The Young Pope salverà il cinema esaurito di Sorrentino

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Sabato scorso sono andate in onda le ultime due puntate di the Young Pope, la serie in dieci puntate di Paolo Sorrentino prodotta da Canal+, Sky Atlantic e HBO.

Presentata al Festival di Venezia, impreziosita dal cast hollywoodiano e dal regista premio Oscar, la serie è stata promossa fin dall’inizio più come evento cinematografico che come prodotto televisivo, inserendosi nel recente filone di serie d’autore/superfilm sul quale si sono cimentati mostri sacri come Steven Soderbergh (bene con the Knick) e Woody Allen (malissimo con Crisis in Six Scenes).

La trama in breve, per chi nelle ultime settimane avesse vissuto su Marte: il Cardinale Lenny Belardo (Jude Law) viene eletto a sorpresa papa a 47 anni, grazie ad una trama ordita in conclave dal potentissimo e spregiudicato segretario di stato Angelo Voiello (Silvio Orlando), che si illude di poterlo controllare. Belardo però sceglie il sinistro nome Pio XIII, si circonda di collaboratori fidati – tra cui suor Mary (Diane Keaton), la suora che lo ha cresciuto in orfanotrofio – e avvia una riforma autocratica e conservatrice della Chiesa.

UT, la nuova e disturbante miniserie di casa Bonelli

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Il 25 marzo esce Ut, la nuova miniserie Bonelli disegnata da Corrado Roi con i testi di Paola Barbato. Il fumetto sarà distribuito contemporaneamente sia nelle edicole che nelle fumetterie, dove sarà disponibile anche un’edizione speciale con 16 pagine extra e una copertina d’autore. Di seguito pubblichiamo un pezzo di Luca Valtorta uscito in forma ridotta su Repubblica.

di Luca Valtorta

“La latitudine e la longitudine erano sempre le stesse. L’anemometro misurava 90, il termometro -2 e l’igrometro 0. Praticamente una pessima giornata, fredda ventosa, quasi senza qualità. E l’uomo? L’uomo di qualità non ne aveva proprio. L’uomo non esisteva più”. Inizia con una citazione esplicita de L’uomo senza qualità di Musil, Ut, una nuova miniserie della casa editrice Bonelli che si preannuncia rivoluzionaria.

Il nuovo fumetto indipendente USA, parte quinta: Jesse Moynihan – Forming

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Pubblichiamo la quinta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti.

di Valerio Mattioli

Di Jesse Moynihan mi ero già innamorato ai tempi di The Backwards Folding Mirror, una miniserie all’inizio autoprodotta e poi conclusasi nell’apoteosi di Follow Me, pubblicato nel 2009 da Bodega: l’autore dichiarava influenze prese a prestito da Lautréamont, Amos Tutuola e Alejandro Jodorowsky, ma in realtà non eravamo molto distanti dal clima tipico di un C.F. più intimista e meno velenoso.

Subito dopo però Moynihan comincia a pubblicare sul proprio sito internet le prime tavole di Forming, e lo scarto con le atmosfere dilatate, sognanti, perché no poetiche del precedente lavoro è spiazzante, soprattutto ora che i primi episodi sono stati collezionati in un unico volume per l’inglese Nobrow, e che quindi è possibile coglierne la poco meno che delirante grandiosità di scala. Non è ben chiaro per quanto ancora la serie andrà avanti. Di sicuro, quello che sappiamo è che è già una faccenda grossa.