Qualcosa, non sai cosa, si è staccato, spaccato

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Qualcosa, non sai cosa, si è staccato, spaccato – tematizzi: non riesci; simbolizzi: non riesci; fai qualcosa: non sai cosa, non riesci – e la casa è di carta, ti pare, tutta una scoperta; e sollevi la coperta: ci sei, come ieri, come eri – come eri sempre stato, ti pare: ma poi ti appari […]

Le cose vere. Una palude

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Un prosimetro di Andrea Donaera. A pranzo – o a cena: è uguale: ciò che importa è il preparare, il cucinare, cose vere, da crude a cotte, cose messe insieme: formano un’altra cosa: ciò che importa è l’impegno, e il mangiare, il rituale – la televisione la bisogna ignorare: resta accesa, fredda, partecipazionale, tutti i giorni uguali, tutte le nostre estensioni tecnologiche devono essere subliminali, non si deve avere il coraggio di spegnerla – il coraggio: il coraggio di un taser in faccia alla sacerdotessa del rituale: il silenzio: che ci sarebbe, pieno, senza la televisione: perché a pranzo, o a cena, c’è silenzio: non per una rabbia o per un rancore, o anche, ma comunque: è la televisione che regge il rituale: che è mangiare il preparare.

La terrazza

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Pubblichiamo una suite di sette prose brevi di Andrea Donaera.
“Dal Ventiquattro all’Uno era un da fare sempre, le nostre madri più stanche, i nostri padri ricaricati di tredicesime fumavano, chi non fumava beveva, noi eravamo in qualche modo uniti, dal Ventiquattro all’Uno tutto un da farsi, tutte le sere le carte, i fagioli, le regole, le monetine, le tovaglie, le briciole, non avremmo più ricordato niente, nemmeno l’epica dell’anello perduto, l’anello di chi, non si ricorda nessuno, un anello perduto nel lavandino, era scivolato, poi recuperato, sporco di qualcosa, verdure bagnate, pelle di pesce, era un ridere inorridito, la madre stanchissima piangeva di schifo e sfortuna.”