Alessandro Baronciani, ostinatamente “fuori tema”

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Era il 2010 e un trentatrenne autore pesarese pubblicava la sua terza opera a fumetti con Black Velvet, la casa editrice che fin da subito aveva puntato su di lui. Non che avesse bisogno di ulteriori conferme, dato che già l’esordio Una storia a fumetti (raccolta di storie autoprodotte negli anni precedenti, che lui stesso stampava e spediva per posta ai lettori – i quali grazie al passaparola si abbonavano sempre più numerosi) e il successivo Quanto tutto diventò blu avevano già consolidato successo di pubblico e critica, definendone uno stile ben riconoscibile e peculiare. 

Ma è con Le ragazze nello studio di Munari che per Baronciani avviene il vero salto di qualità, quello che ne caratterizza l’avvenuta maturità artistica.

Autoproduzione dammi la cura

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Fumetti dal futuro è un documentario sull’autoproduzione che già da un po’ di mesi sta girando per vari festival del fumetto, riuscendo a destare interesse e dibattito. In occasione di Lucca Comics è stato proiettato ben due volte: una all’interno della kermesse ufficiale, l’altra al Borda!Fest ovvero “l’altro festival del fumetto di Lucca”, indipendente e autorganizzato. Soprattutto in quest’ultima occasione la discussione si è fatta ancor più accesa e partecipata, un po’ perché al Borda l’autoproduzione è di casa e quindi un tema molto sentito, ma anche per la presenza fisica alla proiezione di molti “addetti ai lavori”: fumettisti, editori indipendenti, giornalisti, organizzatori di festival, etc.

Tra loro non potevano certo mancare i quattro autori protagonisti del documentario: Ratigher, Alessandro Baronciani, Dr. Pira e Maicol&Mirco. Chi però più di tutti si è preso la scena è stato Valerio Bindi: uno dei fondatori del Crack! (il festival di autoproduzione più importante d’Italia, che si svolge ogni anno a Roma dentro il Forte Prenestino). Tutto ruota intorno alla dicotomia autoproduzione/case editrici, la quale trova il suo picco più alto proprio alla fine della pellicola, quando Maicol&Mirco conclude con queste parole: “L’autoproduzione sopperisce ai difetti delle case editrici”.

“Horses”, il nuovo fumetto di Nicolò Pellizzon ispirato a Patti Smith

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Si avvicina Lucca Comics And Games (28 ottobre – 1 novembre) e come ogni anno di questi tempi valanghe di graphic novel si apprestano a invadere prima gli stand del festival e subito dopo o in contemporanea le librerie nazionali. Perché sì, cosplayer a parte, la fiera toscana continua a rappresentare l’evento più importante per tutta l’editoria che ruota intorno ai fumetti, dalle autoproduzioni ai grandi gruppi editoriali.

Tra tutto questo fiorire di opere spicca senz’altro il nuovo libro di Nicolò Pellizzon, Horses, omaggio a Patti Smith sin dal titolo. Sulla copertina, coloratissima, non sarà difficile accorgersi che le due figure disegnate in primo piano – i due protagonisti del libro –alludono “doppiamente” allo scatto con il quale Robert Mapplethorpe immortalò la cantante newyorkese donando a quel disco una potenza immaginifica unica, dettando le linee estetiche dell’immaginario punk che sarebbe sorto subito dopo nella New York di metà anni Settanta. Addirittura il personaggio di sinistra, Johnny, è quello che più ricorda Patti, mentre Patricia, a sinistra, somiglia tantissimo proprio a Mapplethorpe.

Lunga vita alle graphic novel!

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Strano momento per la graphic novel italiana che in questa notte abbastanza buia dell’editoria, brilla di luce propria con gioia di chi il fumetto da sempre lo frequenta e a beneficio di che ne è stato appena iniziato. E se il 2013 si è chiuso con i libri di Zerocalcare in classifica e la notizia della candidatura allo Strega del bellissimo ultimo graphic novel di Gipi unastoria, ad aprire il 2014 è il fumettista e musicista Davide Toffolo con il fulgido e autobiografico Graphic Novel Is Dead (Rizzoli Lizard, pagg. 144, 16 euro).

Davide Toffolo appartiene a una generazione di gente che con il fumetto c’è cresciuta. Nato a Pordenone nel 1965, ha avuto la fortuna di attraversare quelli che per alcuni sono stati gli anni migliori del fumetto italiano (la fine dei settanta, i primi degli ottanta), quell’età dell’oro in cui esistevano riviste bellissime (CannibaleFrigidaire) scritte e disegnate da artisti come Filippo Scòzzari, Stefano Tamburini, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, Vincenzo Sparagna, Andrea Pazienza. Sempre in quegli anni Pazienza insegnava insieme a Magnus e Lorenzo Mattotti in una scuola di fumetto che si chiamava Zio Feninger, fondata a Bologna da Daniele Brolli e Igort. Lì studiava Toffolo, che oggi di mestiere fa il cantante e il fumettista.