Il diritto di avere diritti

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Stefano Rodotà ha vinto la quinta edizione del Premio De Sanctis per la Saggistica con Il diritto di avere diritti (Laterza). Sarà premiato oggi a Roma alle 18 a Villa Doria Pamphili. Pubblichiamo un brano tratto dal prologo del libro ringraziando l’autore e la casa editrice.

di Stefano Rodotà

Diritti senza terra vagano nel mondo globale alla ricerca di un costituzionalismo anch’esso globale che offra loro ancoraggio e garanzia. Orfani di un territorio che dava loro radici e affidava alla sovranità nazionale la loro concreta tutela, sembrano ora dissolversi in un mondo senza confini dove sono all’opera poteri che appaiono non controllabili. Un tempo, al sovrano prepotente l’umile mugnaio di Sans-Souci poteva semplicemente ricordare i giudici che sedevano a Berlino. Ma, oggi, chi è il sovrano e dove sono i giudici? Dovremo altrimenti rassegnarci al fatto che, «non avendo alcun appello sulla terra che renda loro giustizia», troppi siano ormai destinati a essere «abbandonati all’unico rimedio che rimane in tali casi, cioè l’appello al cielo»?

Inchiesta su “patrimonio” e “sussidiarietà”. Retoriche, politiche, usi pubblicitari

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Riprendiamo un articolo di Michele Dantini uscito su ROARS. (Immagine: Alessandro Magnasco, L’arresto dei briganti.)

di Michele Dantini

Il dibattito sulla trasformazione di Brera in Fondazione di diritto privato oppone storici dell’arte a storici dell’arte, responsabili della tutela a “decisori” e economisti. Con l’attribuzione alla Fondazione della duplice competenza su beni immobili e collezioni il governo è apparso consolidare la fuorviante distinzione tra “tutela” e “gestione” e svilire le funzioni pubbliche di custodia, pure previste dalla Costituzione. Esistono garanzie che gli obiettivi scientifici e didattici risultino vincolanti anche in futuro? Inoltre: è ammissibile che il problema della riqualificazione delle competenze pubbliche sia ancora una volta tralasciato? Un convegno organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli ha da poco richiamato l’attenzione sull’emergenza in cui versano le professioni della tutela. Scavi archeologici e campagne di catalogazione sono affidate a giovani precari mentre crescono collaborazioni esterne con società prive di personale qualificato.

Martha Nussbaum. Tutti i capricci della filosofia

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Pubblichiamo un’intervista di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», alla filosofa Martha Nussbaum

Una ventina di anni fa, mentre sognavo di realizzare una carriera accademica e passavo il giorno intero su brevi frasi di Platone, mi arrivò tra le mani un libro di cui si parlava fin dalla sua uscita americana. S’intitolava La fragilità del bene. Erano ottocento pagine in cui l’autrice newyorkese, Martha Nussbaum, rileggeva Platone, Aristotele, i tragici e i grandi temi etici del mondo classico. Mi entusiasmai. Io che soffrivo nell’estenuante lavoro filologico, mi trovavo finalmente di fronte a un lavoro di ampio respiro. “Così si deve fare”, dicevo al mio migliore amico, anche lui studioso e molto migliore di me, che scuoteva la testa e ripeteva “nulla di nuovo, nulla di nuovo”, sottoponendo a critica punto per punto le tesi del libro. Io ridevo e non gli davo ascolto. Del resto, di Martha Nussbaum si sparlava parecchio, come spesso capita nel mondo accademico di fronte a chi ha successo, e questa mi pareva la migliore conferma che quel mondo fosse, prima o poi, da abbandonare.