“Fatti vivo”, la nuova raccolta di Chandra Livia Candiani

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Il 18 aprile è uscito da Einaudi «Fatti vivo», tre anni dopo il grande successo de «La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore», con cui Chandra Livia Candiani esordiva nella collana Bianca portando finalmente al grande pubblico un lavoro di poesia – tra i più significativi oggi in Italia – lungo anni, lungo una vita. Prima di allora, i suoi libri e le sue poesie hanno circolato grazie al passaparola e a un culto fedele e incantato, perlopiù legato a Milano, città dove lei – russa da parte di madre – è nata nel 1952 e vive tuttora, traducendo testi buddisti e per bambini, e conducendo seminari di poesia nelle scuole elementari (esperienza raccolta nel libro «Ma dove sono le parole?», Effigie 2015).

Appunti su “La vegetariana”, il romanzo di Han Kang

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Dedichiamo la giornata di oggi al romanzo di Han Kang La vegetariana, uscito in Italia per Adelphi, libro che è valso alla sua autrice il Man Booker International Prize 2016.

Il titolo è fuorviante, ma servirà forse, se necessario, ad attirare qualche altro lettore oltre quelli coinvolti dalle notizie del clamore suscitato per l’assegnazione del Man Booker International Prize 2016, che da qualche giorno riguarda anche l’Italia, grazie all’efficace traduzione di Milena Zemira Ciccimarra per Adelphi. La vegetariana (titolo che aderisce letteralmente all’originale, in inglese), della scrittrice sudcoreana Han Kang, classe 1970, non è la storia di una vegetariana, nonostante più di un personaggio, e almeno un narratore, spieghino così la sua scelta.

Enrico Filippini. La grande cura di verità

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Questo articolo è uscito sul numero 65 di Nuova Prosa, nuova serie, a cura di Giacomo Raccis, dedicato ai «Maestri ritrovati». (Nella foto, da sinistra: Giangiacomo Feltrinelli, Uwe Johnson e Enrico Filippini. Fonte immagine)

Questo che racconto

Questo che racconto secondo la mia esperienza di lettore, attraverso quello che mi ha emozionato cioè, e innanzitutto, è il caso di un autore che non è proprio un autore e di un libro che non è proprio il suo libro.

Non è neanche, almeno tecnicamente, il caso di un autore italiano, nonostante abbia vissuto a Milano e a Roma, e nonostante nell’italiano abbia trovato, si può dire, una seconda più vera patria.

Paolo Nori ovvero l’essenza del tic

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Uno deve avere un certo controllo zen, non dico solo per recensire, ma anche per mettersi semplicemente a scrivere dopo aver letto un libro di Paolo Nori senza prendere dei tic alla Paolo Nori. Certo che quei tic, come tutte le cose nella vita, a un certo punto passano, basta darsi tempo; e se però ne passa troppo, di tempo, perso un rischio un altro se ne prende, cioè va a finire che uno – cioè il recensore – si dimentica quel che c’era nel libro con tutto quel che gli aveva pensato appresso. È complicato in tutti i modi – per cui, tanto vale non darsi tempo. Bisogna usare allora dei piccoli stratagemmi, per uscirne. Ad esempio fare un elenco delle cose che si vuole dire e dirle così come sono, senza girarci intorno, perché «girarci intorno» sarebbe già un tic alla Paolo Nori.

Raccontare il dolore: “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews

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La bella copertina, disegnata da Lorenzo Lanzi, mostra una scena impossibile, surrealistica e allo stesso tempo famigliare. Un gruppo di passeri – chi canta, chi plana, chi si poggia, chi vola – sopra la misura di un pentagramma musicale. È un’allegoria esatta di ciò che racchiude, un’immagine che copre e rivela «qualcosa di potente» – per usare le sue stesse parole – come «l’abbraccio forte e stretto di un estraneo». Qualcosa di potente come il sesto romanzo di Miriam Toews, canadese cresciuta a Steinbach in una comunità mennonita di stampo patriarcale. Si intitola I miei piccoli dispiaceri (All My Puny Sorrows), da un verso della poesia di S.T. Coleridge To a Friend, together with an Unfinished Poem; lo ha tradotto Maurizia Balmelli per Marcos y Marcos.

L’errore, l’anestesia, lo stupore. Tre domande a Paolo Nori

Siamo buoni se siamo buoni

di Andrea Cirolla Domani esce il nuovo libro di Paolo Nori. Sì, ma dove «esce»? Da dove? E verso dove? Queste domande che sembrano finte, e che forse sembrano pure l’imitazione di domande che si potrebbero trovare dentro un libro di Paolo Nori, sono invece il semplice effetto di un’esperienza. La mia esperienza è questa, […]

Amo amare. Intervista a Kim Thúy

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Ringraziando la testata, pubblichiamo la versione integrale di un’intervista che Andrea Cirolla ha fatto alla scrittrice vietnamita Kim Thúy sulle pagine del Corriere della Sera, edizione di Milano, in occasione dell’uscita in Italia del suo secondo romanzo «Nidi di rondine». In coda, una nota a margine della presentazione milanese del 24 settembre. di Andrea Cirolla […]

Scrittore, a tua madre tornerai

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Pubblichiamo la versione integrale di un articolo di Andrea Cirolla apparso su Pagina 99.

Sarà vero che sempre alla madre torna, la scrittrice, lo scrittore, come al ricordo più antico? Che non ne parli o che ne celebri il culto a ogni pagina, davvero non può fare a meno di sceglierla? Ma poi, perché parlare proprio di scrittori e di scrittrici? Perché non domandarsi della madre del broker finanziario, ad esempio, o del lavavetri sui grattacieli, o del disoccupato?

Servirà resistere al giudizio che vede banalità nel riferimento, e superare il dubbio di una corrispondenza scontata, perché se è evidente che scrivere non basta a rendere speciale il proprio rapporto con la madre, sarà pure necessario ammettere che solo uno scrittore potrà dire qualcosa della sua relazione dicendo al tempo stesso qualcosa anche della relazione degli altri; se non altro per una questione di mestiere. In altre parole: attraverso la “lente” dello scrittore ci si aspetta di vedere qualcosa di più; o al limite di vedere le stesse cose, ma più chiaramente. E allora, e al di là di tutto, e anche fuori dai libri, chi sono queste madri, qual è il loro volto?

La grande narrazione del calcio

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Di lei si sapeva che fosse una preziosa linguista, una editor e una sceneggiatrice. Ora sarà noto a tutti che Francesca Serafini è anche una grande tifosa e appassionata. Di calcio. Il suo nuovo libro – Di calcio non si parla, pubblicato da Bompiani – dichiara quella passione e un amore. Amore non soltanto per il suo attuale oggetto di scrittura – il calcio – ma anche e anzi prima ancora (chissà se pure in senso cronologico) per la scrittura in sé, per le parole e la loro intima necessità di stare in relazione, ovvero farsi sintassi, incanto e seduzione: ciò che le vere narrazioni sanno produrre.

L’impossibile equazione dell’amore

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Immagine: Robert Doisneau)

«Non lo sapevo, l’ho sempre saputo» potrebbe dire Alessio Medrano, protagonista di Almanacco del giorno prima, il nuovo romanzo di Chiara Valerio appena pubblicato da Einaudi. Il motto appartiene a Merleau-Ponty, che lo riferiva a Hyppolite, l’applicava all’inconscio freudiano, ma doveva infine addebitarlo a Platone. Platone: è nota la sua teoria secondo cui ogni conoscenza sarebbe solo un ricordo. «Non lo sapevo, l’ho sempre saputo», cioè: io non ti conosco, ti riconosco.