Green Book. Occhi sulla strada

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Green Book è un film sulla distanza, intesa in molti sensi.

Distanza come chilometri: quelli che Frank “Tony Lip” Vallelonga (Viggo Mortensen) e Don “Doc” Shirley (Mahershala Ali) percorrono in macchina, per otto settimane, nel 1962, partendo da New York per arrivare fino in Alabama.

Distanza come differenza di classe. Tony è un buttafuori italoamericano che sbarca il lunario campando perlopiù di espedienti; ha due figli e una moglie che si sente trascurata, a cui ridona il sorriso vincendo 26 dollari in una gara a chi mangia più hot dog. Don è un musicista afroamericano colto e benestante che suona il pianoforte in modo sopraffino. Ha bisogno di un autista che lo scorti per un tour nel Midwest e nel Deep South dell’America, dove ai neri non è permesso frequentare gli stessi posti dei bianchi.

43 anni dopo: un libro e un film

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È uscito da poco nelle sale italiane il nuovo film di Marco Tullio Giordana, «Romanzo di una strage», ispirato (in parte, come si vedrà) al libro di Paolo Cucchiarelli, uscito nel 2009 per Ponte alle Grazie con il titolo «Il segreto di Piazza Fontana»; un film che ha l’ambizioso proposito di ricostruire le vicende italiane accorse nel breve e significativo arco temporale che va dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969, all’uccisione di Luigi Calabresi, il 17 maggio del 1972. Christian Raimo ha definito quest’opera di Giordana un’occasione mancata, argomentandone qui le sensate ragioni. A seguito di questo suo intervento, abbiamo deciso di recuperare e proporvi in lettura l’opinione, apertamente negativa su libro e film, di un testimone e attore di quegli anni, Adriano Sofri, che in questi giorni ha scritto un istant book, scaricabarile gratuitamente, proprio per fare luce sulle importanti inesattezze della ricostruzione della realtà storica operate prima dal libro, poi dal film ispirato. Di seguito la prefazione e le conclusioni di «43 anni. Piazza Fontana, un libro, un film» di Adriano Sofri.