Pretty Deadly: il fumetto western di Kelly Sue DeConnick

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Questo pezzo è uscito su RSera (fonte immagine).

Una chioma rossa accesa, un parlare deciso e fermo ma col sorriso, negli Stati Uniti il suo nome è sempre presente quando si parla di “donne nel fumetto”.

È una delle non tantissime sceneggiatrici in un mondo soprattutto maschile, ma lei non vuole sentirne parlare, non sopporta di essere un fenomeno da baraccone, ha tutta la grinta e la bravura per affermarsi indipendentemente da questo discorso, e preferisce parlare dei suoi personaggi, femminili ma ben lontani dagli stereotipi di genere.

Le mille tempeste di Tony Sandoval

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Questa intervista è uscita su R-Sera (fonte immagine).

Se dovesse andare in porto il crowdfunding lanciato su kickstarter da Sarah Wayne Callies (già attrice di The Walking Dead e Prison Break) e il regista Guillaume Ivernel, potrebbe diventare realtà l’idea di fare un film d’animazione dal libro di Campbell Geeslin, Elena’s Serenade, storia di una bambina che sogna di diventare una soffiatrice di vetro. In tal caso, tra le matite già arruolate c’è Tony Sandoval, disegnatore, fumettista, illustratore messicano d’origine, europeo d’adozione, cosmopolita per natura.

Ancora si sa poco del progetto, ma in tanti hanno festeggiato alla notizia. In effetti «è qualcosa che dovrebbe interessarvi», scrive Sandoval segnalando su Facebook il crowdfunding ai suoi fan, che sono davvero tanti. Migliaia di lettori nel mondo per un narratore dell’inquietudine che affascina con storie popolate di adolescenti e musica heavy metal, ma soprattutto di incubi, leggende, situazioni fantastiche, mondi paralleli nei quali i protagonisti si trovano all’improvviso e devono capire se e come uscirne.

Gli adolescenti nei libri di Kevin Brooks

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Questo pezzo è uscito su Repubblica Sera.

A ben vedere, un adolescente scrive un diario perché sente un mondo sordo intorno a lui. È una situazione classica, e forse per questo la letteratura per ragazzi ne è piena, ma Bunker Diary (Piemme, traduzione italiana di Paolo Antonio Livorati) è un diario spiazzante e doloroso come un pugno in faccia. Siamo lontani dall’idea che un libro per “young adult” debba essere una storia consolatoria o edulcorata, questo è il diario di un sedicenne, Linus, scappato di casa da cinque mesi, che viene rapito e rinchiuso in un bunker sotterraneo, dove presto sono imprigionate altre cinque persone: la dolce bambina Jennifer, l’agente immobiliare snob Anja, l’arrogante broker Bird, il tossico in astinenza Fred, il celebre fisico Russell Lansing.

“I fratelli Firedland” e il conflitto tra verità e menzogna: intervista a Daniel Kehlmann

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Questa intervista è uscita su Repubblica Sera, che ringraziamo.

Leggendo I fratelli Friedland viene da chiedersi davvero quanto sia rimasto di vero nella nostra società, e quanto non sia invece solo convenzione, immagine, o peggio. Sembra una questione da letteratura “postmoderna”, ma Daniel Kehlmann non ama essere definito “postmoderno”. Tedesco, quarant’anni, capelli corti, curati, un viso sorridente e diversi romanzi all’attivo tradotti in decine di lingue, tra cui il best seller La misura del mondo.

I fantasmi di James O’Barr

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Questa intervista è uscita su Repubblica Sera, che ringraziamo.

Come fumetto underground resta il più venduto di tutti i tempi, come film è un cult, e James O’Barr, meglio noto come “l’autore di Il corvo”, ancora oggi deve fare i conti con quella sua creatura. E il problema è che non può ricordarla con serenità: la storia di Eric e dell’amata Shelly, della loro morte violenta e del ritorno di Eric dall’aldilà con il corvo per vendicarsi, nasce infatti da un’esperienza personale, la morte di una ragazza investita da un ubriaco mentre prendeva la macchina per raggiungere il suo fidanzato: O’Barr, appunto. Un evento che gli scatena rabbia, senso di colpa, e quando tutti i “se non avessi…” gli esplodono in testa decide di lasciare Detroit, arruolarsi nei marines e approdare a Berlino, una città isolata perfetta per un uomo che si sente isolato. Siamo nel 1980, un anno dopo vedono la luce alcune tavole piene di ombre e odio, quasi uno sfogo. Quando poi O’Barr scopre la storia vera di due fidanzati uccisi per un anello da pochi dollari, da quelle tavole nasce la storia di una vendetta «nel nome di un grande amore». È Il corvo. Ma dovrà aspettare il 1988, e molti rifiuti, prima di vederlo pubblicato, e il 1994 per vederlo interpretato da Brandon Lee.

Il rifiuto della american way of life. Intervista a Arthur Hoyle, biografo di Henry Miller

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Questa intervista è uscita su Repubblica Sera. Ringraziamo l’autore e la testata. (Nella foto, Anais Nin e Henry Miller.)

di Alberto Sebastiani

Un giorno, erano gli anni 90, il documentarista Arthur Hoyle sta curiosando in una libreria, in California, e gli capita in mano Come un colibrì di Henry Miller. Conosceva lo scrittore solo di nome, soprattutto come autore di Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno, ma non l’aveva mai letto. «Devo leggerlo», si dice, e rimane colpito da quella voce, «dalla sua sincerità, semplicità e dal suo essere estremamente diretta». Ricorda che era come se gli parlasse in modo intimo, e in fondo la biografia uscita nel 2014 negli Usa, Henry Miller Unknown (subito tradotta in Italia da Odoya col titolo ridotto a Henry Miller), nasce da quell’incontro, per dar corpo a quella voce. Nasce attraverso letture di studi e biografie, interviste alla terza moglie Janina Lepska, ma soprattutto da centinaia di lettere conservate in fondi di università americane, in larga parte inedite come tanti diari di amici e conoscenti o amanti dello scrittore. Leggendoli, Hoyle ha scritto una biografia che è un intreccio di voci, che va dal 1939, dalla fine del periodo parigino, alla morte di Miller, nel 1980. Un ritratto della maturità dello scrittore, tra vita professionale e sentimentale, progetti e difficoltà editoriali, scontri con la censura e difficoltà economiche, e una costante critica alla società americana, inseguendo una precisa idea di uomo e arte.

La letteratura e il fumetto sono una forma di resistenza: intervista a Baru

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Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera. (Immagine: La canicola, Baru)

«Letteratura e fumetto non hanno la forza per cambiare il mondo, ma sono una forma di resistenza». Lo dice con l’amaro in bocca, il fumettista francese Baru (all’anagrafe Hervé Barulea, classe 1947). Figlio di operai, padre immigrato italiano, madre bretone, dal 1984 a oggi ha portato nel fumetto il mondo operaio in cui è nato, da cui si è allontanato rinnegandolo e a cui è tornato per raccontarlo con disegni e nuvolette. «Un mondo che è profondamente cambiato», ammette oggi, mentre in libreria arriva la sua ultima fatica, La canicola (Coconino press – Fandango), tratto dal romanzo omonimo di Jean Vautrin. Una storia nera, di emarginati, «che scava a fondo nell’animo umano», dice Baru, che al fumetto è arrivato tardi, negli anni settanta, e quasi per caso.

“Grazie ai fumetti sono diventato uno scrittore”: intervista a Joe R. Lansdale

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Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista di Alberto Sebastiani a Joe R. Lansdale apparsa sul Venerdì di Repubblica. (Fonte immagine)

«Negli anni Cinquanta per molte persone il fumetto era il male. Per fortuna i miei genitori non la pensavano così, se no non sarei mai diventato Joe R. Lansdale». Quindi meglio dire grazie a mamma e papà Lansdale, perché altrimenti non avremmo mai letto la trilogia di Drive-in, o le storie di Hap e Leonard, insomma alcuni dei testi più famosi nel mondo dello scrittore texano. Ma bisogna dire grazie anche ai fumetti, che per Lansdale non sono solo una passione da lettore, ma anche uno degli ambiti narrativi in cui si muove spesso (e a suo agio) da sceneggiatore o seguendo adattamenti di suoi testi, come avviene ora con I Tell You It’s Love, tratto dal racconto omonimo (uscito in Italia per Einaudi nel 2006 col titolo È amore, ve lo dico io nel volume In un tempo freddo e oscuro). È un fumetto di 94 pagine a colori appena pubblicato in Inghilterra dall’editore SST Publications, ed è disegnato da Daniele Serra, cagliaritano, già coautore di Carne con Marcello Fois (Guanda graphic). Lansdale ne è entusiasta, perché di grande qualità, tanto che per la sua pubblicazione in Italia si stanno già muovendo diversi editori.

Paolo Bacigalupi è l’erede di William Gibson? Un’intervista di Alberto Sebastiani

Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera. (Fonte immagine)

Il “Time Magazine” lo considera l’erede di William Gibson, ed è una responsabilità non da poco per Paolo Bacigalupi. Nome italiano, nazionalità statunitense, passione per la scrittura e sguardo rivolto altrove, in altri mondi, quelli della fantascienza e del fantasy, sempre però in dialogo col nostro tempo e i suoi problemi. Bacigalupi ha già scritto diversi libri per adulti e ragazzi, ha vinto i premi letterari Hugo e Nebula, ma arriva solo ora al pubblico italiano con La ragazza meccanica (The Windup Girl), tradotto per l’editore Multiplayer.it. È una storia avvincente, ambientata nel futuro a Bangkok, dopo il crack energetico che ha reso quasi impossibili spostamenti e comunicazioni, isolato Stati, reso inabitabili vaste aree, causato migrazioni e guerre selvagge, religiose e per il controllo del cibo, in un ecosistema profondamente mutato anche a causa dell’inquinamento, dello sfruttamento intensivo della terra, della creazione di organismi geneticamente modificati, ma soprattutto a causa della insaziabile sete di profitto di multinazionali senza scrupolo. Bacigalupi però non scrive un romanzo di denuncia. Tutto questo è avvenuto, è storia. Il problema è ora che Anderson Lake, figura ambigua legata a una multinazionale, scopre al mercato di Bangkok un frutto che non dovrebbe esistere e incontra un essere illegale, cioè una ragazza meccanica, una cyborg giapponese, che doveva essere stata espulsa molto tempo prima dalla Thailandia. Se ne innamora, e si trova al centro di un intrigo e un colpo di stato che travolge Bangkok, e non solo. Ponendo una domanda che ci riguarda da vicino: che futuro rischiamo?

Intervista a Tullio Avoledo

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Questa intervista è apparsa su Repubblica Sera.

La domanda è: (r)esisterebbe una fede religiosa dopo una catastrofe nucleare mondiale? Se l’è chiesto Tullio Avoledo, e per colpa di un videogame. Di solito scrive racconti avventurosi tra fantastoria e fantascienza, e basterebbe citare il suo esordio intriso di profezie egizie L’elenco telefonico di Atlantide (Sironi 2003), o la storia d’amore nel Veneto postapocalittico La ragazza di Vajont (Einaudi 2008), o L’anno dei dodici inverni (Einaudi 2009) coi viaggi nel tempo. Ma quando nel 2010 vede suo figlio quattordicenne alle prese con un videogame claustrofobico, difficile, basato su una storia affascinante, si appassiona e scopre un universo narrativo che a partire dalla Russia ha coinvolto scrittori e fan in tutto il mondo, creato racconti, romanzi e video, fumetti e videogame. È Metro 2033 Universe, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare, nata per “colpa” del romanzo Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky, apparso on line nel 2003 e ambientato nella metropolitana di Mosca, dove si rifugiano i superstiti alla guerra nucleare, e uno di loro, Artyom, poco più che ventenne, con un viaggio avventuroso affronta una minaccia che potrebbe far estinguere l’uomo. Il successo è strabiliante, e Avoledo si è fatto coinvolgere per raccontare, con Le radici del cielo (Multiplayer 2011) e ora La crociata dei bambini (Multiplayer), quel che succede in un’Italia devastata e invasa perfino da Mostri a cavallo tra demoni e alieni. E in cui la domanda sulla fede religiosa è fondamentale.