Parigi è un desiderio: intervista a Andrea Inglese

aboutsuf

di Federico Iarlori

Autobiografia, romanzo di formazione, “guida turistica letteraria”: non è facile trovare la definizione più appropriata con cui etichettare Parigi è un desiderio (Ponte alle Grazie), l’esordio romanzesco di Andrea Inglese (poeta, “studioso di romanzi” e co-fondatore del blog letterario Nazione Indiana). Di certo – mi racconta l’autore stesso –, questo libro gli è parso l’unico modo per fare i conti con una città, Parigi, che ha rappresentato un polo di attrazione geografico e sentimentale costantemente presente nella sua vita e nel suo immaginario.

Un’ossessione, o meglio, un desiderio, quello di raccontare il suo rapporto con la capitale francese, che ha spinto l’autore a mettersi in gioco e ad affrontare per la prima volta il terreno tanto nobile (e per questo tanto temuto) della forma romanzo. Nel realizzare questa operazione difficile e ambiziosa, Inglese è riuscito a smarcarsi con naturalezza dalla trappola dei cliché parigini, regalando ai suoi lettori una radiografia dell’anima oscura della ville lumière, tanto onirica e leggendaria, quanto inevitabilmente concreta e spietata, frutto di un singolare approccio “umorale” e “idiosincratico” al materiale umano, culturale e urbano con cui si è confrontato nel corso degli anni.

Un casino immenso

mappalinus

Questo pezzo è uscito sul numero di agosto di Linus. Ringraziamo gli autori e la testata.

di Valerio Mattioli e Raffaele Alberto Ventura

Alla fine era nell’aria: al di fuori dei canali che una volta avremmo detto tradizionali, e a fianco delle testate che per decenni sono servite come riferimento per il “dibattito politico-culturale” – qualunque significato decidiate di dare alla famigerata formula – si è sviluppata negli ultimi anni una… come vogliamo chiamarla? New wave dell’opinionismo da terza pagina? Giovane scena intellettual-letteraria? Nuova generazione del giornalismo più o meno critico, più o meno militante?

Nell’occhio di chi guarda

MASK_V01

Il 16 giugno è uscito, pubblicato da Donzelli, Nell’occhio di chi guarda. Scrittori e registi di fronte all’immagine, a cura di Clotilde Bertoni,  Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti, e con postfazione di Stefano Chiodi. A ventitré fra narratori, poeti, registi teatrali e cinematografici è stato chiesto di scegliere un’immagine e di descriverla, o commentarla; variazione sul tema classico dell’ekphrasis, ma anche esperimento sul senso della relazione tra visivo e scritto in epoca contemporanea. Hanno partecipato Roberto Andò, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Mauro Covacich, Filippo D’Angelo, Elio De Capitani, Giorgio Fontana, Gabriele Frasca, Nadia Fusini, Andrea Inglese, Helena Janeckzek, Valerio Magrelli, Guido Mazzoni, Enzo Moscato, Tommaso Pincio, Vincenzo Pirrotta, Laura Pugno, ricci/forte, Alessandra Sarchi, Walter Siti, Domenico Starnone, Federico Tiezzi ed Emanuele Trevi.

Pubblichiamo il contributo di Filippo D’Angelo ringraziando l’autore, i curatori e l’editore.

Mundonarco

Non lo vedevo da dieci anni, ma ne riconobbi il profilo intento alla contemplazione di un’urna funeraria. All’epoca dei nostri studi in Normale, eravamo stati buoni amici: avevamo condiviso le stesse indifferenze e idiosincrasie. Mi avvicinai e gli posi una mano sulle spalle. Guido si voltò e ci abbracciammo.

Il suo viso era meno cambiato del mio, manteneva una patina di giovinezza, come se, per un prodigio a me ignoto, fosse riuscito ad arginare le derive del tempo. Iniziammo a conversare e scoprimmo di trovarci in una situazione di perfetta specularità: io insegnavo letteratura italiana in Francia e avevo appena avuto un figlio con una donna che abitava a Roma; Guido insegnava letteratura francese in Italia e aspettava una figlia da una ragazza che viveva a Parigi. Ci dividevamo entrambi fra i due Paesi, in un’esitante aspirazione da transfughi. Scherzammo sulla simmetria dei nostri destini e decidemmo di visitare insieme ciò che restava di Teotihuacán, la Cité des Dieux.

Bartolo Cattafi a trentacinque anni dalla sua morte

cattafi

Questo pezzo è uscito sul numero di marzo della rivista Poesia.

di Diego Bertelli

Trentacinque anni rappresentano un arco di tempo sufficientemente adeguato per fare (o rifare) un bilancio, specie nel caso di un poeta come Bartolo Cattafi. Al di là di un consenso quasi dovuto e con l’eccezione di alcuni casi rari, il riconoscimento nei suoi confronti è stato sempre sommesso, se non sospettoso, anche in tempi recenti. Andrea Inglese, in un suo intervento apparso nel 2008 su «Nazione Indiana», ha descritto in modo eloquente questo atteggiamento riferendosi nello specifico agli anni Novanta, quando la diffidenza nei confronti del poeta raggiunge uno dei suoi momenti più espliciti: «Cattafi era conosciuto da tutti, ma nessuno ne parlava. Se proprio se ne doveva parlare, se ne parlava bene, ma per subito passare ad altro». Pensando alla stolida maniera in cui il poeta è stato «ideologicamente» ridotto ai minimi termini viene in mente la parte conclusiva di una battuta salace di Leo Longanesi: «uno stupido è uno stupido, due stupidi sono due stupidi, ma diecimila stupidi sono una forza storica».

Compagno. Da “cum-panis”, colui con cui si spezza insieme il pane.

ROSTA (TO): BEPPE GRILLO A SOSTEGNO DEL CANDIDATO SINDACO DIMITRI DE VITA

E ora che come farò la rivoluzione, che tutti i posti sono occupati? (Dovunque indossano splendidi occhiali da sole: persino mia madre somiglia a Poncharello o a Buscetta, mentre io ho una stanghetta che si allenta, un nistagmo progressivo nella visione binoculare, un senso di resa che… guarda… tremo… di notte il bruxismo mi uccide […]

Blog, riviste e siti letterari: il dibattito culturale in Rete

book-sculpture-miler-lagos

Questo pezzo è uscito su Repubblica. (Immagine: Miler Lagos.)

“L’ascesa dei blog letterari danneggia la letteratura e rischia di abbassare il livello della critica”.

A parlare è sir Peter Stothard, direttore del «Times Literary Supplement» e presidente di giuria del prossimo Man Booker Prize. Riportata di recente dall’«Indipendent», la dichiarazione ha scatenato oltremanica le polemiche di rito sul dilettantismo digitale. “È bello che in giro ci siano tanti book blogger”, ha continuato Stothard, “ma essere un critico è diverso dal limitarsi a condividere dei gusti. Non tutte le opinioni hanno lo stesso valore”. Il problema è che Stothard è a propria volta un blogger, e qualche tempo fa un suo avatar incontrava Lara Croft in una special edition di Tomb Rider messa a punto dalla Core proprio in accordo col «Times».

Un laico nel paese dei credenti

Carlo Carabba interviene in risposta all’articolo di Andrea Inglese, Un ateo nel paese dei credenti, pubblicato su Nuovi Argomenti e riproposto da minimaetmoralia; lo fa sostituendo significativamente una parola del titolo e spostando di non poco le argomentazioni del dibattere. di Carlo Carabba È difficile negare il peso della Chiesa cattolica sulla vita politica italiana. […]

Un ateo nel paese di credenti

Francesco Pacifico ci ha segnalato due pezzi sull’ateismo usciti nel 2008 per Nuovi Argomenti. Il primo qui sotto è di Andrea Inglese, un ateo (appunto) nel paese dei credenti; per la risposta di Carlo Carabba dovrete attendere qualche giorno invece, perché entrambi i pezzi sono molto lunghi e densi di riferimenti e approfondimenti sul tema […]