Bentornati in Cacania!

cappio

Nel giorno delle elezioni europee, a un secolo da quel 1914 che torna in forme sempre nuove e sorpendenti, ho piacere di condividere con i lettori di m&m questo celeberrimo brano da L’uomo senza qualità. L’invito – per chi non l’ha mai fatto – è ad accostarsi a questo libro dal respiro sempre più continentale.

La traduzione è quella superba di Anita Rho, Gabriella Benedetti e Laura Castoldi dell’edizione Einaudi.

di Robert Musil

Nell’età in cui sarti e barbieri han­no ancora un’enorme importanza e ci si guarda con piacere allo spec­chio, s’immagina anche sovente un luogo dove si vorrebbe passare la vita, o almeno un luogo dove sa­rebbe di stile vivere, pur sentendo magari che non ci si starebbe vo­lentieri. Così da tempo si è giunti necessariamente al concetto di una specie di città super-americana, dove tutti corrono o s’arrestano col cronometro in mano. Aria e terra costituiscono un formicaio, attra­versato dai vari piani delle strade di comunicazione. Treni aerei, tre­ni sulla terra, treni sotto terra, po­sta pneumatica, catene di automo­bili sfrecciano orizzontalmente, ascensori velocissimi pompano in senso verticale masse di uomini dall’uno all’altro piano di traffico; nei punti di congiunzione si salta da un mezzo di trasporto all’altro, e il loro ritmo che tra due velocità lanciate e rombanti ha una pausa, una sincope, una piccola fessura di venti secondi, succhia e inghiotte senza considerazione la gente, che negli intervalli di quel ritmo uni­versale riesce appena a scambiare in fretta due parole. Domande e ri­sposte ingranano come i pezzi di una macchina, ogni individuo ha soltanto compiti precisi, le profes­sioni sono raggruppate in luoghi determinati, si mangia mentre si è in moto, i divertimenti sono radu­nati in altre zone della città, e in al­tre ancora sorgono le torri che con­tengono moglie, famiglia, gram­mofono e anima.