Wes Anderson all’Esquilino

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Questo pezzo è uscito sul Foglio.

È arrivato naturalmente in treno, Wes, che odia l’aereo; alla stazione Termini, con un Frecciarossa e prima ancora con l’Orient Express, quello restaurato, da Parigi, dove risiede la più parte dell’anno. E peccato che ad accoglierlo a Roma sia stata una stazione Termini moderna coi marmi mazzoniani, e forse tassinari anche abusivi e non invece facchini africani in uniforme blu col filetto d’oro come a Milano, con quelli sarebbe impazzito Wes.

Wes Anderson, il poeta della nostalgia foderata in pelle, è stato a Roma. Una Roma naturalmente non contemporanea, una Roma-mondo tutta sua, un “Mondo Monda”, come il cortometraggio dedicato al suo alter ego italiano, Antonio Monda, personaggio dei più andersoniani e direttore della Festa del cinema che l’ha celebrato. Chissà se c’era Mondo Monda ad accoglierlo sotto l’ala mazzoniana; e piace di più però immaginare Anderson, col suo seguito di bauli, spostato un secolo in là, come un Emile Zola che come lui arrivava da Parigi, in treno, nelle annotazioni e making of del suo romanzo Roma.

Nuovo cinema paraculo – The detachment, ossia il distacco della corteccia frontale che ti auspichi dopo venti minuti che sei entrato in sala

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Volete fare un brutto film che però poi la gente vi dice che è bello? Volete fare un film buttato là che manco i discorsi che fate alla piazzola autostradale il 25 agosto ma poi la gente vi dice che è un film riflessivo? Fate Detachment. Vi basta aver confezionato un film tagliato con l’accetta e moralisteggiante come American History X e trovare uno sceneggiatore appena uscito da qualche corso universitario di semiotica che chiama il suo protagonista Henry Barthes (“Sì pronuncia Barth, la s non si sente”, come ha il coraggio di recitare la battuta con cui si presenta) e insieme a sto sceneggiatore, Carl Lund (memento!) create il personaggio di un insegnante tristissimo che piagne sempre, senza senso dell’umorismo ma zero proprio (come ammette lui a un certo punto), poi gli mettete vicino una serie di colleghi ancora più tristi e sfigati – una specie di accolita tipo anonima docenti, e ambientate il tutto in una scuola piena di ragazzi difficili.