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Sull’editoria di poesia contemporanea: – #9: Collezione di poesia Einaudi

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Riprendiamo la serie di interviste curate da Francesca Sante sulla poesia contemporanea italiana. Qui tutti gli articoli precedenti.

Possiamo dire senza troppe remore che Einaudi è l’unico grande editore storico che continua a puntare, se non con spericolatezza almeno con cocciutaggine, sui libri di poesia. In «Collezione di Poesia» è evidente il lavoro di equilibri certosini con cui si inanellano nuove uscite e ripubblicazioni dirette verso un obiettivo duplice, di sostenibilità economica e arricchimento culturale. Chiaramente i suoi poeti non sono esordienti assoluti, ma capita che l’editore favorisca il loro ingresso generalmente alla terza o alla quarta pubblicazione, accanto a nomi importanti e apprezzati nel tempo. Agli autori italiani e alle riscoperte del passato vanno aggiunti i poeti stranieri.

In questo modo,nella plaga multiforme di tipi di poesia e di poeti che si stende sul suolo nazionale, la casa editrice ha nel tempo creato un portale di prestigio per la poesia. L’eterogeneo catalogo Einaudi ha pubblicato dal Duemila al Duemiladiciotto oltre 160 titoli.

Risponde Mauro Bersani, direttore delle collane di poesia e teatro per Giulio Einaudi editore.

Gian Carlo Ferretti ne Il mercato delle lettere paragona la poesia nelle collane economiche al prodotto esotico nei supermercati: non può mancare per quanto da solo non contribuisca alla positività del fatturato. Che peso simbolico ed economico ha la “Collana bianca” all’interno della casa editrice?

Certamente la collana ha molto a che fare col prestigio del marchio Einaudi e il suo primo obiettivo è tenere alto questo prestigio. Ma è anche una collana virtuosa dal punto di vista economico: soprattutto grazie alle ristampe dal catalogo (circa un centinaio all’anno). L’obiettivo è dunque quello di pubblicare libri a lunga durata perché se resistono nel tempo vuol dire che hanno trovato un posto sicuro nel panorama dei libri di poesia e nello stesso tempo, con ogni ristampa, migliorano il conto economico.

In che modo si persegue la “lunga durata”? In generale il catalogo della “bianca” sembra molto ben equilibrato, con titoli adatti alla vendita nel breve, medio e lungo periodo. Che cosa hanno da dirci all’interno del catalogo il nome di un romanziere, di un traduttore, a volte esordienti del genere, rispetto a chi ha deciso di concentrare il suo lavoro letterario soprattutto sulla poesia?

L’ipotetica lunga durata è una scommessa dell’editore, nasce dalla sua intuizione e dalla sua esperienza. Pubblicare romanzieri o traduttori non porta di per sé a risultati quantitativamente migliori rispetto a pubblicare “poeti puri”. Da sempre la scrittura viene declinata in varie forme. Trovo normalissimo che un bravo scrittore, che abbia un vero cimento con la lingua, alterni prosa e poesia. È sempre stato così da Dante a Nooteboom. Sarebbe ridicolo rifiutare un buon libro di poesia perché l’autore ha scritto anche dei romanzi.

Quindi, come sceglie i libri da pubblicare?

Con un mix di gusto personale, valutazione critica circa l’importanza dell’autore, previsione delle potenzialità commerciali del libro.

Gianluigi Simonetti in La letteratura circostante, dopo un’interessante analisi, afferma: “La «bianca» Einaudi di poesia o lo «Specchio» Mondadori sono state per decenni delle collane di prestigio; che un poeta pubblichi in quelle sedi non significa più nulla di per sé”. Che ne pensa?

Ognuno naturalmente può dare le valutazioni che crede e anch’io in molte cose tendo a essere un laudator temporis acti come Simonetti. Nel caso della “bianca” si potrebbe però specificare che è nata con intenti molto diversi da quelli di adesso. È stata per anni una collana di classici (soprattutto del Novecento) con pochissimi inserimenti di poeti contemporanei, spesso di grande fama (ma lanciati da altri editori come Luzi, Sereni e Caproni).

Nel corso degli anni si è trasformata in una collana più militante, si è a poco a poco costruita una “scuderia” di autori einaudiani e si sono proposti molti poeti nuovi. Questa è una politica più rischiosa che porta per forza di cose a percepire come più ridotto il prestigio della collana.

Esiste il pubblico della poesia? A che tipo di lettore si rivolge Einaudi? In generale mi sembra che sia un lettore o colto o generico.

A parte alcuni casi molto particolari nei quali si assiste a un passaparola molto ampio determinato da fattori extraletterari, il pubblico della poesia è un pubblico colto, interessato a meccanismi mentali e a linguaggi non convenzionali. Non abbiamo una schedatura degli acquirenti, ma nelle letture pubbliche dei nostri autori vediamo molti giovani.

Francesca Sante è nata nel 1993. Si è laureata a Siena in Lingue e Letterature con una tesi sulle traduzioni di Vittorio Sereni da René Char. Continua con un corso in Economia e Gestione dell’Arte a Venezia, che conclude con una tesi sull’editoria di poesia contemporanea e le possibilità di ampliamento del pubblico della poesia. Ha collaborato come stagista con “Semicerchio”, Nazione Indiana e RadioRai3.
Commenti
2 Commenti a “Sull’editoria di poesia contemporanea: – #9: Collezione di poesia Einaudi”
  1. sergio falcone scrive:

    Pubblicare in Italia senza avere un mammasantissima alle spalle è impresa impossibile. E con questo ho detto tutto.

  2. Giustina Pnishi scrive:

    Completamento d’accordo se non hai qualcuno che ti raccomanda o ti da la spinta (alla fine non cambia niente )non sei nessuno e mai diventerai.

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