L’odorino del mare

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Pubblichiamo una recensione di Giulio Milani su «Morte dei Marmi» di Fabio Genovesi (Laterza).

di Giulio Milani

L’alta toscana è marca di confine dallo spazio antropologico polarizzato. Abbiamo già trattato l’argomento nelle note al testo di Marco Rovelli “Il contro in testa. Gente di marmo e d’anarchia”. Ritroviamo aspetti non dissimili, ma qui per così dire traslocati dalla montagna al mare – con tutto quel che ne consegue in termini di mitologia e di stile – nel libro “Morte dei Marmi” di Fabio Genovesi, sempre pubblicato nella collana Contromano della Laterza (collana che si conferma, tra alti e bassi – più alti che bassi, a mio avviso – una delle migliori operazioni editoriali degli ultimi anni, specie per la valorizzazione dei nostri narratori italiani trenta/quarantenni).

Novum Mundum appellare licet

amerigo

Sul «Venerdì di Repubblica» è uscita questa recensione di Matteo Nucci all’ultimo libro di Stefan Zweig, «Amerigo», la biografia di Amerigo Vespucci, in Italia per molti anni introvabile e ora pubblicato da Elliot. 

Accadde esattamente cinquecento anni fa. Era il 22 aprile. “Una bara seguita da poca gente è portata al camposanto di una chiesa di Siviglia. Non si tratta di un funerale imponente e pomposo, non è il funerale di un ricco o di un nobile. Un funzionario qualunque del re è condotto all’ultima dimora, un certo Despuchy o Vespuche. Nella città straniera nessuno sospetta che si tratti dello stesso uomo che ha dato il nome alla quarta parte del mondo, e gli storiografi e i cronisti non dedicano una parola a questo trascurabile decesso”. Bisogna aspettare più di quattrocento anni perché qualcuno sappia restituire a quel decesso il suo ruolo, il suo posto nello svolgersi della storia e nell’intrecciarsi delle coincidenze, degli errori, delle fatalità. E certo non basta un cronista e neppure uno storiografo. Solo uno scrittore di razza, uno scrittore appassionato di biografie e con una propensione tutta sua a compiacersi di temi come destino, gloria, fallimento, dimenticanza, mediocrità. Ecco Stefan Zweig, allora, e il suo ultimo libro, in Italia per molti anni introvabile: Amerigo (Elliot).