Tecniche di esposizione. L’attualità di Walter Benjamin

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Se c’è un saggio novecentesco dalla attualità impressionante sul quale continuare a interrogarsi con urgenza è senza dubbio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin.

Un testo relativamente breve ma densissimo di riflessioni tuttora illuminanti, dalla vita editoriale complessa e frastagliata: ne esistono cinque versioni(dal settembre 1935 all’agosto 1936, poi corrette e integrate fino al 1939-40) delle quali quattro in tedesco e una in francese, l’unica pubblicata in vita dell’autore sulla rivista della Scuola di Francoforte, tradotta dal giovane Pierre Klossowski, ma rinnegata da Benjamin per i tagli operati sul testo, senza il suo consenso, da Max Horkheimer.

Eternal life. La riscoperta di William Blake

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Desta senza alcun dubbio sorpresa, e anche una certa fierezza, notare come a guidare il rinato interesse internazionale per l’opera di William Blake ci siano artisti e intellettuali italiani.

Dopo l’evento Blake in Rome del 2016 (di cui abbiamo parlato qui), l’associazione Inner Peace in occasione dell’anniversario della scomparsa del poeta, ha organizzato il 28 Novembre scorso una giornata dedicata alla meditazione sull’opera del poeta che ha coinvolto più di 18.000 studenti in tutti i quartieri di Londra.

Suggestioni: il naufragio di Hirst e i suoi enigmi

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Con questo pezzo chiudiamo la serie dedicata alla mostra veneziana di Damien Hirst. Qui la prima parte e qui la seconda.

di Daniele Capuano

Queste note richiedono una giustificazione. Anzitutto per il loro carattere frammentario e casuale, di amplificazione immaginativa piuttosto che di recensione/commento, dovuto all’oroscopo del loro concepimento: sono state scritte da uno che prima conosceva solo il nome di Damien Hirst, e che ha dissipato appena un lembo della propria ignoranza ai margini di una splendida cena tra amici. Invece del dessert, cortesemente rifiutato a seguito di un pasto abbondante e felice, Adriano Ercolani mi ha portato, con ampi gesti cerimoniali, l’impressionante catalogo della mostra veneziana, che lui stesso e Chiara Babuin hanno già commentato in modo squisito e penetrante.

Il naufragio nel tempo della sua irriproducibilità sacrale: introduzione alla mostra di Damien Hirst

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La mostra Treasures from the Wreck of the Unbelievable di Damien Hirst rappresenta senza dubbio un evento straordinario nel mondo dell’Arte Contemporanea. Terminata l’esposizione, abbiamo chiesto a tre nostri collaboratori, Adriano Ercolani, Chiara Babuin e Daniele Capuano, di approfondire alcuni dei molteplici livelli di lettura di un progetto che, al di là dei giudizi, farà discutere ancora per anni. Buona Lettura!
“La mostra è come una storia del mondo in cento oggetti”.

L’esoterismo islamico. Conversazione con Alberto Ventura

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di Adriano Ercolani e Daniele Capuano

Alberto Ventura è uno dei massimi orientalisti italiani, in particolare da decenni considerato un’autorità intellettuale negli studi sull’Islam.

Adelphi ha pubblicato da qualche mese un suo denso e dotto saggio, L’Esoterismo Islamico, il cui titolo “definitivo” non deve trarre in inganno, dacché il testo è tutt’altro che divulgativo.

Il libro offre al lettore un percorso di ricerca arduo quanto fascinoso, approfondendo con notevole perizia uno dei temi abissali della riflessione mistica: il profondo legame esistente tra la corrente ascetico-filosofica del Sufismo e l’Advaita Vedanta, la gloriosa tradizione dottrinale sorta all’interno della teologia induista che dichiara, schematizzando, la sostanziale unità indivisibile del Tutto.

Qabbalah e dintorni: la ricerca musicale di Gabriele Coen

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Gabriele Coen, sassofonista, clarinettista, flautista, compositore e interprete, è tra le figure più versatili e interessanti della scena jazzistica italiana.

Benché abbia esplorato nella sua più che ventennale carriera diversi ambiti con diversi ensemble, il suo nome è legato principalmente alla sua feconda opera di contaminazione della musica klezmer col jazz, dagli esordi con i Klezroym, passando per le prestigiose collaborazioni con John Zorn fino all’attuale progetto Jewish Experience, in cui rielabora in chiave jazzistica brani anche della tradizione sefardita.

Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

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Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

I quaderni giapponesi di Igort

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Pubblichiamo un estratto dal testo introduttivo per la mostra su Igort che si è tenuta a Torino nei giorni scorsi, in occasione della ventunesima edizione di Cartoons on the Bay (fonte immagine).

Tra tutte le opere di Igort, per alcuni versi i Quaderni Giapponesi potrebbe essere definita quella dal fascino più peculiare e ipnotico.
Ciò che colpisce della narrazione non è soltanto il dono di racconti preziosi, aneddoti illuminanti, una serie di “incontri con uomini straordinari”, come direbbe Gurdjieff: incontri sia fisici, come con Tanaka e Miyazaki, che interiori, come con Mishima, Hokusai e Tanizaki.

Paolo Poli e “I promessi sposi”: un’intervista inedita

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Un anno fa ci lasciava Paolo Poli. Per ricordarlo, pubblichiamo un’intervista finora inedita.

Paolo Poli: magistrale interprete teatrale di straordinaria eleganza, voce fieramente anticonformista nel panorama culturale nell’Italia bigotta e borghese del Dopoguerra. In occasione della pubblicazione dell’audiolibro de I Promessi Sposi, abbiamo avuto il piacere di conversare a lungo nell’Ottobre del 2015. Nell’intervista, Poli ci porge le sue considerazioni deliziosamente provocatorie con il consueto incanto della sua raffinatissima cattiveria.

Storie dal mondo nuovo: intervista a Daniele Rielli

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Daniele Rielli è uno degli autori più interessanti emersi negli ultimi tempi. Noto anche con lo pseudonimo che dà il nome al suo blog, Quit the Doner (riferimento all’abbandono della sua precedente attività e alla decisione di dedicarsi completamente alla scrittura), Rielli si è imposto in breve tempo all’attenzione dei lettori per il brillante piglio satirico della sua prosa, in cui concilia l’osservazione delle dinamiche sociali con la dote, squisitamente letteraria, di evocare atmosfere peculiari, come quelle che fanno da scenario ai suoi reportage.

Si può essere facilmente in disaccordo con le sue opinioni, sempre molto connotate e articolate, ma senza dubbio il punto di vista espresso nei suoi scritti (articoli e racconti) merita considerazione, sia per le ragionate argomentazioni, che per il modo non scontato di esporle.

Ora, Adelphi ha da poco pubblicato Storie dal mondo nuovo, raccolta di reportage (con due inediti) in cui si conferma il suo talento nel cosiddetto “giornalismo narrativo”.
Rielli si muove in una zona difficilmente catalogabile in generi ed etichette, la sua scrittura sfugge alle suddivisioni delle targhette sugli scaffali delle librerie. Questo, di per sé, lo rende interessante per (non) definizione.

Qual è stata la genesi di questo libro?

Quando circa tre anni fa il mio agente incominciò a fare girare il manoscritto del romanzo Lascia stare la gallina, il primo a richiamare fu un editor di Adelphi, Matteo Codignola, a cui era piaciuto molto e che non mi aveva mai letto prima.