“Lincoln nel bardo”: sull’ultimo libro di George Saunders

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C’è un film del 2003 che si apre con un gemito, a cui segue un’allucinazione. Si chiama Padre e figlio (Отец и сын), il regista è Aleksandr Sokurov e la prima scena, appena dopo il buio, è costituita da inquadrature deformate di quello che, per la vicinanza e l’unità dei corpi nudi, sembra un rapporto sessuale tra due uomini. Per alcuni secondi, questa impressione è una certezza: la camera indugia sulle espressioni contratte del ragazzo, sulla presa dell’uomo più grande che sembra dominarlo. Poi, alla comparsa del dettaglio giusto, risulta chiaro che la scena, e il film intero, raccontano tutt’altro: un padre stringe suo figlio, combatte la convulsione che segue un terribile incubo, poi lo rassicura dolcemente.

La Grande Bellezza: un piccolo Gatsby

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Se avete voglia di spendere 10 euro e 50 per assistere a un videogioco di due ore e mezza che avete visto cento volte gratis quando, vagando in rete, avete cliccato per sbaglio sul banner di Prada o di Sotheby’s Realty (immobili di pregio), potete seguire il mio esempio e andarvi a vedere la versione in 3D del Grande Gatsby firmata da Baz Luhrmann.

Se invece una simile esperienza di ascesi per principianti (a un quarto d’ora dall’inizio del film starete già pensando a tutto ciò che non accade sullo schermo) volete viverla per soli sei euro il mercoledì sera, potete fare sempre come me e dedicare la vostra delusione settimanale alla Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.

Hitler, Lenin, Hirohito – Aleksandr Sokurov e i corpi del potere

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Ci voleva un conservatore venuto dell’est, un fiero erede di Turner e di Tarkovskij per restituire ai corpi l’importanza fondativa che il secolo della virtualizzazione sembra voler negare. Se qualcosa nel bene e nel male ci trascende di continuo, la materia di cui siamo fatti (specie nelle sue disfunzionalità) ne è la spia più attendibile. È questo uno degli “inattuali” insegnamenti con il quale il regista russo Aleksandr Sokurov, trionfatore con Faust all’ultimo Festival di Venezia, ha deciso di sfidare la contemporaneità. Tic, lapsus, rituali ossessivi: cosa meglio di una macchina da presa può indagarli? E che significa quando smarriscono il dominio della fisicità alcuni tra i sedicenti padroni del mondo quali furono Hitler, o Lenin, o Hirohito?

Al padre del nazismo, del comunismo russo e all’imperatore giapponese Sokurov ha dedicato tre film a cui il Faust (vera eminenza grigia della modernità) mette il sigillo. Sull’argomento è da poco uscito uno studio intitolato I corpi del potere. Il cinema di Aleksandr Sokurov (curato da Mario Pezzella e Antonio Tricomi, Jaca Book, pp. 218, 20 euro) nel quale si illustra molto bene come a questi leader corrispondano altrettanti corpi impazziti.