Intervista a Amos Gitai

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Gli aerei israeliani hanno appena bombardato la spiaggia adiacente l’albergo di Gaza dove alloggia la stampa straniera. Quattro bambini sono morti e molti altri sono feriti. Stavano giocando a pallone ed qualcuno dice che forse le bombe sono cadute così vicine ai giornalisti perché questi ultimi amplificassero la portata del gesto.

Amos Gitai ascolta il resoconto dell’ennesimo bombardamento e poi, come chi non ha bisogno di sapere altro perché cambiano i nomi delle strade e dei morti, ma la storia è sempre la stessa, aggiunge: «Probabile che lo abbiamo fatto per questo. Ma il problema dell’informazione di oggi è lo stesso di ieri: abbiamo scarsa conoscenza dei fatti, l’enorme quantità di notizie diffuse ci illude che qualcosa sia cambiato, ma non è così, facciamo ancora molta fatica a sapere come sono andate veramente le cose».

Cento anni di Malamud!

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Il 26 aprile 1914 nasceva Bernard Malamud. Pubblichiamo la prefazione di Alessandro Piperno a L’uomo di Kiev.

di Alessandro Piperno

Non avevo ancora compiuto nove anni quando mio fratello mi mise al corrente di ciò che Hitler, una trentina d’anni prima della nostra nascita, aveva fatto agli ebrei. Il dato strano è che quella spaventosa rivelazione non mi indignò. Forse perché l’indignazione è preclusa ai bambini. Ciò che provai fu soprattutto terrore. Un terrore vago che non aveva niente a che vedere con la paura della morte. A nove anni, la morte, tanto più se non ha ancora lambito il piccolo confortevole mondo che ti protegge, è un evento astratto e implausibile. A terrificarmi, almeno stando alla dettagliata relazione di mio fratello, era il calvario di cui la morte rappresentava l’epilogo. Un crescendo ineluttabile: la diffidenza degli altri, la delazione, la discriminazione, le confische, la perdita dei diritti civili, l’isolamento sociale, la clandestinità, la deportazione, l’esclusione dagli affetti indispensabili (mamma e papà), la nostalgia straziante per tutto quello che hai perduto, le privazioni materiali, le torture fisiche, il sacrificio dei capelli e della dignità, la fame, la sete, il freddo, l’emorragia di fluidi corporei.