Verso dove eravamo partiti: il cuore oscuro dell’Europa

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Questo pomeriggio alle 18, presso la galleria Carlo Virgilio in via della Lupa, Roma, si inaugura “La Ville Noire – The dark heart of Europe“, mostra fotografica con gli scatti di Giovanni Troilo. Pubblichiamo il testo che Lorenzo Pavolini ha scritto per il catalogo della mostra.

di Lorenzo Pavolini

Il gomito di un gasdotto si staglia sul cielo rosso, sopra i tetti più neri dell’ardesia e la cortina di mattoni velata di fuliggine. Non sembra pesare sulle grondaie e sugli infissi delle finestre chiuse, né sulla vita dietro le tende. Nella sua scomoda virata il tubo incatramato appare collegato al nulla. Il bagliore di un tramonto siderurgico illumina la scena ideale per le sequenze di un Blade Runner europeo. Ma il racconto a cui introduce non si svolge in un prossimo futuro indesiderabile. Non ha nulla di profetico. Il mondo che abita dietro quelle finestre è qui adesso, a pochi chilometri dalle sedi politiche d’Europa, e consuma psicofarmaci in quantità, traffica con le armi e con i corpi in una cruda quotidianità da cui il sogno stesso di un’istituzione capace di far fronte alla sua crisi è stato espulso da tempo, e ormai senza rimedio.

Dai rifiuti nascono i fiori. La poesia delle “Cose belle”, un documentario dei sogni perduti

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Questo pezzo è uscito su l’Unità.

di Luigi Cancrini 

«Le cose belle» è un piccolo (appena 10 copie) e delizioso film documentario che andrebbe distribuito in tutte le sale del paese, perché è un film lirico e malinconico che racconta dal vivo e dal vero l’importanza di non arrendersi e coltivare la capacità di sognare.

Agostino Ferrente e Giovanni Piperno: i due registi che lo hanno realizzato, ritrovando i quattro adolescenti che nel 1999 avevano loro consegnato i propri desideri per il futuro.

“Le cose belle” è un film meraviglioso. Poi non dite che non lo sapevate e l’avete perso

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Questo articolo è uscito su Europa.

Tutti sappiamo cos’è il tempo, ma quando ce lo chiedono – Sant’Agostino l’ha detto per noi – chi è in grado di spiegarlo? Le opere d’arte che io trovo più commoventi sono proprio quelle che si perdono, meravigliosamente riescono – proprio perché falliscono – in questo tentativo, raccontare il tempo. Così la fortuna dei giorni di un’estate ancora semipiovosa è che al cinema ci sono due film di questo tipo. Due parti ventennali, due meraviglie, due film che continuano a produrre senso, a vivere, a trasformarsi anche oltre il cut finale. Il primo è Synecdoche, New York di Charlie Kaufman, uscito nel 2008 e proposto in Italia solo oggi, sottratto all’oblio dalla recente morte dell’interprete principale, Philip Seymour Hoffman, di cui – per una ferocia ironica – Synecdoche sembra proprio una biografia ultraterrena, un testamento spirituale, un  destruttrurato e tristissimo. Mi piacerebbe parlare di questo film, ma la sua eco emotiva è già così infinitamente replicabile che mi sembra di poter prendermi del tempo e analizzarlo in futuro. Anche perché questo breve articolo è soprattutto un invito a vedere – urgentemente (le sale in cui è proiettato sono pochissime, e ci resterà per non molti giorni) – Le cose belle di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno.

“Le cose belle” di Ferrente e Piperno è il miglior documentario dell’anno

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Pubblichiamo un’intervista di Camilla Ruggiero ad Agostino Ferrente, regista insieme a Giovanni Piperno del documentario Le cose belle vincitore del Doc/it Professional Award, del Premio del Pubblico Italiano, del Premio del Pubblico Europeo e del Premio Fake Factory. Questo pezzo è uscito su Kino Review, che ringraziamo.

di Camilla Ruggiero

È sorprendente quanto, in fin de conti, il film più riuscito ed emozionante di tutti sia la vita stessa, anche quando può sembrare sgraziata e continuamente offesa, come quella dei quattro protagonisti di questo meraviglioso film. Le cose belle è fatto di vita: quattordici anni di riprese per un’ora e mezza di destino. Parliamone con uno dei due autori, Agostino Ferrente che forse, proprio per la consapevolezza di aver maneggiato qualcosa di più grande di lui, è molto emozionato.

Le cose belle nasce dall’idea di riutilizzare materiale di un altro vostro film, ‘Intervista a mia madre’, in una chiave nuova e abbastanza inedita, almeno in Italia. Ci racconti di cosa tratta il primo film del 1999?

Sì, allora, il film tratta della vita di due ragazzi dodicenni e due ragazze quattordicenni e del loro rapporto con le proprie famiglie e principalmente con le mamme. Io e Giovanni Piperno, il coautore, li filmammo in quella fase della vita in cui gli occhi brillano di una luce speciale e in una città, Napoli, dove tutto sembrava più forte: la violenza, le speranze, l’energia, la sensualità, la rassegnazione.