Ragazze che disegnano sui muri

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: Alice Pasquini)

Le protagoniste di questo articolo sono quattordici street artist italiane bravissime. A definirle e accomunarle è in parte la strada, frequentata per disegnare sui muri e trasformarli in opere d’arte, luogo condiviso e non privato, disegnabile e mai del tutto possedibile. Alcune hanno nomi veri, altre adattati, altre ancora totalmente inventati. Sono Microbo, Alicé (Alice Pasquini), MP5, Nais, Gio Pistone, Pax Paloscia, Nemo, Miss EU (Eugenia Garavaglia), Allegra Corbo, le TO / LET (Elisa Placucci e Sonia Piedad Marinangeli), Pea Brain (Monica Cuoghi), Martina Merlini, Signora K. Oltre a disegnare sui muri (arte con cui oggi si riesce mediamente a vivere) di mestiere fanno le illustratrici, fumettiste, scenografe, grafiche, installano, incidono, fabbricano, sperimentano, mettono avanti a tutto il disegno, arte praticata con qualunque mezzo necessario e su qualunque spazio utile e ispirante, prescindendo dalle dimensioni.

Narrare l’assenza per Judith Hermann

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Alice mettendo in ordine i vestiti del suo compagno, morto da poco “trovò una cosa a cui non era preparata – aveva cercato di essere preparata a tutto – qualcosa di piccolo, un po’ come se Raymond l’avesse lasciato lì per lei: una bustina di carta stropicciata, di un fornaio, con dentro i resti di un pasticcino alle mandorle a forma di cavallo”. Con una citazione quasi smaccata, Judith Hermann scrive una bellissima pagina su questa madeleine a metà, un pezzo per i vivi e un pezzo chi non c’è più. Per farci soffermare sulle uniche cose preziose di cui possiamo parlare: la gioventù con i suoi amori e la vita dopo la morte. Cos’altro? La prima, il tempo perduto con cui facciamo i conti ogni giorno che segue, rimpiangendola, o provando a riparare ai danni che facemmo o subimmo allora. La seconda è ciò che tutto ciò che possiamo sperare di conservare delle persone che abbiamo conosciuto e amato, di chi pensavamo di proteggere, di noi stessi.