Le teste e le proteste

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Il 15 ottobre una parte molto consistente del mondo politico e di quello giornalistico si è sbrigata a decretare la fine di un movimento plurale che nell’ultimo anno tra proteste studentesche, referendum, mobilitazioni sindacali, lotte dei precari, movimenti delle donne, battaglie per il bene comune, occupazioni, eccetera, è cresciuto incredibilmente (leggi: si è ingrandito, è maturato).

Lavitola e 15 ottobre – la versione di Busi

Riprendiamo dal sito internet Altriabusi.it

di Aldo Busi

Guardando con tristezza patria la foto dell’ufficialmente famigerato Valter Lavitola in compagnia del ministro degli esteri Frattini con il suo omologo albanese ministro Illir Meta e sovrapponendola alla sequenza filmata in cui lo stesso Lavitola scende con Berlusconi dalla scaletta dell’aereo che su volo di Stato li ha portati a Panama a un incontro ufficiale con esponenti politici del paese centroamericano, non ho potuto impedirmi una considerazione del rapporto tra violenza e costi economici della stessa

Contro lo spontaneismo

di Christian Raimo

È difficile provare gli stessi sentimenti di qualcun altro. Lo sappiamo bene in una qualsiasi relazione a due, figuriamoci quando si è in trecentomila. Indire una manifestazione che avesse come collante un sentimento comune come l’indignazione porta in piazza per lo spazio di un pomeriggio persone che in realtà pensano (e provano) cose molto differenti: grillini e Acrobax, radicali e Teatro Valle, umanisti e Fiom.

Il giorno dopo

E i soldati tiravano pietre alle vetrine e scorazzavano sui cammelli.
Era tutto un inferno triste, quest’Egitto.
Le strategie non erano state condivise, e ovviamente sui carri salivano
anche i cani bastardi. Rovina completa. Una settimana di aborto.
Io stesso attaccato al telefono, la voce tenuta da conto col miele,
insistevo a recitare i salmi di benaugurio: se il cuore non si castra,
ditemi voi cosa puoi venire di buono?

Chi soffia sul fuoco non canti vittoria

di Emiliano Sbaraglia Bisognava attraversarla tutta, la manifestazione di Roma, per capire quello che è accaduto e soprattutto quello che poteva accadere, se la capitale italiana non fosse stata messa a ferro e fuoco da qualche centinaio di ultras della violenza, che non a caso sul blindato dei carabinieri bruciato nei dintorni di piazza San […]

Pomeriggio del 15 ottobre – Una lettura dei fatti

scontri

La prima cosa che mi viene da dire contro i fascisti, gli infiltrati, il blocco nero, cioè tutti coloro che hanno rovinato la manifestazione del 15 ottobre a Roma, è che avete profanato Piazza San Giovanni, un luogo cardine della storia del movimento operaio italiano.

Lo avete fatto pensando che l’unica manifestazione buona è quella violenta, che l’unica cosa che conta non sia affermare quello in cui si crede, elaborare una strategia matura di lungo periodo, ma scontrarsi con violenza contro la polizia. E non capite che, così facendo, avete distrutto tutto. Non solo una manifestazione che poteva essere bella e invece è stata brutta, ma soprattutto la possibilità che un movimento al pari di quello spagnolo o americano potesse pacificamente sorgere in Italia.

La seconda cosa che mi viene in mente è che siamo qui a dire e ridire cose che diciamo da dieci anni. Basta con la spirale “violenza di pochi-repressione per tutti”. Basta con i soliti vicoli ciechi. Basta con la coreografica messa in scena di chi organizza la propria violenza, in molto talmente coreografico, nel suo gioco delle parti con le forze di polizia, da non avere niente di spontaneo. Neanche la minima traccia di spontaneità…

15 ottobre

di Christian Raimo E sì, le cose stanno cambiando, se i desideri diventano hashtag, i musei accampamenti, le biblioteche la camera da chiudere a chiave se inviti a cena qualcuno. Ci sono doni dappertutto, le cose stanno cambiando: i defender sono le porte di un frigo: puoi appiccicarci il tuo magnete con scritto: il gioco […]