George Orwell aveva torto – La risposta di Amazon

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Questa è la risposta di Amazon alla lettera pubblicata stamattina sul “New York Times”. Ai lettori di minima&moralia il compito (se lo volete) di discutere su una controversia che offre più di un motivo di riflessione sul destino del mondo dei libri nel futuro prossimo.

Ecco la lettera di Amazon

Cari lettori,

appena prima della seconda guerra mondiale, ci fu un’invenzione radicale che scosse le fondamenta del mondo editoriale. Si tratta del libro tascabile. Questo accadde in un periodo in cui i biglietti per il cinema costavano 10 o 20 centesimi, e i libri costavano $ 2,50. Il nuovo libro in brossura costava 25 centesimi – dieci volte più conveniente. I lettori adottarono subito il libro in brossura e milioni di copie furono vendute nel solo primo anno della sua commercializzazione.

Mondadori compra Anobii (party like it’s 2009)

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Un comunicato stampa Mondadori diffuso questa mattina annuncia: “Il Gruppo Mondadori ha acquisito da Anobii Ltd. il marchio e gli asset di Anobii, la piattaforma mondiale di social reading che vanta più di un milione di utenti nel mondo e la sua base più forte, con 300mila lettori, proprio in Italia.”

Circa un anno fa pubblicai qui La triste storia del social reading in Italia – Parte 1 (aNobi), al quale mi permetto di rimandare per un’analisi un poco dettagliata su quel sito e le sue traversie; Mario Alemi, già Head of Business Intelligence di aNobii, commentò per primo così: “Se Amazon ha ora comprato Goodreads –mi ripeto– Feltrinelli o Mondadori potevano comprare Anobii. […] Nessun editore italiano ha pensato che avere una milionata di lettori che esprimono il loro spassionato giudizio su libri vecchi e nuovi è una miniera d’oro.

Se questo è Amazon. Lavoratori ingranaggi della «megamacchina»

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Pubblichiamo un articolo di Cesare Buquicchio uscito sull’Unità.

di Cesare Buquicchio

In Amazon, com’è tradizione in America, si pensa ai lavoratori. Vengono organizzate delle tombole. In occasione della Festa della Musica, hanno pagato uno spuntino, hanno invitato dei gruppi e un piccolo circo. In Amazon sono veramente simpatici. Per Pasqua, hanno organizzato una caccia alle uova nel parcheggio. Ogni dipendente ha ricevuto una gallina di cioccolato…

Jean-Baptiste Malet ora indossa un giubbotto di pelle nera e una camicia color azzurro scuro. Qualche mese fa, invece, la sua divisa di ordinanza era un pile grigio con la scritta ricamata “Amazon” incorniciata dalla freccia che compone un sorriso. Si infervora il giovane giornalista francese di Le Monde Diplomatique raccontando i suoi tre mesi sotto mentite spoglie. Assunto durante il periodo natalizio come picker in un deposito logistico del colosso americano fondato da Jeff Bezos leader nella vendita on line di libri, articoli di elettronica e quant’altro. «Volevo fare un’inchiesta sulle condizioni di lavoro dentro Amazon. Ebbene, sono dure e stressanti come racconto nel mio libro. Ma sono perfettamente consapevole di come possano essere simili a quelle di tanti lavoratori in fabbriche tecnologicamente avanzate o in altri settori della logistica. Con mia stessa sorpresa, però, dalla mia esperienza è emerso altro. Ritengo di aver vissuto e lavorato per tre mesi in un avamposto dell’organizzazione sociale del XXI secolo».

La verità dietro il click

Lunedì scorso sulla BBC è andato in onda questo documentario sulle condizioni lavorative in Amazon. Christian Raimo Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le […]

La triste storia del social reading in Italia – Parte 1 (aNobii)

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Nel 2009-10 in Italia il sito di social reading aNobii esplode. Il termine è roboante ma non del tutto inadatto per descrivere la crescita fortissima e non facilmente prevedibile di questo “verticale” lanciato nel 2005 e sino allora di modesto successo: grazie al passaparola qualche decina di migliaia di utenti (secondo una stima prudente; affidabili fonti interne all’azienda stimavano in “ben, molto ben!, al di sopra di 70,000 al mese” i visitatori unici italiani nel 2011) si appassiona a un prodotto di nicchia e forma una vivace comunità culturale. In un paese come il nostro dove ogni giorno si levano motivatissimi lamenti sul declino della lettura era un segnale bellissimo (per me e per molti migliori di me, vedi però sotto i detrattori di queste “diavolerie digitali”).

Per il corpo di mille cyber-balene, ahr

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A dicembre è uscita la nuova edizione di Pazzi scatenati – Usi e abusi dell’editoria, stavolta per Tic, una minuscola casa editrice che pubblica un libro e mezzo l’anno e si finanzia vendendo parole magnetiche. O qualcosa del genere. Non mi trovo molto a mio agio a parlare del libro ma un paio di frasi sono nella condizione di doverle proprio mettere insieme. E sia: per me Pazzi scatenati è uno scritto sulla vanità, sull’illusione e sulle «odiose velleità» (per dirla con Marco Montanaro) che regolano tanta parte della filiera editoriale. Circostanze che hanno portato un’abbondante sezione della filiera medesima a prostrare una generazione di precari, dal canto loro correi di partecipare alla giostra – anche questi si sono illusi col sudore dei loro anni migliori di poter cambiare qualcosa. Non era vero, non era possibile, o almeno quasi mai. Ammesso che il libro un merito ce l’abbia è quello di parlare di queste cose con una certa levità.

minima&moralia mi offre l’onore di proporre qualche pagina dalla nuova edizione. Discorrendone un po’ si è pensato di prendere uno stralcio da un capitolo sui nuovi media. In particolare nel brano qui sotto si parla degli scan ripper, una delle misconosciute figure che popolano il panorama della cometa che (forse) stravolgerà il mercato del libro che conosciamo oggi.

Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori e gli autori, a cui paghiamo il 70 per cento dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre.

Jeff Bezos

Il capo di Amazon, Jeff Bezos, ci mette in guardia: «Il futuro vince sempre». E una delle partite che il futuro propone al mercato del libro è quella della pirateria e delle nuove formule di fruizione artistica. Lo abbiamo visto con la musica, abitudini come quella del peer-to-peer, la pratica di scaricare file piratati su Internet, fanno presto ad attecchire. Un passo avanti si fa quando si riconosce che in realtà chi si scarica i file altri non è se non un cliente a cui è negato un servizio. Quale? La possibilità di scaricarsi film, musica, libri – non tanto senza pagare – ma in modo libero e senza avere ogni volta l’onere di dover spendere per un prodotto che ancora non conosce. Perché ormai ci siamo abituati a questa possibilità.