L’incomprensibilità del mondo: la poesia di William Blake

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Il 12 Agosto è ricorso l’anniversario della scomparsa, nel 1827, di William Blake. Ricordiamo il poeta inglese con un pezzo di Adriano Ercolani e due illustrazioni inedite di Tuono Pettinato e Manuelle Mureddu. Tuono Pettinato ha rappresentato il poeta sconvolto dalle sue proverbiali visioni, ironizzando sul luogo comune del poeta “pazzo”. Manuelle Mureddu mostra invece l’altro aspetto interiore del poeta, l’estasi innocente del mistico, rifacendosi ai versi de Il Pifferaio.

Poeta, pittore e incisore, Blake è stato uno dei più illuminanti filosofi dell’era moderna, se conferiamo al termine il valore etimologico di “amico/amante della Sapienza”, e non quello post-illuminista di philosophe (indagatore scientifico-razionale del reale).

Genova, 2001

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La settimana che ricorre quindici anni dopo la “macelleria messicana” della Scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 (“La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, secondo la celebre sentenza di Amnesty International) si è aperta con l’eco dell’ennesima beffa, dopo il danno atroce: l’agente che mentì sostenendo di essere stato accoltellato da un no-global (quale giustificazione per la crudele repressione di quella sera) è stato condannato ad un’ammenda equivalente a 47 euro.

47 euro. Mentire da Ufficiale dello Stato su una tortura di massa operata dalle Forze dell’Ordine costa come una cena completa in un ristorante di buona qualità, poco più di un paio di scarpe acquistate ai saldi, poco meno di una prestazione sessuale mercenaria contrattata per strada in una notte di periferia.

Questa scandalosa sentenza è solo la ciliegina su una torta di infamie che ha visto molti dei poliziotti coinvolti nelle torture essere gratificati con carriere folgoranti, per non parlare dei premi ricevuti dal tristemente celebre “dottor mimetica” o della promozione dell’allora capo della polizia De Gennaro alla guida di Finmeccanica.

Corpo, parola e spazio: conversazione con Rezzamastrella

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Sono quasi trent’anni che Flavia Mastrella e Antonio Rezza  portano in scena il delirio, l’ossessione, la patologia, la paranoia: in un parola l’assurdo.

La prima lo fa  creando quelli che ama definire habitat, dei “quadri di scena ispirati” sia ai grilli medievali che ai tagli di Fontana;  il secondo abitandone gli spazi angusti e surreali con le deformazioni proteiformi del proprio corpo e i  grotteschi virtuosismi della sua voce.

Un Teatro dell’Assurdo irresistibilmente comico, che oltre che a Beckett e a Ionesco riporta alla Crudeltà di Antonin Artaud, facendo pensare alla sentenza di Kant: “in tutto ciò che deve suscitare un vivace scoppio di risa deve esserci qualcosa di assurdo (in cui dunque l’intelletto in sé non possa trovarvi alcun compiacimento)”.

Flavia Mastrella non è una mera scenografa, ma una regista e una pluripremiata scultrice, le cui opere sono state esposte e apprezzate in diverse gallerie europee.

Antonio Rezza è anche uno scrittore acutissimo, col dono del costante paradosso: la sua prosa reca in dote l’amore per il gioco di parole illuminante nell’apparente non-sense , affine per alcuni versi a quello di Bergonzoni, ma rivelantesi filosoficamente vicino a un esistenzialismo più dolente rispetto al surrealismo liberatorio del comico bolognese.

Note necessarie. Una conversazione con Enrico Rava

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Enrico Rava è uno dei più stimati, prolifici e versatili jazzisti europei.

Nella sua lunga carriera ha incontrato e collaborato con alcuni dei più grandi nomi a lui contemporanei: da Michel Petrucciani a Richard Galliano, da Pat Metheny a John Abercrombie da Gato Barbieri a Steve Lacy, da Roberto Gatto a Stefano Bollani, virando spesso sulla musica leggera d’autore (si pensi alle collaborazioni con Ivano Fossati e Paoli/Vanoni).

Ora la vita artistica di Rava è celebrata dal film di Monica Affatato, Enrico Rava. Note Necessarie, che segue l’ominimo libro autobiografico, scritto con Alberto Riva, uscito per Minimum Fax nel 2004 .

Il titolo ricorda il consiglio che l’amico João Gilberto gli ripeteva: “suona solo le note necessarie”.

Con l’occasione abbiamo avuto una lunga conversazione col musicista, in cui abbiamo ripercorso le tappe della sua straordinaria carriera, parlando anche di un evento particolare: il concerto di oggi alle 21.30 al Teatro Romano di Fiesole, in cui suonerà col talentuoso pianista Giovanni Guidi e il guru dell’elettronica Matthew Herbert.

Un incontro artistico fuori dagli schemi, che rispecchia la personalità esuberante e generosa di Rava.

Mors Tua, il romanzo ritrovato di Matilde Serao

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©Archivio Publifoto/Olycom

Stroncata da Renato Serra, apprezzata da Benedetto Croce, esaltata da Giosuè Carducci, la scrittura di Matilde Serao torna alla nostra attenzione grazie allo Studio Garamond, che riporta in vita l’ultimo grande, oblìato, romanzo della scrittrice indissolubimente legata a Napoli (benché nata a Patrasso), Mors Tua (1926).

Il romanzo nacque come denuncia delle conseguenze devastanti della guerra sulla vita quotidiana delle persone comuni.

La danza dei corvi: la magia primordiale della Sardegna

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Questo testo, assieme ad uno scritto di Marcello Fois, fa da introduzione a La Danza dei Corvi di Manuelle Z. Mureddu, edito da Betistoria, libera trasposizione a fumetti de Il Giorno del Giudizio di Salvatore Satta (Adelphi).

La Danza dei Corvi di Manuelle Mureddu è un atto d’amore.

In primo luogo, un atto d’amore nei confronti di una terra, la Sardegna, isola dal fascino irriducibilmente magico, in cui Madre Natura mostra parrossisticamente i suoi due volti archetipici: lo splendore e la durezza. Terra gravida di memorie primordiali, codici ancestrali, segrete mappe danzanti di luce nelle tenebre del dolore umano. Un crocevia di antiche energie sotteranee, straziante e paradisiaco nel conchiuso microcosmo geografico visitato d’estate da mandrie di turisti ignari. Più in particolare, il libro è un atto d’amore nei confronti di una città, Nuoro, luogo pregno di precipitati storici.

Chiese, moderne e diroccate, e nuraghi, segnano il volto architettonico di un teatro di storie contrastanti, tremende carestie e fiere rivolte, influenze romane e dominazioni spagnole, regni estranei che non hanno scalfito la granitica identità dei locali.

Lost in Translation – Conversazione sull’intraducibile

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Lost in Translation di Ella Frances Sanders è stato uno dei libri più apprezzati dalla critica negli ultimi mesi.

Il motivo è semplice: si tratta di un incantevole gioco metalinguistico, in cui l’autrice decide di illustrare una serie di parole intraducibili, tratte da diverse lingue, provando così a superare le barriere linguistiche e il necessario impoverimento apportato da qualsiasi traduzione.

Per l’appunto, dando corpo grafico a quella percentuale di significato ulteriore, implicito, intraducibile che  viene necessariamente smarrito nella traduzione: Lost in translation.

Oltre ad evocare il celebre film di Sofia Coppola con Bill Murray e Scarlett Johansson, il libro (edito in Italia da Marcos y Marcos) è un prontuario di apertura mentale,  un antidoto ai pregiudizi culturali, una guida divertente e graziosa ad applicare nel quotidiano il bellissimo concetto esemplificato da una delle parole intraducibili: Ubuntu, “io posso essere io solo attraverso voi e con voi”.

Happy Diaz, una riflessione non convenzionale su Genova 2001

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Trentasei anni fa, il 18 maggio 1980, moriva Ian Curtis, cantante dei Joy Division. Il secondo album della band, Closer, è una delle chiavi di un libro pubblicato di recente che muove da un lutto musicale per soffermarsi su un lutto politico. Di seguito un’intervista all’autore.

Pochi libri mi hanno colpito negli ultimi anni come Happy Diaz (Arcana) di Massimo Palma, un racconto lucido e non convenzionale della pagina più tragicamente oscena nella storia italiana recente, ovvero le violenze perpetrate dalla polizia su manifestanti inermi durante il G8 di Genova 2001.

Un libro che si fonda su una catena apparentemente arbitraria di connessioni e riferimenti, ma che al termine svela una visione complessa e ragionata, senza dubbio originale, dei nodi politico-culturali collegati a quell’epocale manifestazione di violenza di Stato.

Uno dei pregi della narrazione è quello di non raccontare solo le ultime, infernali 48 ore di mattanza poliziesca, ma di recuperare nel dettaglio l’intero programma di rivendicazioni, incontri, proposte e proteste del movimento sbrigativamente etichettato “no global”, analizzato per ciascun giorno della settimana.

L’asino morto, gemma nera di Jules Janin

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La vasta, ricchissima messe della letteratura francese dell’Ottocento non rinuncia a dare i suoi frutti pregiati e velenosi. Soprattutto il fecondo sottobosco degli autori più oscuri e “maledetti” merita ancora di essere esplorato con attenzione e meraviglia.

Perfetto esempio è la recente pubblicazione da parte delle Edizioni della Sera, nella collana I Grandi Inediti, de L’Asino Morto, strano e crudele romanzo,  per l’appunto inedito in Italia, di Jules Janin.

Il nome dello scrittore francese forse dirà poco ai lettori italiani, eppure stiamo parlando di uno dei più temuti critici della sua epoca (“il principe dei critici” era il suo soprannome), la cui ragguardevole opera giornalistica e letteriaria gli meritò l’ingresso nell’Académie Française, come successore addirittura dell’allora celebre Sainte-Beuve (basti pensare che l’idea germinale della Recherche proustiana nacque per contestare un suo articolo), appena deceduto.

La nascita imperfetta delle cose: la scoperta del bosone di Higgs

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La nascita imperfetta delle cose (Rizzoli) è il libro con cui Guido Tonelli racconta l’evento che ha cambiato la sua vita, come la scienza degli ultimi anni: la scoperta del Bosone di Higgs. Un racconto che concilia il rigore scientifico con la divulgazione, capovolgendo lo stereotipo dello scienziato “freddo”: il mondo della ricerca scientifica appare pieno di emozioni, entusiasmi, paure. Di visionarietà. Abbiamo incontrato il fisico, che ha risposto con garbo alle nostre domande, anche le più ovvie, spiegando con passione e semplicità le meraviglie dischiuse dalle ultime scoperte.

Dunque, possiamo affermare che il CERN ha scoperto il Bosone di Higgs?

Si, possiamo dirlo con certezza. I fisici, sai, sono molto cauti. Definiscono la scoperta di una nuova particella seguendo un protocollo rigoroso: il risultato di un esperimento deve essere verificato da un altro esperimento indipendente. Prima di noi, il bosone di Higgs era un po’ l’araba fenice delle particelle elementari. Come fu teorizzato, è cominciata la caccia: la teoria sembrava geniale…ma non ne si trovava evidenza!

Considera corretta la definizione di “particella di dio”?

Sono sempre stato scettico su questa definizione. Mi è sempre parso uno slogan per vendere. L’origine appunto viene dall’omonimo libro di Lederman e Tesi, che comunque apprezzo: è stato fondamentale per la diffusione al grande pubblico. Passato il pregiudizio iniziale sulla definizione giornalistica, devo ammettere che il bosone di Higgs gioca un ruolo talmente cruciale nella struttura del nostro universo, che si può anche capire come qualcuno arrivi a definirlo così.