Heroes, ma anche no

solitudine

Questo intervento è uscito su Bei Zauberei
(fonte immagine)

di Costanza Jesurum

Bisognerebbe sempre essere indulgenti quando dal mondo intellettuale arriva qualcuno che animato dalle migliori intenzioni prende delle categorie della clinica, delle questioni che riguardano la clinica, e ne fa una metafisica personale allo scopo di mettere in piedi una teoria della società. È una tentazione plausibile, forse persino un compito necessario – perché qualcuno insomma – si dovrà pur occupare di pensare a quello che succede, dovremmo pure tentare una ricerca di senso, e anche una strada per raddrizzare le cose. E quando si critica un simile tentativo – bisognerebbe sempre usare una certa gentilezza se ci si dovesse accorgere di una certa bontà di fondo nell’autore, una sua reale preoccupazione per l’umano, per il vicino, un dolore per il tragico. E tutte queste cose le scrivo perché ho finito di leggere gli Heroes di Bifo, Franco Berardi, che ho avvicinato con un consistente risentimento per vedere reiterato il vizio di un’intera classe intellettuale, e che lascio invece con una sorta di dispiacere perché quel che temevo, il parlare astrattamente della carne che soffre schiacciandola in categorie che la includono solo blandamente, è abbinato a un sostanziale buon cuore.

Nazifascismo: «Non è male…»

veneziano

Otto mesi fa oggi, un giovane invasato nazifascista, estremista cattolico, di nome Andres Behring Breivik si rese responsabile di una strage di innocenti nell’isola di Utoya, dove si stava svolgendo un meeting dei giovani laburisti. L’articolo che vi proponiamo di Alberto Sebastiani è tratto da «Nuova Rivista Letteraria. Semestrale di letteratura sociale», n. 4, novembre 2011, parte da questo episodio che tutti ricordiamo per denunciare alcuni atteggiamenti violenti e allarmanti del presente, scorie di nazifascismo spacciate per folklore.

di Alberto Sebastiani

Venerdì 22 luglio 2011, da Oslo notizie di attentati, immagini da 11 settembre, vetri in frantumi, fumo e macerie, feriti, voci di stragi su un’isola: Utoya, spari al meeting dei giovani laburisti. Si pensa al terrorismo islamico, Al Qaeda, e partono pavlovianamente discorsi sul fondamentalismo e sull’attacco all’Occidente cristiano. Durano però poche ore.