Lo scaffale ideale

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: lo “scaffale ideale” di Jennifer Egan.)

Cosa pensate di trovare nello scaffale dei libri più amati da Patti Smith? E in quello di James Franco? Di Jennifer Egan? Miranda July? Jonathan Lethem? David Sedaris? Sfogliate My Ideal Bookshelf (Little, Brown and Company, $ 24,99) e ogni risposta vi verrà data. Raccolti online nel sito idealbookshelf.com e poi pubblicati in un meraviglioso volume cartonato di 226 pagine, ecco gli “scaffali ideali” di più di un centinaio di varie celebrità. Sono prevalentemente scrittori (in buona compagnia dei sopra citati ci sono Rick Moody, Michael Chabon, Vendela Vida, Junot Díaz, Stephenie Meyer, George Saunders, Daniel Alarcón e Chuck Klosterman), ma anche musicisti (Kim Gordon, Thurston Moore, Rosanne Cash e Stephen Merritt), registi (Judd Apatow, Mira Nair), illustratori (Maira Kalman, Christoph Niemann), giornalisti (il critico musicale Alex Ross e il direttore della Paris Review Lorin Stein), skater (Tony Hawk), ballerini (Adrian Danchig-Waring e Pontus Lidberg), cuochi (Hugh Acheson, Dan Barber, Gabrielle Hamilton) e curatori di musei (Paola Antonelli di design per il MoMA). Queste alcune delle celebrità contenute nel volume, ognuna disegnata in forma di scaffale con sopra i rispettivi libri preferiti.

Listen to This!

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L’ascoltatore perfetto è un animale fantastico che a un certo punto, nel sonno silenzioso in cui accordi e note diventano necessità, vede spuntare dal fianco una proboscide simile a una cornucopia, o alle tasche di Eta Beta, colma di suoni trasformati in immagini, immagini piene di senso, senso e conoscenza venuti al mondo sotto forma di amore musicale.

I Radiohead sono il gruppo più importante del mondo perché

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È il 7 ottobre 2007. Sono le 11 di sera. È First Avenue. Sono le strade alte di Manhattan, dalla 90^ alla 60^. Una passeggiata. Un certo numero di sliver, i grattacieli smilzi, con una base non più larga di 40 metri. L’intermittenza delle luci negli appartamenti. Domenica sera. New York Times della domenica, l’ultimo dinosauro della carta stampata da cui s’impara davvero qualcosa.