Ego Fuffaro: una conversazione

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Alessio Spataro non è certo uno che le manda a dire.
Nella sua ormai più che ventennale attività satirica ha collezionato una serie di medaglie per oltraggio, vilipendio e offesa alle istituzioni da farlo apparire come il Roger Federer dell’insulto politico. Lo scriviamo con una certa ammirazione. Dalla storica serie di fine anni ‘90 della Ministronza, che rappresentava Giorgia Meloni intenta in pratiche scato-masochistiche, alla tristemente profetica denuncia sulle fascinazioni neofasciste all’interno del movimento grillino di Heil Beppe !1! (con Carlo Gubitosa), Spataro ha sostanzialmente violato ogni tabù del politicamente corretto, rimanendo però sempre graniticamente fedele alla sua identità ideologica di estrema sinistra.
Non è da tutti, di questi tempi.

Nostra signora dei Turchi, cinquant’anni fa

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In occasione del recente anniversario della nascita di Carmelo Bene vi proponiamo una riflessione sul suo primo lungometraggio presentato alla Laguna 50 anni fa.

50 anni fa usciva Nostra Signora dei Turchi.

Un film letteralmente extra-ordinario, destinato a divenire al contempo opera di culto assoluto per una nicchia di eletti adoranti e sinonimo di cinema inintellegibile per la stragrande maggioranza degli spettatori, talmente respingente nella sua aristocratica autoreferenzialità da destare intolleranza anche in cantori esoterici della cultura alternativa come Battiato (“Giù dalla torre butterei tutti quanti i teatranti e Nostra Signora dei Turchi”).

In omaggio alla visione dell’autore, tributeremo il nostro amore per l’opera con un primo oltraggio, ovvero inserendo un manifesto antistoricista (quale l’opera è) nel contesto culturale ad essa contemporaneo.

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il Sogno di Nietzsche: il capolavoro messo in scena dai Coltorti.
Non esiste figura più indegna di rispetto di chi manipola il pensiero di Friedrich Nietzsche, una delle menti più alte e abissali della storia della filosofia, forzandolo a letture biecamente fascistoidi.

O meglio, a ben pensarci, qualcosa di peggio esiste: coloro che ne fanno un fautore dell’immoralismo tout court, che lo erigono a emblema di una visione egotica e rapace dell’esistenza, quasi fosse un profeta dell’edonismo pseudolibertario che domina e intorpidisce le coscienze in questa fase decadente del capitalismo.

Dieci anni da “Il Divo”: quello che funzionava nel cinema di Sorrentino

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Se l’uscita di Loro 2 ha coinciso, imprevedibile coup de theatre, con la clamorosa riabilitazione di Silvio Berlusconi, nei giorni scorsi, segnati da un caos politico sfociato a tratti in una crisi istituzionale, sono scoccati esattamente dieci anni dall’uscita de Il Divo. E tutto quello a cui abbiamo assistito ha illuminato ancor di più l’intelligenza dell’opera di Sorrentino.

Innanzitutto, rivelatore è il sottotitolo: la spettacolare vita di Giulio Andreotti.

Qui c’è tutto l’acume di Sorrentino: la vita di Andreotti, esteriormente, è tra le più grigie e monotone ipotizzabili, consumata in un’ascesi quasi monacale, nel ligio adempimento di perenni impegni istituzionali alternati alla quotidianità di una vita matrimoniale solidissima, ritmata da una salda ritualità cattolica.

Andrea Pazienza, trent’anni senza: Zanardi

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In occasione della grande mostra Andrea Pazienza, trent’anni senza, inaugurata in occasione del Festival Arf!, che l’ha prodotta assieme al Comicon, presentiamo un testo tratto dal catalogo della mostra di Adriano Ercolani, su Zanardi, uno dei personaggi più celebre dell’autore. Il Festival Arf!, inaugurato ieri, si terrà fino al 27 Maggio presso il Mattatoio, ex MACRO a Testaccio a Roma; la mostra sarà visitabile fino al 15 Luglio.

di Adriano Ercolani

Perfido, rapace, amorale, vile e sadico: signore signori, vi presentiamo Massimo Zanardi.
Celebre è la dichiarazione dell’autore che meglio definisce l’anima del personaggio: «La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione».

Loro 1 e 2: la fascinazione ambigua di un Sorrentino innamorato

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di Chiara BabuinAdriano Ercolani 

(fonte immagine)

Innanzitutto, il titolo: non “Silvio Berlusconi”, non “Il Cavaliere di Arcore”, ma “Loro”. Già da qui si percepisce l’ambizioso piano dell’opera: non limitarsi a raccontare il politico-impreditore più discusso d’Europa (del Mondo?), ma tutto il sistema che si è creato e ha gravitato attorno alla sua figura.

Berlusconi, nel suo essere incarnazione definitiva e vittoriosa dei difetti tradizionali del carattere italiano, è la summa di tutte le ossessioni di Paolo Sorrentino: la solitudine del Potere nella sua decadenza (Il Divo, The Young Pope), la vecchiezza dilaniata tra rassegnata saggezza e puro desiderio di nuova vita da parte di un uomo che ha tutto, unita alla fascinazione per vite scintillanti ma piene di vuoto (Youth, La Grande Bellezza), l’ossessione erotica mai risolta (Le conseguenze dell’amore), il recupero di un’identità immaginaria (This must be the place). “Abbiamo una gamma limitata di cose che che sappiamo fare, quindi facciamo sempre un unico film con delle variazioni sul tema”, afferma infatti lo stesso regista.

Donne, madri, dee: la mostra al museo archeologico di Udine

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Fino al 22 Aprile al Mueo Archeologico di Udine, situato nel Castello di gaddiana memoria, c’è una mostra straordinaria (purtroppo non pubblicizzata a dovere): Donne, Madri, Dee, esposizione di grande rilevanza scientifica e antropologica sul culto paleolitico della Grande Madre.

Una galleria di immagini e suggestioni che segue l’evoluzione del culto del Sacro Femminino nell’arco di 40.000 anni, dalla Venere di Savignano all’Arte Contemporanea.

Focus Baudelaire – I fiori del male al Teatro Argentina

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di Chiara Babuin e Adriano Ercolani

Il 9 Aprile 1821 nasceva a Parigi Charles Baudelaire, padre della poesia moderna, genio dell’intuizione filosofica paradossale, profetico critico d’arte, maestro tormentato di gnosi e vittima gloriosa della metafisica, supremo virtuoso della parola ridotto all’afasia, cantore dell’elevazione spirituale morto strozzato dalle bestemmie.

Un acrobata ebbro e sprezzante, teso verso l’infinito sull’abisso dell’inferno interiore, devoto così fedele del Bello da cercarlo in fondo al baratro dell’orrore, fascinosa e straziante incarnazione delle contraddizioni umane sublimate nel miracolo artistico di versi (e mirabili prose poetiche) di sovrana eleganza formale, proprio nella testimonianza spietata dell’epifania del Male.

Il fumetto, la malattia, la vita: intervista a Marco Galli

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Marco Galli si è imposto da anni come uno degli autori più riconoscibili e spiazzanti del fumetto italiano. L’autore bresciano, di cui ricordiamo Oceania Boulevard (Coconino)nel 2013, tra un’apprezzata apparizione sul Dylan Dog Color Feste il recupero della vecchia storia Le Chat Noir, non si è certo annoiato: è risorto artisticamente dopo una rara malattia invalidante per la sua attività, ha pubblicato nuove storie ed ora è al centro di un nuovo, interessante progetto editoriale.

In memoria di Antonio Infantino

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(L’immagine è tratta dal documentario Antonio Infantino, una delle biografie possibili, di Marco Giappichini e Vincenzo Libonati, che ringraziamo per la preziosa ricerca).

Poche settimane fa, il 30 Gennaio, è scomparso Antonio Infantino e con lui una delle figure più affascinanti, eccentriche e degne di attenzione del panorama culturale italiano. Antonio era un artista geniale, provocatore, coltissimo, in largo anticipo sui suoi tempi, in grado di attraversare gli anni culturalmente più fecondi del Dopoguerra italiano a testa alta, collaborando con ben più noti protagonisti della scena artistica, alcuni dei quali hanno sempre onestamente dichiarato la sua influenza sulle loro opere.