Shakespeare 400. Ancora nella Tempesta

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(fonte immagine)

Nel quinto atto del «La Tempesta» il mago Prospero, giunto alla conclusione della sua macchinazione che lo porterà a suon di incantesimi a riottenere il ducato di Milano e far sposare la sua Miranda con il figlio del Re di Napoli, decide di abbandonare la magia. Spezza la verga con cui dà ordini agli spiriti e sotterra il suo amato libro degli incantesimi.

Con un’assonanza abbastanza semplice, diversi studiosi hanno voluto vedere in questo monologo l’addio di William Shakespeare al teatro. «La Tempesta» è infatti l’ultima opera del drammaturgo inglese, andata in scena per la prima volta la notte di Ognissanti del 1611, cinque anni prima della sua morte, il 23 aprile del 1616.

Buon compleanno, “Catch-22”!

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Questo pezzo è uscito su D di Repubblica. (Fonte immagine)

Questa è una storia che accade a Manhattan a metà del secolo scorso. Il protagonista lavora per un’agenzia pubblicitaria, la moglie si occupa della casa e dei due figli, una femmina e un maschio. E no, non è di Mad Men che stiamo parlando. Questa è la storia (vera) dello scrittore americano Joseph Heller. A raccontarla oggi sono un memoir e una biografia con cui in America si celebrano i cinquant’anni dalla pubblicazione del suo Catch-22. A firmare il memoir è la figlia, Erica Heller, copywriter e romanziera. Il libro si chiama Yossarian Slept Here. When Joseph Heller Was Dad, the Apthorp Was Home, and Life Was a Catch-22 (‘Yossarian ha dormito qui. Quando Joseph Heller era papà, l’Apthorp era casa e la vita era un Comma 22’, a pubblicarlo è Simon & Schuster) ed è quasi interamente ambientato all’Apthorp Building, nell’Upper West Side di New York, l’isolato tra Broadway, West End Avenue, la 78 e la 79, storico condominio che ha ospitato negli anni George Balanchine, Nora Ephron, Cyndi Lauper e Al Pacino, dove gli Heller andarono a vivere nell’estate del 1952 e dove Erica tuttora abita. Diviso in quattro parti, una per ognuno dei quattro diversi appartamenti dell’Apthorp abitati dagli Heller: i primi due da tutta la famiglia, il terzo dalla moglie Shirley dopo il divorzio da Joseph, il quarto da Erica dopo la morte della madre.

Cosa potrete vedere alla 71a edizione della Mostra del Cinema di Venezia

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di Carlotta Briganti

Mentre sta finendo la conferenza stampa e tutti i film son stati annunciati, vi raccontiamo cosa potrete vedere alla settantunesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Non parlerò di tutti i film che verranno proiettati al Lido dal 27 agosto al 6 settembre. Per l’elenco ufficiale basta farsi un giro sul sito della Biennale o leggere i quotidiani domani. Provo a fare invece al volo un elenco delle cose più interessanti e/o bizzarre che mi sembrano venute fuori dagli annunci qui all’Hotel St. Regis (luogo della conferenza stampa).

Oltre 3000 tra lunghi e corti arrivati alla commissione. Ed ecco alcuni tra i film scelti dal direttore Alberto Barbera, insieme ai selezionatori Bruno Fornara, Oscar Iarussi, Nicola Lagioia, Mauro Gervasini, Marina Sanna, Giulia d’Agnolo Vallan.

Se Hollywood non riesce più a farci sognare

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Pubblichiamo un articolo di Emiliano Morreale apparso su la Repubblica ringraziando l’autore e la testata.

di Emiliano Morreale

Più stelle che in cielo, «More stars then there are in heaven », era il celebre motto della Metro Goldwyn Mayer negli anni ‘30. Si riferiva al parterre di divi che la Casa aveva sotto contratto, da Greta Garbo a Clark Gable. Ma potrebbe essere un motto di tutta Hollywood. Gli studios, i generi, le star: questi erano i pilastri di un sistema che procedeva correggendosi ed evolvendo insieme al proprio pubblico di massa. Hollywood era le sue star. E certo, fin da subito si è parlato delle illusioni, delle zone d’ombra del mito. I canti su miserie&splendori; del divismo ci sono sempre stati, nel cinema e nella pubblicistica. Ma era, appunto, l’altra faccia del mito. Il Divo o la Diva potevano fallire, autodistruggersi, invecchiare, ma rimanevano (e forse diventavano ancora di più) Divi. Oggi, in film come il recentissimo Maps to the stars di David Cronenberg o, prima ancora, The Canyons di Paul Schrader scritto da Bret Easton Ellis, c’è qualcosa d’altro. C’è l’ormai raggiunta consapevolezza che il cinema non è più la fabbrica dei sogni e delle star. Nessuno dei personaggi del film ottiene davvero il successo; l’incanto è spezzato, e divi e registi si aggirano per le loro ville californiane come spettri.

Looking for Al. Ovvero: questi due video si assomigliano, ma se aguzzi la vista troverai varie minuscole differenze

[ps. grazie a Cristiano De Majo per la segnalazione]