Voler bene a Primo Levi 

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L’11 aprile del 1987 Primo Levi viene trovato morto al piano terra della sua casa di Torino. Si è suicidato, dicono, gettandosi dalle scale. Ma la portinaia riferisce che quel giorno Levi, seppur stanco, era apparso cordiale come sempre (e come in ogni suo testo, diremmo da lettori). Un amico pure, il lunedì successivo avrebbe ricevuto una lettera scritta da una persona in apparenza tutt’altro che intenzionata a togliersi la vita. Potrebbero essere state le vertigini, allora, di cui lo scrittore e chimico torinese soffriva. Ma a quanto pare Levi soffriva anche di depressione, sin da ragazzo, e da qualche tempo aveva dovuto sospendere i farmaci per via di un intervento chirurgico. Non può essere un caso, allora, che avesse da poco rifiutato la presidenza di Einaudi, e che pare non riuscisse più a scrivere…

La biografia di un poeta è nella sua opera, ha detto qualcuno. E nelle sue opere minori soprattutto, aggiungo io: non è propriamente il caso di Primo Levi, forse, ma lì ci sono le tracce dell’uomo, spellate dalle manie di grandezza dell’artista.