Fiché? photographie et identification du Seconde Empire aux années soixante

paris

In questo articolo, uscito per «Alias», Carlo Mazza Galanti ci presenta la mostra fotografica «Fiché», visibile agli Archives Nationales di Parigi fino al 23 gennaio 2012. Di questa mostra aveva già scritto Giorgio Vasta qualche tempo fa (leggi l’articolo).

di Carlo Mazza Galanti

Lo zelo del poliziotto parigino Alphonse Bertillon inaugurò, nel 1879, un nuovo importante capitolo nella storia dell’immagine meccanica: la nascita della foto segnaletica. Ci furono dei precedenti. La famosa “carte de visite” di Eugène Disderi (sorta di foto-biglietto da visita che ebbe notevole successo commerciale a metà del XIX secolo), e in generale la variegata ritrattistica che negli stessi anni prese piede a Parigi

Il viaggio dell’orsa

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Questa recensione di Carlo Mazza Galanti al nuovo libro di Vincenzo Pardini (Il viaggio dell’orsa – Fandango) è uscita su Alias.

Per cominciare, ci si potrebbe concentrare sulla qualità dello stile: le scelte lessicali, i preziosi toscanismi, la carica evocativa di parole semi-dimenticate e recuperate da Pardini con la precisione del collezionista; potremmo stupire della scelta dei nomi di persona, pesanti concentrati di destino prelevati da una onomastica antiquaria, ma ancora viva in certi lembi di provincia italiana

La poesia negli oggetti

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Pubblichiamo di seguito una recensione apparsa su Alias della raccolta che riunisce tutti i racconti pubblicati da Hanif Kureishi negli ultimi quindici anni. La traduzione del volume è a cura di Ivan Cotroneo e Andrea Silverstri.

Non stupisce più di tanto leggere nella postfazione/testimonianza che chiude Tutti i racconti di Hanif Kureishi, firmata da Ivan Cotroneo (traduttore di buona parte dei testi dello scrittore inglese), questa timida confessione: “i suoi racconti, i suoi romanzi, mi hanno coinvolto troppo, e in alcuni casi (Intimacy, Il mio orecchio sul suo cuore) hanno cambiato la mia vita in un senso troppo personale per parlarne qui.”

Le alpi nel mare

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Non pare certo forzata (se non forse come risposta alla recente voga editoriale di pubblicare mini-libri formato cassa che costano poca fatica e ottengono buoni risultati – tra cui quello di trasformare un testo letterario in qualcosa a metà strada tra un magnete da frigorifero e una guida per le vostre prossime vacanze, ad esempio: ma pazienza) la scelta di Adelphi di estrapolare dall’ultimo libro postumo di W.G. Sebald solo i testi relativi alla Corsica e di raccoglierli sotto il titolo di uno di questi:

In una stanza sconosciuta

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Questo articolo è uscito per Alias.

Quello del recensire libri sarebbe un mestiere piuttosto ingrato, abbastanza monotono e relativamente (diciamolo pure) compromesso: troppo spesso disturbato da moleste interferenze: amicizie, convenienze, esigenze redazionali. Sarebbe tale e tale resterebbe se nella quotidiana peregrinazione attraverso il prevedibile paesaggio delle “novità” non capitasse saltuariamente, raramente, d’imbattersi in qualche bene prezioso, in libri che valgono da soli la fatica di leggerne molti altri.

Open. La storia di Andre Agassi

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Questo articolo è uscito per Alias – Il Manifesto.

di Stefano Gallerani

Dopo aver regolato in semifinale un affranto Guillermo Vilas, nel giugno del ’74 un diciassettenne svedese riposa solo due ore prima di spuntare una ad una tutte le armi del rumeno Ilie Nastase, per una volta più irritato che irritante. Sui mattoni sbriciolati del Foro Italico, Björn Borg incanta gli specialisti con un gioco solido e originale:

Vite che non sono la mia

tsunami

Questo articolo è uscito per Alias

Si apriva con una dichiarazione di resa quel libro deludente che Emmanuel Carrère diede alle stampe nel 2007. Si intitolava Un roman russe e sottoponeva il lettore ad una carrellata di cliché auto-bio-voyeuristici piuttosto indigesta. Scritto bene, come sempre, ma farcito con tutti gli ingredienti di una strabordante corrente letteraria francese che negli ultimi trent’anni ha riempito gli scaffali delle librerie di escandescenze sentimentali, spumeggianti performance erotiche, interi sgabuzzini di paccottiglia intimistica, minutaglia psico(pato)logica, trascurabili avventure dell’inconscio.

Un maestro del depistaggio

Labirinto

Questo pezzo è uscito per Alias

«Per prima cosa l’occhio si poserebbe sulla moquette grigia di un lungo corridoio, alto e stretto. Le pareti sarebbero armadi di legno chiaro, dalle luccicanti guarnizioni di ottone. Tre stampe, raffiguranti l’una Thunderbird vincitore a Epsom, l’altra una battello a pale, il Ville-de-Montereau, la terza una locomotiva di Stephenson, guiderebbero verso un tendaggio di pelle, sorretto da grossi anelli di legno nero venato, che un gesto semplice basterebbe a far scorrere.

A cosa servono gli amori infelici

requiem

Confesso un’assenza ingiustificata. Nonostante da tempo mi giungessero segnalazioni intorno all’opera di Gilberto Severini, e da parte di lettori accorti e intelligenti, mancava completamente dalla mia libreria quest’autore la cui reputazione di schivo, raffinato, vagamente anacronistico, assegna alla nicchia degli scrittori per pochi: con il corredo di prestigio dovuto alla misura elitaria del suo pubblico ed il sospetto, anche, di una scrittura ardua, ostile, lontana. L’occasione è giunta infine, meglio tardi che mai, con il suo ultimo romanzo

eBook: l’insostenibile leggerezza della lettura digitale

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È passato un anno dal lancio sul mercato americano dell’Ipad: un anno di pubblicistica sovreccitata, attese circospette, grandi speranze. Un anno in cui i problemi concreti sono spesso finiti in secondo piano di fronte al registro propagandistico (e comprensibilmente, visto lo stato dell’industria editoriale e il miraggio di una risurrezione digitale) delle discussioni relative. Davanti al recente scatenarsi di tante passioni e interessi, un libro come La quarta rivoluzione, sei lezioni sul futuro del libro (Laterza) di Gino Roncaglia, per lucidità teorica e completezza documentaria pare quasi un esercizio di stoicismo intellettuale.