La luce di Kubrick nel buio del futuro

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Si intitola «Un altro ’68. 2001: Odissea nello spazio», l’iniziativa di cittadinanza culturale che si tiene questa sera 6 marzo a Bari (multisala Showille, ore 20). Una serata Kubrick, a 15 anni esatti dalla morte del regista, che sarà aperta dalla performance musicale «Full Music Jacket ’68» del sassofonista Roberto Ottaviano, una breve composizione di brani celebri e composizioni originali. Seguirà un dialogo su Kubrick e le culture del ’68tra lo scrittore Gianrico Carofiglio e il critico cinematografico Oscar Iarussi. Quindi la proiezione del capolavoro del regista americano Stanley Kubrick, «2001: Odissea nello spazio» (Gran Bretagna/USA, 1968, 140 minuti). L’iniziativa è curata da Michele Bisceglie, Oscar Iarussi, Alessandro Laterza, in collaborazione con Veluvre – Visioni Culturali e Libreria Laterza.

Questo articolo è uscito sulla Gazzetta del Mezzogiorno. (Fonte immagine)

«È un contenuto che non ho mai pensato di formulare in parole». Suonava beffarda la risposta riservata da Stanley Kubrick (SK) a chi gli chiedeva di spiegare una scena o un film come 2001: Odissea nello spazio. Argomentò in un’intervista del 1968 a Eric Nordem di «Playboy»: «Che giudizio daremmo oggi della Gioconda se Leonardo avesse scritto in calce alla tela “Questa signora sorride perché ha mal di denti”, oppure “perché sta nascondendo un segreto al suo amante”?». L’interlocutore veniva così riportato all’essenza del cinema irriducibile al logos, ovvero alla sua trama di sogni e incubi (Shining, 1980). Secondo il critico francese Michel Ciment – fra i massimi esperti dell’Autore del quale curò la retrospettiva veneziana nel 1997 – Kubrick, Boorman e Malick sono i rari registi contemporanei «che hanno voluto, senza rinunziare agli arricchimenti del parlato, ricongiungersi alle origini della loro arte» (Les conquérants d’un nouveau monde, Gallimard 1981).

8 ½ cinquant’anni fa

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Questo pezzo è uscito su La Gazzetta del Mezzogiorno. La versione restaurata del capolavoro di Fellini in “prima” nazionale a Bari, giovedì 19 dicembre 2013, ore 20.30 Multisala Showville. Un’iniziativa di Oscar Iarussi, Alessandro Laterza e Multisala Showville, in collaborazione con i restauratori del film (Medusa Film, Rti Gruppo Mediaset, DeLuxe Digital Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale) e con Veluvre – Visioni Culturali, Libreria Laterza, Club delle Imprese per la Cultura Confindustria Bari-Bat. La serata, prima del film, prevede una breve performance musicale del pianista Emanuele Arciuli, che proporrà una “Fantasia” di Nino Rota e un collage di celebri motivi rotiani raccolti da Michele Marvulli. Venerdì 20 a Roma, a Cinecittà, sarà intitolato a Fellini il “suo” Teatro 5. Interverranno Claudia Cardinale, il ministro Massimo Bray e il sindaco Ignazio Marino.

di Oscar Iarussi

Avrebbe dovuto essere La bella confusione il titolo di 8 ½ di Federico Fellini che mezzo secolo fa rivoluzionò la struttura del racconto e tra l’altro ottenne due premi Oscar, assegnati al miglior film straniero (la terza statuetta hollywoodiana delle cinque che avrebbe vinto Fellini) e ai costumi di Piero Gherardi. Il titolo suggerito dal co-sceneggiatore Ennio Flaiano nel 1963 fu scartato da Fellini che lo ritenne didascalico. Eppure Federico il Grande si divertiva a raccontare di quando un tassista – che aveva visto 8 ½ in occasione della tesi di laurea della figlia – gli disse: “A dotto’, mi scusi se glielo dico, ma non ci ho capito un cazzo!”. Il regista postillava: “È la migliore recensione che abbiano mai fatto per questo film” (sempre che la storiella sia vera).

In 8 ½ Guido Anselmi (Marcello Mastroianni) è un famoso regista alla ricerca di riposo in una stazione termale. Realtà e fantasia si mescolano nella sua mente, e il luogo che dovrebbe garantirgli un po’ di relax si trasforma invece in una inquietante ribalta di personaggi, memorie e chimere. L’arrivo dell’amante Carla (Sandra Milo), poi della moglie Luisa (Anouk Aimée) e dell’attrice Claudia (Cardinale), nonché i colloqui con il suo produttore e con altri ospiti delle terme, aumentano la confusione di Guido e ne fanno venire a galla i ricordi: il collegio dell’infanzia e i genitori scomparsi da tempo. Quando il regista appare sul punto di rinunciare al film cui intanto sta lavorando, sul set occupato dalla scenografia di una rampa di lancio per un’astronave, un momento magico dà vita a una sorta di “social catena” leopardiana. È il celebre girotondo dei personaggi del film, scandito dalla musica circense di Nino Rota.