Culto e potere nel Messico della NarcoGuerra

santamuerte

di Fabrizio Lorusso

Pubblichiamo un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso.

Henry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. GiulioAndreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non cel’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali”e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

Intervista a Seth Grahame-Smith

Seth-Grahame-Smith-Beetlejuice-2-It-Pride-And-Prejudice-And-Zombies

Questa intervista è uscita su Repubblica Sera.

Riscrivere Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen come una storia zombie? Che orrore! Raccontare che Abraham Lincoln fosse un cacciatore di vampiri? Assurdo. Invece c’è chi l’ha fatto, e con successo. Seth Grahame-Smith, trentasettenne newyorkese dall’aria scanzonata ma tutt’altro che ingenuo, professionista della scrittura tra narrativa, saggistica, televisione, fumetto e cinema (sceneggiatore ad esempio di Dark Shadows di Tim Burton), ha infatti messo a frutto la sua passione “nerd” per zombie, vampiri, lupi mannari, storie fantastiche e paurose, e ha pubblicato Orgoglio e pregiudizio e zombie e La Leggenda del Cacciatore di Vampiri: Il diario segreto del presidente (da cui nel 2012 il film di Timur Bekmambetov). Due romanzi di successo usciti in Italia per Nord, a cui si aggiunge in questi giorni La bugia di Natale, pubblicato da Multiplayer.it, una rivisitazione della Natività con zombi e magie, con i Re Magi che sono tre ladroni che si incontrano per caso e salvano il Bambino.

Lincoln. Genealogie di un immaginario

Lincoln001

Vedendo Lincoln mi è venuta in mente una storia che avevo letto qualche anno fa, una di quelle storie del cinema che più mi ha fatto riflettere sull’immaginario storico dei registi. L’anno è il 1915: in Europa la Grande guerra è a una svolta, tutti si rendono conto che non sarà quel lampo promesso dalla Germania, ma una lunga, estenuante carneficina. Il fervore dei volontari va man mano affievolendosi, serve nuova linfa per mobilitare il fronte interno.

Gli alti comandi dell’esercito inglese pensano che il cinema possa essere questa linfa.

Hanno sentito parlare, forse addirittura visto, un film, non un film qualunque, ma il più grande successo cinematografico dai tempi dei Lumière. L’ha girato un regista americano, ci ha messo tre anni per realizzarlo, ha speso 112,000 dollari. Per 13 bobine, pari a tre volte un normale film dell’epoca. Ha incassato 15 milioni di dollari. È stato il primo film a essere proiettato alla Casa Bianca, di fronte al presidente Woodrow Wilson. Si intitola The birth of a Nation. Il regista si chiama David Wark Griffith.