Corpo, parola e spazio: conversazione con Rezzamastrella

Sono quasi trent’anni che Flavia Mastrella e Antonio Rezza  portano in scena il delirio, l’ossessione, la patologia, la paranoia: in un parola l’assurdo.

La prima lo fa  creando quelli che ama definire habitat, dei “quadri di scena ispirati” sia ai grilli medievali che ai tagli di Fontana;  il secondo abitandone gli spazi angusti e surreali con le deformazioni proteiformi del proprio corpo e i  grotteschi virtuosismi della sua voce.

Un Teatro dell’Assurdo irresistibilmente comico, che oltre che a Beckett e a Ionesco riporta alla Crudeltà di Antonin Artaud, facendo pensare alla sentenza di Kant: “in tutto ciò che deve suscitare un vivace scoppio di risa deve esserci qualcosa di assurdo (in cui dunque l’intelletto in sé non possa trovarvi alcun compiacimento)”.

Flavia Mastrella non è una mera scenografa, ma una regista e una pluripremiata scultrice, le cui opere sono state esposte e apprezzate in diverse gallerie europee.

Antonio Rezza è anche uno scrittore acutissimo, col dono del costante paradosso: la sua prosa reca in dote l’amore per il gioco di parole illuminante nell’apparente non-sense , affine per alcuni versi a quello di Bergonzoni, ma rivelantesi filosoficamente vicino a un esistenzialismo più dolente rispetto al surrealismo liberatorio del comico bolognese.

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