Il paradosso Gourcuff

gourcuff-teosilvani

em>Questo pezzo è uscito su L’Ultimo Uomo.

Yoann Gourcuff ha ventisette anni, l’età migliore per affrontare il Mondiale brasiliano, e ne avrà ventinove quando la Francia ospiterà il prossimo Europeo, eppure le probabilità che partecipi a una di queste due competizioni sono prossime allo zero. Tormentato dagli infortuni, arrivato a Lione (per 22 milioni più bonus) quando il Lione ha cominciato il proprio declino dentro e fuori dai confini francesi, messo in ombra dall’esplosione recente della generazione di Alexandre Lacazette e Clément Grenier, prodotti del vivaio lionese. Grenier a ventidue anni è capitano, organizza pizza party per la squadra nei periodi difficili e ha preso il suo posto in campo, al centro del gioco del Lione; Gourcuff, costretto spesso sulla fascia, è il giocatore con lo stipendio più alto della rosa che lo scorso anno ha totalizzato appena 18 presenze (e quello prima 13 presenze, di cui solo 10 da titolare; il che significa che nelle ultime due stagioni ha realizzato appena 5 gol e 4 assist). Sull’ultimo numero di France Football è rappresentato in una vignetta sulle spalle di Jean-Michel Aulas, presidente dell’OL che, a uno sportello del Tesoro, con la faccia rossa e sudata dalla fatica, chiede una riduzione delle tasse per «persone a carico». Nella vignetta YG ha un sorriso stupido e gira la testa in direzione di una farfalla.

Il calcio è diseducativo

agoquarta

Questo pezzo è uscito su Orwell.

Si dice che i calciatori debbano stare attenti ai loro comportamenti perché rappresentano un modello per i giovani che li guardano, ma in realtà si intende che quello calcistico è un pubblico bambino perché le passioni sono questioni di pancia e non di testa. Il calcio è un argomento viscerale per cui non vale la pena articolare una narrazione complessa, al tempo stesso è bene ricorrere a modelli positivi e negativi a cui i piccoli italiani (in senso magari solo metaforico) possano far riferimento.

“Il calcio è semplicità” è lo slogan del Manuale del calcio (Fandango), inedito fino ad oggi, di Agostino Di Bartolomei. Il figlio Luca dice di averlo tirato fuori dal cassetto per rendere partecipi bambini e ragazzi “delle sue esperienze di calciatore e allo stesso tempo di uomo che ha fatto delle regole, dell’etica sportiva, un personale comandamento: un proprio piccolo stile di vita”. Non per niente all’inizio del libro c’è un decalogo. A quale ragazzo, però, può essere utile il suggerimento di “mangiare con criterio scegliendo cibi ad alto valore nutritivo”? Oppure, al punto 9: “Tratta i tuoi piedi esattamente come un pianista di professione cura le sue mani”. Ci sono ragazzi che sanno (esattamente) come si cura le sue mani un pianista? Immaginando il suo pubblico come una lavagna pulita, Di Bartolomei arriva ad estremi di ovvietà inaspettata: “Il portiere è l’unico degli 11 che può giocare anche, e direi soprattutto, con le mani”; “Al centro di ciascuna linea di porta devono essere collocate le porte”.