Viaggio eminente nel tennis. Intervista a Matteo Codignola

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Per chi ama il tennis, Vite brevi di tennisti eminenti è un libro pressoché obbligatorio. Matteo Codignola, come la sua ironica sprezzatura lascia emergere nell’intervista, è alieno da facili nostalgie o entusiasmi iperbolici.

Non troverete l’epica del tennis anni ’70 o la celebrazione retorica di “quanto era bello il tennis di una volta”. Al contrario, l’autore, che apprezza il tennis contemporaneo, atleticamente frenetico, ci racconta le storie antecedenti all’era del professionismo.

Storie straordinarie, divertentissime eppure intrecciate ai crocevia più tragici della storia del Novecento, narrate in uno stile deliziosamente aristocratico eppure equilibrato, equidistante tral’incedere barocco dello Scriba Clerici e i funambolici calembour di Gianni Brera.

Il grande Gatsby di J.R. Moehringer

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Questo pezzo è uscito su Europa.

Quando Andre Agassi lesse il primo libro di J.R. Moehringer, Il bar delle grandi speranze (Piemme), lo trovò straordinario e contattò l’autore. Da quell’incontro nacque un secondo libro, Open, scritto da Moehringer e Agassi: un caso editoriale internazionale. Il terzo libro di Moehringer si intitola Pieno giorno (Piemme, pp. 471, euro 19,50) è appena uscito in Italia e Agassi è il primo tra i ringraziati. Autobiografia di un aspirante scrittore il primo, biografia di un tennista controverso il secondo, il terzo racconta la storia di Willie Sutton: rapinatore di banche che ha attraversato il Novecento americano. Sutton è uno scassinatore leggendario, un disonesto contrario alla violenza e amante della grande letteratura. Le tre vite raccontate da Moehringer sono diversissime ma hanno in comune l’amore per donne inaccessibili. Giovanissimo, Willie Sutton si innamora di Bess: «Lei è biondo cenere (…), ma nella luce autunnale i suoi capelli hanno ogni possibile sfumatura di giallo». Nel destino di Agassi c’era l’incontro con Steffi Graf e nel Bar delle grandi speranze la crescita di Moehringer avveniva per strettoie sentimentali. Con Pieno giorno Moehringer completa dunque una segreta trilogia sull’amore.

Mica tanto Open

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Pubblichiamo un articolo di Francesco Longo, uscito su «Orwell», su «Open» di Andre Agassi (Einaudi). 

Per arrivare a casa di Andre Agassi bisogna percorrere Las Vegas Boulevard verso sud fino a quando le quattro corsie di Tropicana Avenue non la tagliano perpendicolarmente. Proseguendo verso est lungo Tropicana, prima che l’asfalto evapori in un vacillante miraggio metropolitano, si incontra la fermata del bus 201a. Il biglietto si fa a bordo: andare da Agassi costa due dollari. Ma adesso, due ragazze coi bikini bianchi stanno giocando a Beer pong. Saltellano alle estremità di un tavolo rettangolare su cui hanno schierato una decina di bicchieri di birra riempiti a metà. Lanciano a turno una pallina. Fanno centro, sbagliano, sorridono. Come tutti, sono immerso nella piscina dell’hotel e fa talmente caldo che nessuno pensa a nuotare, al massimo ci si può passare una mano bagnata tra i capelli. Le foglie delle palme si solleticano altissime, i grattacieli ondeggiano nell’afa del primo pomeriggio, una cascata artificiale si tuffa oltre i lettini. Qualcuno in aereo mi ha chiesto perché tornare a Las Vegas se c’ero già stato.

Open. La storia di Andre Agassi

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Questo articolo è uscito per Alias – Il Manifesto.

di Stefano Gallerani

Dopo aver regolato in semifinale un affranto Guillermo Vilas, nel giugno del ’74 un diciassettenne svedese riposa solo due ore prima di spuntare una ad una tutte le armi del rumeno Ilie Nastase, per una volta più irritato che irritante. Sui mattoni sbriciolati del Foro Italico, Björn Borg incanta gli specialisti con un gioco solido e originale: