Tu non conosci il sud: la rassegna

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Torna a Matera, il 28 e il 29 novembre 2015, il progetto culturale itinerante Tu non conosci il Sud, prodotto dall’associazione Veluvre – Visioni Culturali. Il tragitto di Tu non conosci il Sud è partito da Bari un anno fa con una serie di incontri e spettacoli (Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Roberto Cotroneo, Gianluca Arcopinto, Erica Mou) e con la mostra del fotografo Ferdinando Scianna “Il Sud e le donne”. Pubblichiamo di seguito il testo introduttivo alla manifestazione scritto da Oscar Iarussi, direttore artistico della rassegna.

Senza esilio non c’è patria. È la lontananza a definire l’appartenenza, come sa il lettore di Foscolo e di Mazzini, ma anche di Brodskij e di Sepúlveda. Il sogno dell’Unione europea sboccia nel confino a Ventotene degli antifascisti Rossi e Spinelli. E l’idea stessa di un possibile riscatto meridionale si focalizza nel domicilio coatto di Levi in Lucania.

Mattarella, Napolitano, Tsipras, la sinistra, l’europa (e l’italia): intervista a Luciana Castellina

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«Caro Lucio, carissimo compagno di tante lotte e di tante sconfitte: nessuna sconfitta è definitiva, finché gli echi delle nostre passioni riescono a rinascere in forme nuove». Nella tensione emotiva dell’omaggio di Pietro Ingrao a Lucio Magri si ritrova tutto il travaglio di una stagione repubblicana dall’eredità ancora irrisolta. Con il saggio Da Moro a Berlinguer – Il Pdup dal 1978 al 1984 (Ediesse, 402 pagine, 20 euro) Valerio Calzolaio e Carlo Latini colmano un vuoto pubblicistico sulla storia del partito nato dall’unificazione del Pdup di Vittorio Foa e del gruppo de Il Manifesto, che fin dalla radiazione dal Pci nel 1969 si pose il problema di aggregare la nuova sinistra del ’68. Il testo sull’esperienza del Pdup per il comunismo, composto da un’élite politico-culturale ma anche radicato sul territorio, offre almeno quattro linee guida d’interesse contemporaneo. Il rapporto fra partiti, o quel che ne resta, e movimenti, ripercorrendo lo sforzo di tradurre in soggettività politica i movimenti del ’68-’69. Poi annotiamo la questione dirimente della scelta europea della sinistra italiana; l’ecologia e lo sviluppo industriale; infine la fermezza contro la politica del terrore fine a sé stesso del partito armato senza smarrire la lucidità dell’analisi. Luciana Castellina, che nelle file del Pdup è stata eletta parlamentare nazionale ed europea, scrive nella prefazione: « (…) È la testimonianza di un tempo in cui la politica è stata bellissima: vissuta dentro la società, colma di dedizione appassionata, di grande affascinante interesse perché impegnata a capire come rendere migliore la vita di tutti gli umani. Anche se non abbiamo vinto. Ma se vogliamo provarci ancora, questa archeologia è importante». Nella Grecia di Tsipras la giornalista Castellina sembra aver riascoltato echi di passioni mai sopite.