Anna Frank: una belieber. O della Pop Shoah

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Avete presente cosa ha scritto Justin Bieber su facebook dopo la visita alla casa di Anna Frank, ad Amsterdam? Vi ricordate i manifesti pubblicitari del film Anita B dove Eichmann veniva accostato a un concorrente di X Factor? Avete mai visto la riduzione del cappottino rosso di Spielberg a artificio grafico nelle foto ricordo?

Esordi con animali

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Pubblichiamo di seguito tre recensioni scritte da Giorgio Vasta su tre libri di scrittori esordienti italiani usciti tra il 2014 e il 2015, romanzi che possiedono un tratto comune: l’umano è messo allo specchio della fenomenologia animale. I libri in questione sono Un giorno per disfare di Raffaele Riba (66thand2nd), Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (nottetempo) e Dalle rovine di Luciano Funetta (Tunué). La prima recensione è inedita, le altre due sono uscite sul Venerdì. Nella foto, un’opera dell’artista californiana Crystal Morey (fonte immagine).

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In un passaggio di Mon Oncle d’Amérique Alain Resnais alterna le immagini di una crisi domestica tra marito e moglie con la stessa situazione riletta in chiave etologica: ci sono ancora il marito e la moglie ma al posto delle loro teste umane sono comparse quelle bianche di due topolini da laboratorio. Lo scontro è il medesimo ma il senso che ne discende è molto diverso. L’intenzione di Resnais – che basò il suo film sull’Elogio della fuga del biologo del comportamento Henri Laborit – non è di ridurre tout court l’umano alla dimensione animale, ma di evidenziarne l’inquietante ambigua prossimità.

Intervista a Laura Morante

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Questa intervista è uscita su IL ad aprile 2013.

La chiamo al numero di casa: riconosco il quartiere dalle prime tre cifre del numero, abita vicino a casa dei miei, a Roma. Io sono fuori Roma e non posso incontrarla. Il telefono ha dei problemi perciò per lunghi tratti non riesco a interromperla e Laura Morante continua volentieri a parlare del suo lavoro.

Faceva la ballerina, ha esordito al cinema con i due Bertolucci, in teatro con Carmelo Bene (cose off a parte). Ha recitato Anche per Gianni Amelio, Pupi Avati, Gabriele Salvatores, Cristina Comencini, Michele Placido, Gabriele Muccino, Paolo Virzì, Alain Resnais, Nanni Moretti. Per Moretti è stata Bianca e poi la madre del figlio morto ne La stanza del figlio. Elsa Morante era sua zia. Nel 2012 ha esordito alla regia con Ciliegine.

I nostri conti con la Shoah. Una storia dell’immaginario italiano

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Oggi ricorre il settantesimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma. Pubblichiamo un articolo di Vanessa Roghi su La Shoah nel cinema italiano a cura di Andrea Minuz e Guido Vitiello (Rubbettino). Il libro viene presentato oggi alle 18 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma. (Immagine: una scena di Schindler’s List di Steven Spielberg.)

“Quando si pensa al rapporto tra cinema e Shoah solitamente ci si riferisce innanzitutto ad opere quali Schindler’s List o La vita è bella, e naturalmente al loro successo. Conseguentemente, si ha l’ingannevole impressione che la Shoah sia un tema particolarmente caro alla cinematografia, anzi, per molti fin troppo “sfruttato”. Così Marcello Pezzetti introduce l’ultima ricerca curata da Guido Vitiello e Andrea Minuz, La Shoah nel cinema italiano (Rubbettino 2013), a partire proprio da uno dei più significativi fraintendimenti ad oggi presenti nel nostro rapporto con il racconto dello sterminio degli ebrei d’Europa, quello appunto, legato a una presunta e massiccia diffusione di film che in un modo o nell’altro avrebbero posto al centro della loro trama l’Olocausto. In realtà, e soprattutto per quanto riguarda il cinema, la ricezione della deportazione e dello sterminio è stata a lungo un tabù generato essenzialmente da due cause: il voler dipingere gli italiani come brava gente, l’aver omologato la deportazione all’epopea resistenziale, facendo dell’antifascismo una chiave di lettura complessiva di un passato che non passa.

Pericolose separazioni

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Pubblichiamo un’intervista di Elena Stancanelli, uscita su Repubblica, a Marina Abramovic.

Sostiene Marina che l’arte è l’ossigeno della nostra società. Essere artisti è una cosa seria, un impegno che pretende dedizione e coraggio. Serve una vita seriamente organizzata, perché il talento non si disperda. Abramovic padre era un militare e Marina è cresciuta  nel culto  della disciplina. Così qualche anno fa ha deciso di scrivere un decalogo, raccogliendo  consigli per artisti. Il primo punto del Manifesto per la vita di un artista riguarda i precetti per una vita sentimentale che non intralci la professione. E dice: un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista. Posso chiederle il perché di tanta insistenza? Cosa accade a chi trascuri questa avvertenza?