Una generazione in versi

Life

Pubblichiamo una recensione di Nicola Villa, uscita sull’ultimo numero della rivista «Lo straniero», sul libro di Francesco Targhetta «Perciò veniamo bene nelle fotografie» (Isbn Edizioni). 

Di solito bisogna diffidare delle opere che ambiscono a interpretare il precariato e il periodo storico che stiamo vivendo. Questa diffidenza ha una duplice ragione: la prima, biecamente culturale, deriva dalla proliferazione, dagli anni novanta a oggi, di romanzi che hanno tentato di raccontare la condizione lavorativa ed esistenziale dei giovani con esiti piuttosto discutibili (si pensi ad alcuni brutti libri di Aldo Nove) e altri salvabili e più onesti (va ricordata una delle prime inchieste sui lavoratori flessibili di Andrea Bajani, Mi spezzo ma non m’impiego). Dunque la maggior parte degli scrittori che si sono proposti come cantori del precariato, in questi anni, sono sembrati più degli speculatori delle “avventure” lavorative dei giovani nell’Italia berlusconiana, un’Italia del farsi-da-soli a tutti i costi, soprattutto sui propri simili e sui prossimi, o sulle generazioni successive che spingono per scippare la miseria dei privilegi che si sono strappati coi denti.

Patate riso e cozze:
fine della primavera pugliese?

Al principio furono la D’Addario e Tarantini. Poi lo scandalo-sanità. Quindi quello legato alla squadra di calcio. Adesso tocca a Michele Emiliano, mentre il Petruzzelli viene commissariato. Sembrerebbe che la primavera pugliese rischi di fare la fine di ciò che fu quella della Campania.

Repubblica-Bari sta dedicando in questi giorni una sezione del cartaceo e del proprio sito internet al cono d’ombra dentro il quale sembra essere precipitata la regione che, fino a qualche tempo fa, era un simbolo di rinnovamento per l’intero meridione.

Qui intanto l’intervista di “Repubblica-Bari” a Nicola Lagioia

Cosa risponde all’sos Bari di Valentini?