’inizio per essere sia blog di poesia che casa editrice.

Per due anni c’è stato il blog e poi si aperta la casa editrice che ha mantenuto l’assetto del blog, ed è questa secondo me la novità e la diversità di IP rispetto ad altre case editrici. Infatti dopo di noi alcuni marchi medio-piccoli hanno iniziato a seguire il nostro modello: pubblicano poesie di altri editori per promuovere la poesia, non solo la propria offerta, e questo è il fulcro principale: promuovere la poesia in quanto tale, la poesia bella (o meno bella) fatta da tutti gli editori: dalla poesia “alta” fino a quella proposta dai poeti dell’area dell’instapoetry.

Quello che ho fatto è stato creare prima un sito, dal sito e dai canali social è nata, lentamente e poi in maniera via via maggiore, una community di persone che hanno iniziato a seguire tutti i giorni IP; poi è nata la casa editrice. Tutto questo a posteriori è facile da raccontare, ma quando ho creato il blog IP non avevo programmato di creare la casa editrice. La casa editrice era un sogno professionale per me: perché avevo seguito master, tenuto collaborazioni, speso tanti soldi per la formazione e lavorato spesso gratis. Dopo l’università, per vivere ho iniziato a lavorare in un altro ambito. Da una laurea in filosofia sono finito ad occuparmi di marketing e comunicazione in una multinazionale nel settore metalmeccanico. Ma tutto è tornato utile.

Il mio desiderio era creare qualcosa di mio nell’editoria sfruttando il grande universo dei social e del web, pubblicando alcune voci a mio avviso importanti non solo per il presente, ma per il futuro della poesia. L’antologia di giovani poeti pubblicata questo marzo è paradigmatica perché fa da cucitura con il lavoro fatto prima col blog e poi con la casa editrice. L’idea di fondo è ben esemplificata da Piero Gobetti, che diceva: “non è nella nostra indole metterci a stampare gli scrittori quando hanno già una fama da sfruttare. Noi ci proponiamo di scoprire gli artisti al loro primo libro. Stampando uno scrittore assumiamo di fronte ai lettori un impegno per il futuro”.

IP riesce a pubblicare molti esordienti con buoni risultati probabilmente perché si avvale della sua presenza sul web e sui social, ma anche di un modello di business fondato su un sistema di prevendite del libro. Di che cosa si tratta?

È un modo di vendere libri prima della pubblicazione del libro stesso, un po’ come quando acquisti in prevendita i biglietti per una mostra o un concerto: anticipi l’acquisto, preordini, solitamente a prezzo scontato, in questo caso un libro che sta per nascere, senza regalare nulla a nessuno ma esclusivamente prenotando un prodotto che vedrà la luce di lì a poche settimane. Quello che abbiamo fatto noi non è stato nulla di nuovo: non solo perché esistevano già da prima varie piattaforme e altre case editrici che effettuano le prevendite attraverso crowdfunding, ma già all’inizio del Novecento l’editore Solaria pubblicava opere di autori come Umberto Saba (Preludio e fughe, 1928), Carlo Emilio Gadda (Il castello di Udine, 1934) o Cesare Pavese (Lavorare stanca, 1936) e altri giovani autori, attraverso una sorta di crowdfunding ante litteram: attraverso delle sottoscrizioni, delle cartoline che editore e autore mandavano a persone che conoscevano, direttamente o indirettamente, ottenevano le prenotazioni per il libro che sarebbe stato poi pubblicato. Ci sono dei riferimenti interessanti a cui, in qualche modo, mi rifaccio come lettore e appassionato studioso.

Inizialmente, per il primo anno e mezzo dalla nascita della casa editrice, è stata effettuata una prevendita per i libri in corso di pubblicazione attraverso la piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso e questa prima prova mi ha dato subito un buon riscontro: ho visto che le persone rispondevano positivamente e che quindi c’era ed esiste una nicchia di lettori che si interessava e arrivava non solo a leggere le poesie pubblicate dal blog, ma anche a comprare i libri. Per le campagne si poneva un budget di copie da raggiungere, solitamente 200, e si cercava di raggiungere questo obiettivo con una vera e propria campagna commerciale, di marketing, con molteplici strategie online e offline. Poi ci siamo sganciati da Produzioni dal Basso.

Come mai vi siete sganciati?

Perché vedevo che molti degli utenti che acquistavano attraverso Produzioni dal Basso non provenivano direttamente da Produzioni dal Basso, il sito non generava direttamente traffico di nuovi utenti, ma garantiva (e non è poco) un’ottima gestione dei flussi di prenotazioni e statistiche sempre aggiornate. Eravamo noi a generare traffico: col sito e i canali social, con Facebook e con l’autore. È arrivato un momento in cui mi sono detto “le prevendite, non più il crowdfunding, me le faccio direttamente in casa”, sul sito di Interno Poesia. Ed è ciò che accade tuttora: per un mese di tempo si inserisce la copertina, l’abstract, un assaggio delle poesie che verranno pubblicate nel volume e si fa una campagna di comunicazione adeguata con diverse strategie e pratiche come l’invio di newsletter, la pubblicazione di singoli testi attraverso i canali social, l’organizzazione di eventi e altre azioni dedicate. Solitamente l’obiettivo di ogni prevendita è di duecento copie, ma capita a volte che questo obiettivo non venga raggiunto (si può arrivare a cinquanta, a cento copie, in alcuni casi si supera), ma si garantisce in ogni caso, a prescindere dal risultato, la pubblicazione del libro.

Questo per dire che la scelta editoriale e dell’autore è sempre garantita e preservata. Una volta pubblicato, il libro si distribuisce attraverso i circuiti della distribuzione diretta e organizzata: da novembre dello scorso anno è stato compiuto un passo importante in termini promozionali e di investimento con Messaggerie Libri.

Che cosa è cambiato con la grande distribuzione? Se il problema più grosso per una casa editrice è effettivamente la distribuzione del libro, perché, quando si sta riuscendo a trovare dei modelli alternativi che possono magari diventare delle soluzioni condivise, ritornare ad investire su un meccanismo faticoso per tutti?

Interno Poesia non vuole aggirare il problema della distribuzione. L’obiettivo è stato fin da subito promuovere il libro (quindi il marchio IP, gli autori di IP, i libri di IP) secondo una strategia totale:essere presente prima che il libro nasca (prevendita) e anche dopo che il libro è nato (distribuzione), nel web (sito della casa editrice, librerie online) e fuori dal web (circuito librario tradizionale). Prima dell’arrivo di Messaggerie, IP aveva un altro distributore che però non garantiva la presenza in libreria dei volumi in maniera capillare. Da novembre 2018 invece si è effettuato un cambio di passo, che sta permettendo di arrivare nelle piccole e nelle grandi librerie.

Questo non ha tolto il rapporto diretto che continuo ad avere con librerie come la Marco Polo di Venezia, la Libreria Verso di Milano ola Zaum di Bari. In un certo senso ho voluto sfidare anche una sorta di stereotipo per cui se sei indipendente e fai editoria di poesia, sei condannato a rimanere piccolo e a non avere spazi di visibilità in contesti più grandi, tra gli scaffali delle librerie di catena. Per ora sto avendo ragione, ma tengo a sottolineare che quello che faccio è una prova,un rischio che sto assumendo: non so come andrà a finire, navigo a vista nel breve-medio periodo, ma ho fiducia, voglio credere nella possibilità che la poesia trovi uno spazio maggiore in libreria e sul comodino di casa dei lettori.

Durante il Salone del Libro e Bookpride Milano molte persone sono arrivate allo stand di IP perché ci avevano notato, non tanto tramite Facebook, ma tramite Instagram, e alcuni di questi, non pochi, non sapevano neanche che eravamo casa editrice. Ciò è accaduto per vari motivi, sicuramente perché gli utenti online sono distratti e gli interessa solo vagamente il contenuto generale che sta dietro l’offerta che fai: sta più dietro agli hashtag, all’immagine che stai pubblicando. Andare nelle librerie permette di scuotere ulteriormente il lettore e di completare un processo promozionale: rendere l’immagine di copertina condivisa via Instagram qualcosa di tangibile, da toccare e da sfogliare, finanche da acquistare, da portare in giro nella propria quotidianità.

La strategia di IP è di essere presente, martellare giorno dopo giorno, suggerendo al lettore le nostre scelte editoriali di poesia, come dicendo “guardate che ci siamo noi dentro e fuori la rete”.

Il lettore occasionale o il lettore potenziale che guarda la poesia sul social e scrolla senza capire se si tratta di una pagina web o di una casa editrice, è sintomatico di un modo di fruire l’informazione e la cultura oggi. Ecco, forse non tutta la poesia ha bisogno del libro – ci sono delle poesie che funzionano molto meglio sul web – e non tutti i lettori, di conseguenza, hanno bisogno di un libro – si possono fermare tranquillamente al blog o alla pagina Instagram.

Sì, sicuramente vero. Occorre capire di che tipo di poesia stiamo parlando. Mi viene in mente il fenomeno dell’instapoetry, che è nato sul web e ha la sua residenza principale su Instagram. Prendo l’esempio più eclatante di Rupi Kaur: lei è nata attraverso Instagram e i lettori hanno usufruito gratuitamente e diffusamente a livello mondiale delle sue poesie. Ma c’è stato anche un altro passaggio: hanno pubblicato le poesie in un libro che in poco tempo ha avuto un successo globale, anche in Italia, facendo schizzare le percentuali generali di vendita di tutto il comparto poesia nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Questo caso specifico riassume e sintetizza bene come la poesia può vivere non soltanto sui social.

Se attraverso una strategia si riesce a pensare a come trasformare l’oggetto digitale in un qualcosa di vendibile, effettivamente qualcosa si può ottenere. Questo non significa che tutto può essere trasformato da fruizione digitale, da letture occasionali, in prodotto, e tale discorso prescinde dalla qualità del testo letterario, soprattutto per il fenomeno dell’instapoetry.

A questo proposito, alcuni tuoi autori sono poeti performer, come avviene il passaggio dall’oralità al testo?

Suuna quarantina di titoli ci sono due autori: Nicolas Cunial e Alessandro Burbank. C’è anche Gaia Ginevra Giorgi, ma è solo parzialmente assimilabile alla scena che ricoprono gli altri due poeti.Il discorso è più ampio e investe tutto il progetto editoriale: Interno Poesia è un progetto indipendente, aperto e plurale, che pubblica le voci e i modi di fare poesia più interessanti oggi in Italia,ed è questo che ho cercato di fare, ad esempio, in primis, con Alessandro Burbank. Burbank è da anni in giro per locali, si fa ascoltare, ha generato un pubblico, una community di persone interessate alla sua materia, interessate soprattutto a lui come persona, come personaggio, alla sua poesia e alle sue performance; è da diversi anni che c’era il bisogno, secondo me, di dare forma ai testi che portava in tour, pubblicare un libro che rappresentasse il suo lavoro, una sorta di cimelio.La mia scelta è stata, da imprenditore e da lettore attento ai movimenti della poesia oggi presenti in Italia, trovare nel catalogo di IP, uno spazio per questo specifico modo di fare e di vivere la poesia ascoltando un bisogno delle persone…

…rispetto a qualcosa di fugace come può essere una performance o qualcosa di immateriale come una pagina Instagram.

Sì, infatti l’idea è stata giusta: il libro di Alessandro Burbank, uno dei più venduti della collana di IP, mi ha fatto capire che c’è un grande interesse attorno al movimento delpoetry slam e della poesia performativa in genere. Per i miei studi e i miei interessi, ad essere sincero, non sono mai stato vicino a questo modo di affrontare il verso, la parola poetica; ho ritenuto,però, nell’ottica di progetto editoriale plurale, di pubblicare un autore che aveva qualcosa da dire di interessante e che aveva anche una storia che portava in giro. E questo è quello che cerco di fare con IP: non pubblicare soltanto il libro, la materia letteraria, ma anche l’autore, la persona.

In questo modo sembra che stiamo attirando l’attenzione di quel numero tanto ricercato di lettori generici, potenzialmente interessati al libro di poesia.

Sicuramente occorre inventarsi delle strategie per attirare l’attenzione del pubblico di lettori. Il rischio è che tale attenzione, come avviene solitamente, sia una curiosità occasionale, che sfuma dopo il primo scroll attraverso le dita. IP è nato sul web, sotto forma di blog, su piattaforma WordPress, e si è esteso su tutti i canali social: questo ha rappresentato da subito il suo punto di forza. Esistono realtà editoriali che cercano di resistere alle potenzialità e agli strumenti offerti dal web, ma sono pochissime. Se non esistessero i social, che pure rendono più distratti i lettori, non si avrebbero neanche, dall’altro lato, un numero importante di vendite provenienti proprio da quei canali, e forse non esisterebbe neanche il progetto Interno Poesia.Il discorso sulla vendita del libro investe tutti i canali oggi esistenti, tradizionali e digitali: il libro si vende non solo perché c’è la figura dell’autore,o perché esce la recensione in un inserto culturale importante: lo vendi assieme a una strategia a 360°, dal post che pubblichi su Facebook, l’evento che organizzi, la parola che dice un amico su quello che ha letto, innesca il tanto agognato passaparola, in modo da attivare una crossmedialità tra gli strumenti, utile a promuovere davvero l’opera.

Quindi è un meccanismo che si autoinnesca col lavoro dell’autore insieme all’editore. Le copertine, ad esempio, sembrano indicative: ripropongono la strategia di comunicazione che utilizzate, in cui l’autore porta la sua persona, la sua immagine ed è autore e promotore di sé stesso. Quanto è importante la figura, il personaggio dell’autore?

È un elemento molto importante (ma non imprescindibile): nel momento promozionale, prima e dopo. Sicuramente è innegabile che l’autore possa promuovere sé stesso con i propri mezzi, attraverso i social e la propria cerchia di persone vicine. Ma ci sono stati autori della collana di IP con cui non è stato immediato costruire una strategia di questo tipo, perché, ad esempio, non avevano una cerchia importante di persone vicine o non avevano account social. Ciò non ha influito sul raggiungimento del risultato, perché IP ha una sua community di persone: su Facebook siamo quasi 60mila, su Twitter circa 14mila, su Instagram, dove stiamo crescendo di più, siamo più di 25mila, e abbiamo più di quattromila iscritti alla newsletter. Su questa massa di lettori qualcuno compra, qualcuno fa girare i contenuti proposti, qualcuno garantisce di far conoscere quello che stiamo facendo attraverso altre azioni. Messaggerie ha permesso di innestare un ulteriore step, di farci vedere ogni giorno fisicamente in libreria, e non è una cosa da poco.

I motivi per cui IP ha quelle copertine sono vari. Sicuramente, come accennato prima, autore e opera sono solo parzialmente scindibili e spesso si può trovare una corrispondenza tra quello che andrai a leggere e la persona. Non mi piace l’idea che l’opera letteraria sia anonima rispetto all’autore, cioè che il nome dell’autore rimanga soltanto un nome, e considero valore offrire al lettore l’opportunità di collegare i testi alle sembianza somatiche.

Ma ci sono ancora due fattori che mi hanno portato e scegliere copertine di quel tipo. IP è nato come blog che quotidianamente pubblicava e pubblica una singola poesia al giorno accompagnata dal volto dell’autore: questo elemento combinatorio tra testo e volto c’è stato sempre e sempre ci sarà. Per cui volevo dare una conformità, creare un ponte, tra il lavoro del blog e della casa editrice. Credevo e credo, che la polisemanticità può essere trovata anche nella corrispondenza tra immagine di copertina e volto dell’autore.

Infine,le copertine di IP citano o traggono spunto dalla collana Einaudi «I Millenni», libri di cui mi sono cibato tanto durante gli anni universitari, volumi pubblicati con la foto degli autori posta in un riquadro di colore rosso.

Se inizialmente in una casa editrice può anche non esserci una scelta editoriale del tutto consapevole dell’offerta che si propone (magari dettata dal gusto, dal fiuto), man mano che il lavoro va avanti, si forma una comunità di lettori che ha un gusto e degli interessi condivisi e si rifà a quell’editore per ritrovare queste caratteristiche nel contenuto e nella forma. Come si lavora con i paratesti di IP?

Per quanto riguarda l’oggetto-libro e quello che i lettori di IP possano aspettarsi, abbiamo avuto fin dall’inizio un’identità definita. I libri di IP sono sempre stati e sempre saranno, per adesso almeno non ho cambiato idea, 11 x 17 cm, con carta di copertina Fedrigoni Acquarello avorio, carta interna Palatina e caratteri dei testi Garamond. Tutto ciò è paratesto, ma senza citare Genette, è paratesto non solo la scelta dei caratteri, del tipo di carta, la disposizione delle sezioni o il modo di presentare l’indice del volumi e l’elenco dei libri pubblicati nella collana. Occorre oltrepassare il libro e considerare il paratesto elemento fondativo di qualsiasi attività (professionale e) editoriale, perché, questa volta cito Roberto Calasso, occorre “immaginare una casa editrice come un unico testo formato non solo dalla somma di tutti i libri che vi sono stati pubblicati, ma anche da tutti gli altri suoi elementi costitutivi, come le copertine, i risvolti, la pubblicità, la quantità di copie stampate e vendute, o le diverse edizioni in cui lo stesso testo è stato presentato”.

Possiamo quindi nella nostra epoca considerare paratesto anche il sito web che introduce i libri? Per quanto la comunicazione al lettore sia una delle cose su cui puntate di più,sul sito/blog Interno Poesia, ad esempio, non è immediato capire se ci siano o meno delle collane e come l’offerta è strutturata.

Hai colto un punto importante sul quale stiamo lavorando con chi si occupa del sito e dell’e-commerce. Quanto riporti riguarda un aggiornamento in atto, ovvero organizzare a un menu costruito ad hoc per distinguere le collane di Interno Poesia. È una questione diventata urgente a partire dallo scorso mese, da quando sono nate le collane “Interno Novecento”, con la pubblicazione dell’antologia di Antonia Pozzi “Mia vita cara”, e “Interno Classici”, con l’edizione integrale del 1826 di “Versi” di Giacomo Leopardi. Allargando però lo sguardo: è necessario fare insieme una comunicazione diretta sia alla vendita che alla diffusione del proprio catalogo editoriale, dell’offerta culturale, dell’idea multiforme e plurale di poesia che ogni giorno, a partire dal blog, promuove Interno Poesia. C’è da dire che forse, per come è strutturato il sito di IP, più che una comunicazione diretta alla vendita, la prima forma lampante di comunicazione è di tipo divulgativo: nella home page del sito si divulgano tutti i giorni testi di altri editori o di autori ancora inediti, solo in un secondo momento è possibile arrivare al catalogo editoriale di IP attraverso la voce di menu “Libri”.

Come avviene il processo di trasformazione del testo in libro? Cioè come si passa dal “testo dell’autore” al “libro dello scrittore”?

Uno degli ultimi libri usciti, Orso Tosco, Figure amate, esemplifica il processo. Il libro era pronto da più di un anno. Durante la programmazione della pubblicazione si è inserita la notizia che Orso aveva pronto anche un romanzo per Minimum Fax (Aspettando i Naufraghi), per cui è stato scelto di aspettare la pubblicazione del romanzo e poi di “attaccarsi a traino”. Prima ancora che ciò accadesse c’è stata una lavorazione lunga. Avevo letto Orso Tosco perché avevo fatto parte della giuria di un premio letterario e in quell’occasione avevo sì apprezzatola sua raccolta, ma senza considerare l’ipotesi di pubblicarlo nella collana Interno Libricon IP.

È stata Franca Mancinelli (collaboratrice del progetto IP da quando è nato il blog) a propormelo, mi ha detto: “guarda che questo autore mi ha inviato alcune poesie in lettura e secondo me si può fare un lavoro di un certo tipo e magari arrivare alla pubblicazione”. Ho dato fiducia alla proposta di Franca Mancinelli, che poi per mesi ha effettuato editing sulle poesie insieme all’autore. Molti dei testi della raccolta,che avevano versi tanto lunghi, sono stati rivisti: un libro 11×17 garantisce la portabilità al lettore ma allo stesso tempo non permette di fruire in maniera agevole di versi lunghi nei testi. Spesso faccio presente questo agli editor e agli autori: i libri di IP sono piccoli tascabili ed è preferibile avere testi con versi non troppo lunghi, senza manomettere lo stile, ma assicurando un effetto visivo comodo per il lettore e trovando un punto di incontro tra autore e layout della pagina. Questo rientra nella progettazione di un libro: a) cercare di andare incontro ai desideri dell’autore e di essere quanto più fedele possibile all’idea di libro e di stile; b) cercare di far convergere quelle che sono le inclinazioni, la pratica e lo stile poetico dell’autore in un oggetto che possa restituire al lettore un’esperienza di lettura quanto più possibile (se possibile) agevole.

Di esempi di questo tipo ce ne sono diversi, e anche molto lontani tra loro, in tutte le collane di IP. Le strade per arrivare alla pubblicazione non sono mai identiche tra loro.

Francesca Sante è nata nel 1993. Si è laureata a Siena in Lingue e Letterature con una tesi sulle traduzioni di Vittorio Sereni da René Char. Continua con un corso in Economia e Gestione dell’Arte a Venezia, che conclude con una tesi sull’editoria di poesia contemporanea e le possibilità di ampliamento del pubblico della poesia. Ha collaborato come stagista con “Semicerchio”, Nazione Indiana e RadioRai3.
Commenti
Un commento a “Sull’editoria di poesia contemporanea – #8: Interno Poesia”
  1. sergio falcone scrive:

    I veri narratori e i veri poeti in ogni generazione non sono più di un paio di dozzine e i libri degni di essere letti ancora meno.

    Alfonso Berardinelli

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