Un reportage sull’omicidio di Luca Varani

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

In una città allo sbando, nessuno accetta il ruolo che i fatti gli cuciono addosso. C’è un gay che vorrebbe diventare donna, il suo amante che ribadisce la propria eterosessualità, il padre del primo che si considera un modello e quello del secondo che parla in tv definendo “modello” il proprio figlio nonostante i due ragazzi siano rei confessi dell’omicidio più raccapricciante degli ultimi anni. Omicidio di cui per strada, in casa, negli uffici tutti parliamo rifiutando l’idea che una parte di quell’orrore ricada su di noi.

Dal decimo piano del palazzone in via Igino Giordani n.2, si vede la periferia di Roma est. Non ci sono finestre.Per evitare che qualcuno si sporga rischiando di precipitare per cinquanta metri, c’è una mezzaluna di listoni di metallo aperta sull’esterno. Tra le grate passa l’ultimo vento invernale: entra impetuoso nel pianerottolo e si disperde vorticando per le scale.

Raffaele La Capria: Il mio poetico litigio con Napoli

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Il mio poetico litigio con Napoli

di Raffaele La Capria

Per uno scrittore nascere a Napoli comporta sempre un pedaggio da pagare. Io, per esempio, ho scritto più d’una dozzina di libri, di questi alcuni – come Ferito a morte o L’armonia perduta – avevano Napoli come tema centrale, ma gli altri erano saggi che parlavano d’altro, parlavano di Letteratura, parlavano del “senso comune” come difesa dal dilagare delle astrazioni, parlavano dei libri e del modo di leggere i libri, parlavano dell’Italia e delle sue anomalie che si riflettono anche nella letteratura. Tutti questi miei libri sono ora raccolti in volumi dei Meridiani – una collezione simile alla Pléiade – e visti tutti insieme fanno capire meglio il senso e il significato del mio percorso di scrittore, e fanno capire meglio che ogni singolo libro, inserito nel contesto degli altri, assume un diverso valore. E anche tutto quello che ho scritto su Napoli, dunque, collocato nell’insieme della mia opera, può essere considerato adesso in una luce diversa.

Roma. Quattro modi di morire in prosa 2: Emanuele Trevi

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Il secondo dei quattro pezzi su Roma è un articolo di Emanuele Trevi uscito su Accattone. Cronache romane. Qui la prima puntata della serie. (Immagine: una scena di Caro diario di Nanni Moretti)

Igor il Deficiente

di Emanuele Trevi

Dopo quasi quarant’anni che ci vivo e ci frugo e mi aggiro ed entro in case e ascolto chiacchiere e sfoglio guide, sono arrivato alla conclusione che il racconto più realistico su Roma non si trova né nelle poesie di Belli né nei film di Pasolini né nelle pagine di cronaca del “Messaggero”. Lo ha scritto, fregando tutti, un grande intellettuale francese, raffinato diarista e omosessuale, dotato di una conoscenza della città poco più che turistica. Uno che di Roma, insomma, era in diritto di non capire assolutamente nulla. Ma il colpo d’occhio, nei Sotterranei del Vaticano di André Gide, è quello giusto, non c’è discussione. Nella sua “farsa” (così la definiva), Gide ordisce i sottili e ramificati fili di un intrigo, ma questo intrigo, questo balletto di segreti, si svolge tutto intorno a una bugia, dunque a un nulla.